“Costruire e contrattare il futuro insieme”: Ghia confermato al timone della Fai

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Il sesto congresso regionale Fai Cisl primo piano “Costruire e contrattare il futuro insieme”: Ghia confermato al timone della Fai

Con lo slogan “Costruire e contrattare il futuro” la Fai piemontese ha celebrato il suo sesto congresso regionale all’Hotel Salera di Asti, alla presenza dei segretari regionale e nazionale Fai, Evaristo Ghia e Luigi Sbarra, e il segretario generale Cisl Piemonte, Alessio Ferraris. Alla guida della Federazione regionale agricola, alimentare, ambientale industriale della Cisl è stato confermato il segretario generale uscente, Evaristo Ghia, coadiuvato in segreteria regionale da Franco Ferria, segretario generale della federazione di Cuneo e Ivana Camisassa, segretaria generale della Fai Torino-Canavese. La Fai conta in Piemonte più di 8mila iscritti, facendo segnare nel 2016 un aumento del 26% di iscritti rispetto al 2015. Ai lavori congressuali hanno partecipato, oltre ai 50 delegati, il segretario regionale Cisl, Sergio Melis, i segretari generali Cisl Piemonte Orientale e Cuneo, Luca Caretti e Massimiliano Campana e i responsabili regionali di Caf e Inas, Giuseppe Scarsi e Donatella Piazzale.

“Il sindacato – ha sottolineato il segretario generale Fai Piemonte Evaristo Ghia nella sua relazione introduttiva – è l’unica certezza che abbiamo nella crisi. Fare sindacato è fatica, impegno e passione. È assumersi giorno per giorno responsabilità legate alle proprie scelte, che non prevedono scorciatoie e facili soluzioni. Fare sindacato è soprattutto costruire relazioni, rapporti di fiducia e lealtà con chi ci sta di fronte, con chi si aspetta di trovare in noi rassicurazioni per le proprie paure, soluzioni per i propri problemi, a maggior ragione in questi anni difficili, pieni di incognite e mutamenti che hanno fatto vacillare tutte le nostre certezze. In questi anni difficili, solo il Sindacato è rimasto al fianco delle persone, preoccupandosi di non lasciare indietro nessuno e di costruire opportunità per tutti”.

Secondo la Fai, nel comparto agricolo piemontese il numero dei lavoratori indipendenti (essenzialmente i coltivatori diretti) è sceso da 63.153 nel 2015 a 50.514 nel 2015, con una riduzione di 12.639 unità, seguendo così un trend analogo a quello del numero di aziende. Dall’altro lato, i lavoratori dipendenti sono invece cresciuti da 21.334 (2005) a 36.884 (2015) con un incremento di 15.550 unità. C’è quindi una evidente sostituzione di lavoro autonomo con lavoro dipendenteIl Settore forestale soffre invece il taglio delle spese in atto: taglio dovuto alla necessità, da parte della Regione, di ridurre le proprie spese e sanare così il pesante deficit di bilancio. Per quanto riguarda i Consorzi di bonifica, la Fai esprime soddisfazione per il risultato ottenuto con il rinnovo del CCNL di settore, ma rimarca anche che le risorse continuano a scarseggiare. L’industria alimentare e le multinazionali del settore hanno invece una presenza strutturale Piemonte e rappresentano un pilastro per l’economia regionale. Tra i gruppi presenti nel territorio regionale citiamo Ferrero, Campari, Fontanafredda, Balocco, Kraft, Lurisia, Maina, Lavazza, Martini, Caffarel, Gancia, Saiwa, Elah Dufour, Pernigotti, Barilla, Pai San Carlo, Ponti, Saclà, Alpe Guizza San Benedetto, Lauretana e Crodo. Tali aziende, con investimenti e responsabilità, non hanno avuto paura di affrontare la crisi e alcune, anche in questo periodo di grande incertezza e difficoltà, trovano spazio per crescere.

