Il tema della Rappresentanza è stato al centro dell’incontro promosso dalla Cisl Piemonte mercoledì 17 ottobre nella sede regionale di via Sant’Anselmo, a Torino. Oltre a numerosi dirigenti e delegati di tutta la regione, hanno partecipato all’iniziativa il segretario generale, Alessio Ferraris, l’operatore confederale Sergio Spiller, il segretario regionale, Gianni Baratta, e l’operatore regionale Cisl Oscar Bianco.

“Per quanto riguarda i sindacati – ha spiegato l’operatore confederale Cisl Sergio Spiller, intervenuto all’incontro torinese – è stata fatta la scelta di misurare due elementi: il numero di iscritti che ogni organizzazione può vantare per contratto e il numero di voti che ha ricevuto nelle elezione delle rsu. Il percorso in questi mesi è stato pieno di difficoltà e contraddizioni, proprio perché ci sono state una serie di trasformazioni nel corso anche sul ruolo delle strutture istituzionali, vedi il Cnel che doveva essere addirittura abolito”.
Oggi il problema delle organizzazioni sindacali è di far girare a pieno ritmo “la macchina della raccolta” dei voti ricevuti da ogni organizzazione sindacale nelle elezioni per le rsu. “Noi continuiamo ad affermare – ha ribadito Spiller – che il nostro obiettivo è arrivare nei tempi prefissati, cioè la primavera del 2019, ad avere una prima misurazione della rappresentanza e della rappresentatività a livello nazionale. Non può essere fatta una misurazione credibile della rappresentatività delle organizzazioni sindacali se non riesce a coinvolgere almeno il 50% più uno degli addetti firmatari di contratti. Quindi, la 
Introducendo il dibattito il segretario generale della Cisl Piemonte, Alessio Ferraris ha detto che “Rappresentanza significa anche esigibilità delle regole che, naturalmente, possono essere più o meno vantaggiose per l’impresa e il mondo del lavoro. Regole esigibili sono importanti anche per quelle imprese che intendono investire perché consentono costi certi e quindi programmazione. Rappresentanza è anche evitare il dumping contrattuale. Circa 900 contratti sono francamente troppi. La maggior parte di essi nasce con sindacati e controparti datoriali di comodo. E questo fa del male al sistema delle imprese che onestamente applicano i contratti di lavoro di riferimento”.
Rocco Zagaria