“Grazie di essere venuti in tantissimi, a riempire questa meravigliosa piazza, che per il popolo del lavoro ha un significato grande”.

Perché difesa della democrazia, lavoro e crescita , lotta alla povertà sono facce della stessa medaglia. Siamo qui per questo. La nostra mobilitazione resta autenticamente sindacale. Per respingere con 
Solo ieri gli ultimi attacchi vergognosi a Liliana Segre. Oggi, qui, nel giorno in cui ricorre la ferita inguaribile del rastrellamento del ghetto di Roma, inviamo alla senatrice la più forte e profonda vicinanza e solidarietà. Sono forze eversive, che si pongono al di fuori del consesso democratico, della Costituzione e della legge. Il segno è passato nel momento in cui, nel modo più eclatante e vergognoso, come è successo sabato scorso, la violenza è stata eretta a metodo politico. È per questo che noi ribadiamo la nostra richiesta: le Istituzioni, il Governo, intervengano. Si proceda al loro scioglimento. L’arco parlamentare e costituzionale sia unito in questo.
Un passo doveroso, anche se sappiamo che potrà non essere definitivo. Altri continueranno e cercheranno di portare avanti idee e posizioni simili. E però sappiano, loro e tutti gli estremisti e i professionisti della destabilizzazione, che andranno a sbattere contro un muro. Quello del Sindacato. Quello dei milioni di lavoratrici e di lavoratori, di pensionate e di pensionati, che il Sindacato rappresenta. È l’unico muro che ci piace. Perché serve ad unire e non a separare. Perché è presidio di democrazia e di libertà. La libertà vera. Che non significa poter fare ciò che si vuole, senza curarsi degli altri. Che si accompagna invece al principio di responsabilità e permette di realizzarsi come persona all’interno della comunità in cui si vive e si lavora, attraverso la partecipazione e la solidarietà.

Questa è la libertà contro cui già gli “antenati” degli squadristi di oggi, che all’inizio degli anni Venti del secolo scorso assaltavano le sedi sindacali, i circoli operai, le leghe contadine, prima che il regime completasse l’opera, togliendo la libertà agli italiani. Allora sì, che tutto era deciso e imposto dall’alto, dalla dittatura: a quale partito aderire, quali sindacati potessero esistere, quali giornali e quali libri si potessero stampare e leggere. Ma deve essere chiaro: i conti con il fascismo sono stati chiusi, una volta per tutte, il 25 aprile del 1945.
La Resistenza e le tante anime dell’antifascismo sono un valore, un patrimonio irrinunciabile, etico ed “esistenziale” per la Repubblica. Sono il luogo e il momento in cui le nostre istituzioni, la nostra unità nazionale, affondano le loro radici. Dopo di che, si deve fare sempre molta attenzione. Era l’ammonimento di una grande donna, che sapeva bene di cosa parlava perché da ragazza fu anche staffetta partigiana. “La nostra storia”, diceva Tina Anselmi, “ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, attraverso la responsabilità di tutto un popolo”.

