CON LA PANDEMIA MANGIARE COSTA DI PIÙ

mercoledì 12 maggio 2021 / Focus

A marzo la media dei prezzi degli alimenti ha raggiunto il valore più alto negli ultimi sei anni. Detto altrimenti, con la pandemia mangiare costa di più; i prezzi degli alimenti nel mondo hanno visto un’impennata per l’undicesimo mese consecutivo ad aprile, raggiungendo il livello più alto da maggio 2014.

L’allarme è stato lanciato dalla Fao che attraverso il Global food price index (FFPI) misura ogni mese le variazioni di prezzo di un paniere di cereali, semi oleosi, latticini, carne e zucchero.

L’Indice FAO dei prezzi dei cereali ha subito un’impennata del 7,1 % nell’ultimo mese. All’origine di questo picco vi sono una graduale contrazione dell’offerta mondiale accompagnata da ingenti acquisti effettuati dalla Cina e dall’Africa nonché una produzione e stime delle riserve inferiori alle aspettative negli Stati Uniti d’America. A ciò va aggiunta la temporanea sospensione della registrazione delle esportazioni di mais e frumento in Argentina nonché un calo delle vendite da parte della Federazione russa.

L’Indice FAO dei prezzi degli oli vegetali è salito di 5,8 punti percentuali nell’arco del mese, raggiungendo il valore più alto dal maggio 2012. Tra i fattori che hanno contribuito al rialzo si annoverano, da un lato, una produzione di olio di palma inferiore alle aspettative in Indonesia e Malaysia, causata da un’eccessiva piovosità e dalla persistente carenza della manodopera offerta dai lavoratori migranti, e dall’altro lato il prolungarsi degli scioperi in Argentina, che ha ridotto la disponibilità di esportazioni di olio di soia.

Tendenza al rialzo confermata anche per l’Indice FAO dei prezzi dello zucchero a fronte dei timori, scatenati dal vigoroso aumento della domanda di importazioni a livello mondiale, che la disponibilità di tale prodotto andasse scemando, complici il peggioramento delle previsioni di raccolto nell’Unione europea, nella Federazione russa e in Thailandia, nonché insolite condizioni di siccità registrate nell’America meridionale. L’incremento dei prezzi internazionali dello zucchero è andato di pari passo anche con la valuta brasiliana (real) più forte e l’aumento dei prezzi del petrolio greggio.

L’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari si è attestato a +1,6 %, un aumento dovuto alla campagna di ingenti acquisti della Cina in vista delle imminenti celebrazioni del Capodanno cinese in un contesto caratterizzato da forniture per l’esportazione più basse rispetto al livello stagionale in Nuova Zelanda.

Più modesto l’aumento dell’Indice FAO dei prezzi della carne, frutto di una vivace dinamica delle importazioni globali di carni avicole, soprattutto dal Brasile, in uno scenario in cui i focolai di influenza aviaria hanno inibito la produzione e le esportazioni da vari paesi europei.

 

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