Migranti, Furlan: “Accogliere i profughi è un dovere universale”

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Migranti, Furlan: “Accogliere i profughi è un dovere universale”

“Non si possono mettere vincoli o asticelle quando in gioco c’è la sopravvivenza di interi popoli. Accogliere i profughi è un dovere universale”. E’ quanto sottolinea oggi la Segretaria Generale della Cisl Annamaria Furlan in un intervento pubblicato su L’Unita’ in occasione della Giornata Internazionale del Migrante. “Le immagini strazianti dei bambini, delle donne e degli uomini usati come scudi umani in fuga da Aleppo in Siria sotto la pioggia dei bombardamenti sono nella Giornata Internazionale del Migrante l’emblema della cultura dell’indifferenza, il simbolo della sconfitta dell’Europa dei “muri”, scrive la Furlan. “A nulla sono valsi finora gli appelli accorati di Papa Francesco che ha più volte sollecitato i grandi della terra ad intervenire per porre fine ad un conflitto dove sono morte 400 mila persone negli ultimi cinque anni e costretta alla fuga la metà della popolazione siriana”‘ denuncia la leader della Cisl.

“L’Europa rigorista e senza una “governance” illuminata preferisce chiudere gli occhi di fronte all’esodo biblico di migliaia di persone che fuggono dalla guerra, dalla miseria e dalle persecuzioni non solo in Siria ma anche in tanti paesi africani ed asiatici afflitti da conflitti etnici e religiosi, dove le donne e gli uomini sono spesso condannati a subire violenze terribili, mutilazioni, sfruttati nel lavoro a basso costo. L’Europa continua a dire “no” alle politiche di accoglienza ed alla tutela della vita umana, incapace di trovare una linea unitaria sul tema dei migranti e di una giusta ripartizione dei profughi”. Per la Furlan “il Governo Gentiloni ha fatto bene nel recente Consiglio Europeo ad esprimere la propria insoddisfazione nei confronti della politica delle frontiere chiuse che è alla base dell’accordo “monetaristico” con la Turchia. L’ Italia non può “arrangiarsi” da sola come sostiene qualche cancelleria europea, scaricando sul nostro paese l’onere di accogliere o addirittura di rimpatriare i profughi. Questa è una linea inaccettabile. Ecco perché dobbiamo fare una battaglia comune per la revisione del trattato di Dublino. Da lì bisogna ripartire, insieme al “migration compact ” per ridurre i flussi anche lungo la rotta mediterranea attraverso nuove intese, investimenti e progetti di cooperazione con i paesi d’origine e di transito. L’Europa deve ritrovare nel suo modello sociale e cuturale, nei suoi principi originari, la chiave per una risposta forte e convinta a chi predica i populismi xenofobi”.

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