Ora, e nell’immediato futuro, il lavoro può e deve significare la guarigione. L’Italia ripartirà solo così. Solo con il lavoro.Tornerà a crescere solo seguendo un modello di sviluppo nuovo, solo mettendo al centro la persona e creando lavoro di dignitoso e di qualità. È in questo modo che si potrà spezzare la pericolosa saldatura tra il disagio sociale e l’eversione che lo strumentalizza. Perché disagio e malessere ci sono, guai a dimenticarlo. E vanno ascoltati, non ignorati o strumentalizzati. Covano sotto la cenere del 6% di Pil atteso, del “rimbalzo” e di una ripartenza che però, se tutto andrà bene, ci farà tornare alla situazione pre-crisi solo alla fine del 2022.
Non sarà una corrente impetuosa, a riportarci in acque più tranquille. Servirà invece un’azione tenace e determinata, serviranno riforme e investimenti concertati. Un campo largo di responsabilità che produca risultati concreti e prosciughi gli stagni in cui si abbeverano le “bestie” degli estremismi. Se minacciano i sindacalisti, e si attaccano i luoghi e le case del lavoro è perché sanno di colpire il motore fondamentale del dialogo sociale. È perché sanno che il Sindacato costruisce cultura della partecipazione.
È perché hanno capito che la via d’uscita dalla una crisi passa dal mondo del lavoro. Dalla la sua capacità di costruire ogni giorno coesione e pace sociale. Non ci facciamo intimidire. Non indietreggeremo di un metro. Se lo pensano, sbagliano di grosso. Continueremo con decisione nel cammino che abbiamo percorso in questi mesi. Continueremo a cucire gli strappi, a rinsaldare il clima di cooperazione, a promuovere e praticare il “coraggio della responsabilità”.
Avanti, allora! Allargando in modo capillare la campagna di vaccinazione, che ci porterà fuori dal tunnel. Cosa si aspetta a mettere in campo un provvedimento che estenda a tutti il dovere di immunizzarsi? Grave che Governo e Parlamento non l’abbiano ancora fatto per mera convenienza politica. Per nascondere evidenti contraddizioni nella maggioranza. Grave che per non affrontare queste contraddizioni si siano scaricate per intero tensioni, conflitti, divisioni sul mondo del lavoro. Così si rischia di trasformare i luoghi di lavoro in trincee! Serve un sussulto di responsabilità da parte de potere pubblico. Quella responsabilità che il mondo del lavoro ha espresso ogni giorno.

Definendo una rete di tutele che protegga tutti e quindi ammortizzatori universali, mutualistici, solidali e inclusivi. Contrastando delocalizzazioni selvagge e precariato, lavoro nero e ogni forma di illegalità e sfruttamento. Ponendo fine alla drammatica sequenza delle morti sul lavoro. Più di 1.500 le morti nel 2020, il 30% in più rispetto all’anno prima, in mesi in cui si è lavorato pochissimo. Servono sanzioni più severe, più ispezioni, più coordinamento, applicazione piena dei contratti. Ieri con l’approvazione del Decreto Fiscale un primo passo . Ma il cammino e’ ancora lungo .
E poi ancora dobbiamo combattere le disparità di genere, sociali e territoriali. Riscattare allo sviluppo il Mezzogiorno. Rilanciare le politiche sociali, quelle per la famiglia e per la non autosufficienza. Redistribuire il carico fiscale alleggerendo i più deboli, abbassare le tasse non penalizzare sempre i “soliti noti”, lavoratori dipendenti e pensionati. Combattendo lo scandalo di un evasione fiscale che ogni anno costa al Paese meta’ del Pnrr , ne impedisace la crescita , ne sacrifica i servizi , e diffonde sfiducia , scoramento , diffidenza. Più di 100 miliardi ogni anno , non possiamo più consentirlo. Investire su sanità e scuola. Su formazione e riqualificazione, su un grande piano nazionale per le competenze.
Sbloccare le risorse in innovazione e ricerca. Infrastrutture materiali, digitali e sociali. Transizione ecologica e green economy. Dare alla previdenza un volto più sostenibile, garantendo un’anzianità dignitosa e il turnover nei luoghi di lavoro. Tutto questo sapendo che ogni passo in avanti che faremo, ogni riforma che andrà in porto, anche a questo servirà: a ricacciare nella soffitta della Storia idee e metodi che non possono trovare spazio nel futuro di un Paese democratico. Per uscire dalla crisi manca ancora un tratto di strada, il più difficile, il più importante, quello in cui non sono permessi errori. Riusciremo se lo percorreremo insieme.
Caro Governo: insieme! Senza fasi alterne. Senza stop and go. Con un nuovo metodo, autenticamente partecipativo. Con un dialogo sociale strutturato, che non si limiti a incontri puramente informativi. Con investimenti e progetti qualificati da vera e responsabile concertazione sociale. Con una politica industriale forte, non solo difensiva, che rilanci i nostri settori strategici, risponda alle tante crisi aziendali, salvaguardi e rilanci produzioni e occupazione. Insieme! Lo diciamo con forza anche al mondo delle imprese.

E’ così che si coltiva il futuro. Procediamo, dunque. Senza paura. Avendo a cuore, su tutto, il bene comune del Paese. Verso un nuovo Patto sociale inclusivo e sostenibile che restituisca sguardo lungo alla speranza”.
Ufficio Stampa Cisl nazionale