Ex Ilva e Terzo Valico, allarme Cisl per il lavoro ad Alessandria

Ex Ilva e Terzo Valico, la Cisl lancia l’allarme: «Ad Alessandria si sta fermando tutto».
La Cisl chiede continuità produttiva per Novi Ligure, sostegno regionale ai lavoratori in cassa integrazione e soluzioni per sbloccare il Terzo Valico. Per i segretari Cisl Luca Caretti e Marco Ciani: servono scelte industriali concrete per difendere il lavoro e il futuro del territorio. Il futuro dello stabilimento ex Ilva di Novi Ligure, la tutela dell’occupazione e le difficoltà legate al blocco dei cantieri del Terzo Valico delineano un quadro di crescente preoccupazione per l’economia alessandrina. Due crisi che coinvolgono settori strategici e rischiano di produrre conseguenze ben oltre i luoghi direttamente interessati, mettendo sotto pressione lavoratori, imprese dell’indotto e prospettive di sviluppo. È questo il contesto in cui si è svolto al Grattacielo della Regione Piemonte, a Torino, il confronto istituzionale sul futuro degli stabilimenti ex Ilva del Nord. Alla riunione hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni piemontesi e liguri, delle organizzazioni sindacali e dell’azienda. All’esterno, i lavoratori degli stabilimenti piemontesi hanno manifestato per chiedere risposte concrete. Per Fim e Cisl era presente una delegazione guidata dai segretari regionali, Tino Camerano e Massimiliano Campana. Collegato da remoto il segretario nazionale Fim Valerio D’Alò.

La crisi del gruppo siderurgico è entrata in una fase particolarmente delicata. La produzione a Taranto è ferma, mentre gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure proseguono le attività sulla base delle commesse disponibili, in un quadro segnato da incertezze sulle forniture e sulla programmazione industriale. A Novi Ligure lavorano circa 550 dipendenti, ai quali si aggiungono le persone occupate nell’indotto. Negli ultimi otto anni lo stabilimento ha già perso oltre 200 posti di lavoro. Un ulteriore ridimensionamento avrebbe conseguenze pesanti non soltanto per le famiglie coinvolte, ma per l’intero tessuto produttivo del Novese. La disponibilità di bobine d’acciaio, i cosiddetti coils, è una condizione indispensabile per mantenere operative le lavorazioni. Nel confronto è stata richiamata la necessità di assicurare circa 10.000 tonnellate di materiale entro febbraio, accompagnando le forniture con nuove commesse e una programmazione credibile. Il problema non è soltanto far arrivare materia prima allo stabilimento, ma garantire che possa continuare a lavorare. Senza ordini e senza una prospettiva definita, anche una ripartenza rischierebbe di esaurirsi in poche settimane.
Pafundi (Cisl Al-At): “Continuità produttiva e sostegno della Regione ai lavoratori
Nel suo intervento, Salvatore Pafundi ha sottolineato il valore del confronto istituzionale e il ruolo della Prefettura nel favorire un dialogo trasparente e 
La Fim Cisl con i segretari nazionale, regionale e territoriale, D’Alò, Camerano e Tona ha ribadito la necessità di mantenere unito e integro il gruppo ex Ilva, garantendo il rilancio di tutti gli stabilimenti. Per sostenere la produzione, è necessario valutare anche approvvigionamenti di semilavorati esterni a Taranto, con un impegno concreto dell’azienda e del Governo per reperire le risorse necessarie. La Cigs sarà inevitabile nell’attuale fase di crisi, ma non può diventare una prospettiva permanente. Per la Fim Cisl “dalla Cigs si esce solo attraverso il lavoro. Restano quindi centrali gli investimenti in forni elettrici e impianti Dri, indispensabili per la riconversione e il rilancio industriale dell’intero gruppo”.
Caretti: «Ad Alessandria si sta fermando tutto insieme»

Per la Cisl Piemonte le due vertenze vanno affrontate insieme. “Infrastrutture e industria sono la stessa partita – ha concluso Caretti –. Senza un’industria che produce, il Terzo Valico resta un tunnel vuoto. Gli ammortizzatori fanno guadagnare tempo, ma non risolvono”.
Ciani: serve una strategia industriale, non una gestione dell’emergenza
Per Marco Ciani, segretario generale della Cisl Alessandria-Asti, la vertenza ex Ilva non può essere ridotta alla gestione dell’emergenza né affrontata separando il destino di Novi Ligure da quello degli altri stabilimenti. La posizione della Cisl territoriale è chiara; Novi Ligure deve restare parte di una strategia industriale capace di garantire produzione, investimenti e occupazione. Una gestione frammentata del gruppo rischierebbe di indebolire le possibilità di rilancio e di lasciare ogni stabilimento esposto a decisioni isolate, senza garanzie sufficienti. La continuità produttiva non è soltanto una questione aziendale. Riguarda il patrimonio industriale del territorio, le imprese dell’indotto e la capacità del Novese di conservare lavoro qualificato e competenze costruite nel tempo. La cassa integrazione può essere necessaria nella fase più difficile, ma non costituisce una risposta definitiva. Per uscire dalla crisi occorrono forniture, commesse, investimenti e un piano industriale credibile, sostenuto da responsabilità pubbliche e private. Questa impostazione si lega anche alla necessità di affrontare insieme le diverse fragilità dell’Alessandrino. Il futuro industriale, la realizzazione delle infrastrutture e la tenuta occupazionale non possono procedere come questioni separate: sono elementi dello stesso progetto di sviluppo territoriale.
Le istituzioni: dagli impegni alle decisioni

Il lavoro come misura delle scelte industriali
La crisi ex Ilva e le difficoltà del Terzo Valico pongono una questione che riguarda l’intero territorio: quale sviluppo si vuole costruire per l’Alessandrino e quali garanzie vengono offerte a chi lavora. Per la Cisl non è sufficiente contenere le conseguenze delle crisi quando sono già in corso. Occorre intervenire sulle condizioni che le producono, evitando che ritardi, incertezze e decisioni rinviate si traducano in perdita di posti di lavoro e impoverimento del tessuto economico. Le priorità sono garantire la continuità produttiva di Novi Ligure, assicurare il sostegno della Regione ai lavoratori in cassa integrazione e sbloccare le criticità che mettono a rischio i cantieri del Terzo Valico. Il territorio non può permettersi che industria e infrastrutture si fermino contemporaneamente. Servono scelte coerenti, responsabilità precise e tempi certi: è da qui che passa la difesa del lavoro e la possibilità di costruire nuove prospettive per Alessandria e il suo sistema produttivo.
Categoria: Focus