
Dal “Rapporto Giorgio Rota” sulla città, elaborato dal Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi, emerge che nell’ultimo ventennio, nell’area torinese sono aumentate le piccole imprese con meno di 10 addetti, ma il calo di quelle grandi (-12%) ha prodotto una diminuzione del numero dei lavoratori addetti, al contrario di quanto accaduto nella maggior parte delle metropoli italiane. “In termini occupazionali, rispetto all’inizio del secolo – spiegano i ricercatori del Centro Einaudi – il settore industriale è il più ridimensionato, con quasi un terzo di addetti in meno. In forte calo, più della media nazionale, sono anche i settori dei trasporti e delle costruzioni”.
Per il segretario generale della Cisl torinese, Domenico Lo Bianco: “La perdita di posti di lavoro è la nostra principale preoccupazione. Bisogna uscire al più presto da una lunga e difficile transizione che ha lasciato sul campo (quello del lavoro industriale in particolare) tanti morti e feriti. Ora la città sta cercando di fare sistema su alcuni settori chiave come l’automotive, l’aerospazio e il digitale, puntando sull’innovazione. Oltre a un piano straordinario sulla formazione, per guidare i lavoratori in questi processi di trasformazione e il ricorso a nuovi ammortizzatori sociali per tenerli agganciati agli impianti produttivi, serve più attenzione alle nuove fragilità sociali che emergono dal territorio”.

“Questi soldi – ha detto il premier Conte –, insieme alle risorse di Regione, Comune e privati, servono al rilancio della città nel settore dell’automotive e dell’aereospazio. Torino può diventare il laboratorio italiano ed europeo della mobilità integrata”. Anche la regione si è impegnata a fare la sua parte. Il presidente Cirio ha messo sul piatto altri 50 milioni di euro, da attingere dai Fondi europei, in aggiunta ai 30 già stanziati per il Manifacturing center, che si candida diventare il punto di riferimento in Italia nel settore della manifattura avanzata.
Rocco Zagaria