“Dobbiamo prendere atto – ha aggiunto Ghia – che le nuove tecnologie stanno cambiando radicalmente il lavoro sia nel settore industriale, sia nel settore agricolo, consapevoli tuttavia che non potranno sostituire totalmente le persone. A noi il compito di gestire le metamorfosi in atto, per coglierne le opportunità e accompagnare tutti nel cambiamento. È urgente, dunque, interrogarci sull’impatto che questa rivoluzione avrà anche sulla regione Piemonte, sulle nostre aziende e sulle nostre persone”. Ghia ha ringraziato i colleghi di segreteria Franco Ferria e Gabriella Mele che purtroppo per i limiti di età e per l’accesso alla pensione lascia l’incarico di segretario regionale. “Grazie Gabriella – ha detto il segretario Fai Piemonte – per quello che hai dato a questa segreteria, alla Federazione e alla Cisl: la tua figura di dirigente vera, sempre presente, sempre in prima linea a testa alta; il tuo entusiasmo, la tua tenacia, la tua passione, la tua forza, la tua modestia, la tua dedizione e il tuo amore per ogni singolo iscritto, per ogni delegato e per la Fai tutta, siano d’esempio per i sindacalisti di oggi e di domani”. E rivolgendosi ai delegati ha concluso: “Il futuro è nelle nostre mani: conquistiamolo insieme”.

“La tassazione delle imprese – ha detto il segretario generale Cisl Piemonte, Alessio Ferraris – ha raggiunto ormai il 70% ed è un elemento dirompente che allontana la voglia di investire nel nostro Paese. Non basta più avere fatturato e ordini per restare in un territorio. Tantissime imprese scelgono la delocalizzazione anche per questo motivo. Un altro fattore penalizzante per la nostra economia è quello della produttività aziendale che in Italia è arrivata negli anni di crisi a essere il 27% in meno rispetto ad altri Paesi europei. Il tema degli orari di lavoro va presidiato soprattutto in un momento di grandi trasformazioni e di rivoluzioni industriali come quella già iniziata e che va sotto il nome di 4.0. Come va presidiato il tema delle esternalizzazioni del lavoro, adottato dalle imprese per resistere alla crisi e che ha provocato disparità e disuguaglianze enormi tra i lavoratori”.

Ha concluso il sesto congresso Fai Cisl regionale, il segretario generale della Fai, Luigi Sbarra. “A livello di Unione europea dobbiamo fare una grande battaglia – ha esordito il numero uno della Fai – sulla etichettatura, sulla contraffazione e sulla tracciabilità delle produzioni. Noi rischiamo di cedere alla concorrenza che ci arriva dai paesi europei ed esterni al vecchio continente, pezzi di economia importanti. Tutti ci riconoscono che le produzioni del sistema agro-alimentare sono da considerare produzioni di eccellenza. Orami tutto ci arriva da fuori: l’olio dalla Tunisia, i pomodori dalla Cina, il latte dai Paesi dell’Est. Noi dobbiamo sviluppare un ragionamento su questo e introdurre il tema dell’etichettatura, della provenienza della materia prima, di come facciamo politiche sulla sicurezza alimentare. Per tutelare le nostre produzioni e i lavoratori dobbiamo battagliare sul palcoscenico europeo. Oggi, purtroppo, l’Europa sostiene in larga parte una agricoltura malata, favorisce un ristretto numero di aziende agricole, utilizza troppi pesticidi che minacciano la nostra salute, l’ambiente, le piante e gli animali. Bisogna invece incoraggiare produzioni sostenibili nel rispetto totale dell’ambiente. A livello nazionale, invece, sia con il governo e i poteri locali dobbiamo metter al centro il valore del sistema agro-alimentare per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese. Se noi riuscissimo a realizzare in Italia un grande obiettivo e cioè portare l’export dell’agroalimentare dagli attuali 37 miliardi di euro a 50 miliardi di euro entro il 2020, noi potremmo costruire 100mila nuovi posti di lavoro. I giovani si stanno riavvicinando all’agricoltura che può essere un vero volano di sviluppo per tutto il Paese”.

Rocco Zagaria

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