La Fistel lancia la “sfida del cambiamento” e conferma Milana al vertice della federazione

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La Fistel lancia la “sfida del cambiamento” e conferma Milana al vertice della federazione

La Fistel lancia “la sfida del cambiamento” e conferma al vertice l’attuale segretario generale Nicola Milana. Dopo due giorni di congresso – il primo della nuova federazione regionalizzata – al Cnos Fap Valdocco di via Maria Ausiliatrice 32, a Torino, il nuovo Consiglio generale della federazione, che conta tremila iscritti in Piemonte nei settori dell’Informazione, dello spettacolo e Telecomunicazioni dall’assise congressuale, ha rieletto Milana, con 34 voti su 42, confermando nel ruolo di segretari regionali anche Loredana Mazzuia, con delega all’organizzazione e amministrazione, Antonio Torchitti con la responsabilità dell’industria e Andrea Borgialli delle telecomunicazioni. Ha lasciato invece la segreteria Antonio Bonomo, che avendo maturato i requisiti per la pensione, ha deciso di farsi da parte, dopo quasi trent’anni di attività, favorendo il rinnovamento della sua federazione. Al congresso, che aveva come slogan “La sfida del cambiamento”, hanno partecipato una sessantina di delegati, provenienti da tutti i settori della federazione. Oltre al generale della Fistel, Vito Vitale, e al segretario generale della Cisl Piemonte, Alessio Ferraris, sono intervenuti gli assessori al lavoro del Comune di Torino e della Giunta regionale, Alberto Sacco e Giovanna Pentenero, le segreterie regionali di Slc Cgil e Uilcom e il segretario dell’Associazione Stampa Subalpina, Stefano Tallia.

 “La nostra categoria – ha sottolineato nella relazione introduttiva il segretario Milana – è stata coinvolta drammaticamente dalla crisi, con gravi ricadute occupazionali che hanno visto alcuni comparti fortemente ridimensionati. Confidando nell’aiuto delle istituzioni locali, il Comune e la Regione, e insieme alle confederazioni vogliamo preparare un piano per la difesa occupazionale sul territorio. I processi di ristrutturazione o riorganizzazione riguardano trasversalmente tutti i settori della federazione: si va dallo spettacolo con i teatri, primo fra tutti il Regio di Torino, per passare all’informazione, con il quotidiano La Stampa e la Rai; i servizi, con Telecom e ItaliaOnline; e l’industria, con attività di rilievo nazionale come la De Agostini di Novara e la Burgo di Verzuolo”. Milana ha invitato a uscire dalla vecchia logica del chiedere soccorso alle istituzioni quando ormai le situazioni sono difficilmente recuperabili e in risposta si possono ottenere solo aiuti di natura emergenziale. “Il nostro compito – ha evidenziato il segretario regionale Fistel – è coinvolgere le istituzioni in una logica di sistema, radicata sul territorio e connessa con la sua struttura sociale ed economica, per realizzare insieme le politiche del lavoro, attraverso formazione e riqualificazione professionale: ognuna per la propria parte di competenza”.

Per Alessio Ferraris – al suo primo congresso di federazione regionale da segretario generale Cisl Piemonte, e il destino ha voluto dovesse iniziare proprio della sua categoria di provenienza – : “Il contesto che Nicola Milana ha analizzato nella sua relazione è assolutamente complicato. Oltre a noi del sindacato, anche economisti di fama internazionale cominciano a chiedersi se sia corretto chiamare crisi una difficoltà che dura ormai da dieci anni. Normalmente le crisi si chiamano così perché poi passano. Dopo quasi dieci anni di difficoltà, è naturale avere dei dubbi. E’ ormai chiaro che una parte importante dei nostri problemi derivano dal fatto che la finanza ha avuto la preminenza sull’impresa. Anche la Fistel è piena di casi aziendali in cui operazioni di tipo finanziario hanno surclassato quelle di tipo imprenditoriale. Siamo di fronte, quindi, a qualcosa di più grande. E mentre la finanza è globalizzata e l’impresa internazionalizzata, che è un’altra cosa, il sindacato non è né globalizzato né internazionalizzato. Sarebbe già importante che lo fosse a livello europeo, ma così non è, purtroppo”. Ferraris ha anche spiegato gli obiettivi della riorganizzazione interna della Cisl. “Fra questi  – ha aggiunto il segretario generale della Cisl regionale – abbiamo posto con forza la questione etica, e attraverso i regolamenti, vincoli, sanzioni, restrizioni, controlli e ispezioni, abbiamo messo al riparo e in sicurezza la nostra organizzazione, aprendo una nuova fase della nostra storia”.

A concludere i lavori del primo congresso della Fistel Piemonte è stato il segretario generale Vito Vitale. “Ci aspetta – ha evidenziato Vitale – un cambiamento in tutti i sistemi. Nel nostro mondo di rappresentanza c’è questa grande galoppata delle nuove tecnologie che vengono viste però come uno spauracchio. Lo sono se si affrontano con debolezza e stando sulla difensiva. Ma se, nella testa di ognuno di noi, nasce la consapevolezza che il cambiamento può diventare un’opportunità, tutto cambia. Dobbiamo governare questi processi con tanta cultura e formazione e soprattutto con tanta disponibilità ad accettare il nuovo. Non possiamo pretendere dalle aziende le grandi trasformazioni, e poi rimanere noi indietro. C’è per questo la necessità di avere un sindacato più all’avanguardia, più preparato, più consapevole, forte e utile per la gente che lavora”. Nel suo intervento Vitale ha ribadito che c’è bisogno di una trasformazione nel modo di fare informazione. “Nei sistemi di comunicazione non cresce più la voce – ha spiegato – ma i contenuti e i dati e, quindi, occorre trovare formule nuove per il loro sviluppo. La fibra è il futuro e bisogna investire di più”. Sui call center, il segretario Fistel ha affermato che questa tipologia lavorativa deve ritornare a come era stata pensata in origine, cioè, a un lavoro di passaggio, transitorio e non finale. “All’interno dei call center – ha detto Vitale – abbiamo sprecato le migliori energie del Paese, laureati che hanno abbandonati i loro sogni”. Infine, sul settore delle telecomunicazioni ha parlato di una concorrenza spietata tra i vari player “che invece di offrire opportunità di sviluppo al Paese, guardano solo ai bilanci e ai loro azionisti”.

Rocco Zagaria          

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