Ex Ilva, sciopero a oltranza nella fabbrica di Novi Ligure

venerdì 22 maggio 2020 / Attualità
acciaieria ilva
Cè preoccupazione per il futuro dell ex Ilva di Novi

Dopo la mobilitazione di Genova e della città alessandrina, la protesta dei lavoratori di Arcelor Mittal (Ex Ilva) arriva oggi a Taranto con un sit-in davanti alla Prefettura

Novi Ligure-Genova-Taranto: la protesta dei lavoratori di Arcelor Mittal (ex Ilva) attraversa il Paese e si allarga agli stabilimenti più importanti del gruppo, inaugurando una nuova stagione di mobilitazione proprio nell’era covid. La decisione della multinazionale di estendere la cassa integrazione per altre 5 settimane ha scatenato la reazione dei lavoratori che nella giornata di lunedì 18 sono sfilati in corteo per le vie di Genova.
Il giorno dopo è stata la volta di Novi Ligure. Qui i lavoratori hanno dichiarato lo sciopero a oltranza, bloccando i varchi di uscita delle merci. Ieri la protesta si è spostata nuovamente nel capoluogo ligure, con sciopero a singhiozzo di diversi reparti e il blocco delle merci. Oggi saranno i siderurgici di Taranto a scendere in piazza, con un sit-in davanti alla Prefettura convocato da Fiom, Fim e Uilm dopo la fermata di tutta l’area a freddo dell’impianto pugliese.
La scelta di Arcelor Mittal viene definita illegittima dai sindacati in quanto non motivata da carenze di commesse, che solo alcune settimane fa avevano portato, al contrario, l’azienda a richiedere alle Prefetture competenti riaperture in deroga di diverse linee produttive.
“Quindici giorni fa – spiega Salvatore Pafundi, segretario generale della Fim Cisl Alessandria-Asti -, ArcelorMittal di Novi Ligure ha presentato richiesta di deroga al Prefetto di Alessandria per anticipare la ripartenza dello stabilimento chiuso in base alle ordinanze ministeriali, argomentando l’urgenza di ordini da spedire e l’esigenza di ripartire per non perdere clienti. In vista della ripartenza del 4 maggio abbiamo firmato anche un protocollo-sicurezza. Poi, venerdì scorso, è arrivata la ‘doccia fredda’ dell’annuncio di altre 5 settimane di cassa integrazione. Un provvedimento che riguarda 666 lavoratori, numero che supera quota 1000 con l’indotto”.
Lo sciopero a oltranza nello stabilimento alessandrino è iniziato alle ore 6 di martedì 19 maggio, con un presidio davanti all’accesso camion per evitare l’entrata e l’uscita dei mezzi e la richiesta immediata di Fiom Fim Uil provinciali di un tavolo in videoconferenza con il Prefetto di Alessandria e i vertici aziendali. Il confronto tra azienda e parti sociali, avvenuto il giorno dopo, non ha dato però l’esito sperato. “L’azienda – ha detto al termine dell’incontro Pafundi – ha ribadito la sua posizione e la volontà di proseguire con la cassa integrazione. Noi, però, continueremo con determinazione la nostra lotta e lo sciopero a oltranza”.
Intanto il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha detto che convocherà i sindacati e i vertici aziendali di ArcelorMittal. “La situazione va risolta – ha affermato – perché la siderurgia è strategica e va mantenuta e vanno tutelati i lavoratori”. I segretari nazionali di Fiom, Fim e Uilm hanno chiesto e ottenuto un incontro con lei e il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. La riunione in videoconferenza è fissata per il prossimo 25 maggio.
Lo stabilimento di Novi Ligure sembra quello più colpito dalla crisi perché legato all’andamento del mercato dell’auto che nei mesi scorsi ha fatto registrare numeri da brividi sul fronte delle vendite. Per questo Fim Fiom Uilm e Rsu della fabbrica hanno ribadito l’esigenza di un piano industriale serio, che chiarisca le prospettive future dell’impianto alessandrino. “È evidente – sostiene il segretario generale della Cisl Alessandria Asti, Marco Ciani – che Arcelor Mittal sta cercando lo scontro e penalizzando il sito di Novi Ligure. A differenza degli altri stabilimenti, qui a Novi vuole lasciare al lavoro solo lo stretto necessario (una sessantina di unità) per tenere accesi gli impianti, impedendo la cassa integrazione a rotazione. Questo è un territorio che dopo il caso di Pernigotti e dell’outlet di Serravalle, praticamente fermo da un paio di mesi e che sta riaprendo con grandi difficoltà, non può permettersi altre perdite di posti di lavoro. L’ex Ilva, tra dipendenti e indotto, vale 1500 posti di lavoro. E noi non vogliamo, e non possiamo perderne, nemmeno uno”.
Rocco Zagaria

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