Ex Ilva, sciopero a Novi Ligure: «Vogliamo lavoro, non cassa integrazione»

La Cisl al fianco dei lavoratori nella mobilitazione nazionale. Marco Ciani: «Gli impianti non devono chiudere». La Fim Cisl chiede al Governo un piano industriale credibile, risorse per la continuità produttiva e una presenza pubblica nel rilancio della siderurgia.
Novi Ligure, 12 ottobre 2026 – «Siamo in sciopero per chiedere una cosa sola: lavoro». È il messaggio che questa mattina è arrivato dai cancelli dello stabilimento ex Ilva di Novi Ligure, dove lavoratrici e lavoratori hanno partecipato alla mobilitazione nazionale di 24 ore proclamata da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil in tutti i siti del gruppo.
Assemblea, presidio e corteo hanno dato voce alla preoccupazione per il futuro dello stabilimento novese, dei suoi 541 dipendenti e dell’intero sistema industriale della provincia di Alessandria. Al centro della protesta, il rischio di una fermata delle attività produttive dal 15 novembre e l’assenza, denunciano le organizzazioni sindacali, di garanzie sufficienti sulla ripartenza e sul futuro occupazionale. La richiesta è chiara: evitare che la crisi industriale si traduca in una lunga attesa in cassa integrazione, senza certezze sul reddito e sulle prospettive di rientro al lavoro.
Marco Ciani: «Gli impianti non devono chiudere»
La posizione della Cisl Alessandria-Asti è stata espressa dal segretario generale Marco Ciani, intervenuto il 9 ottobre al TGR Piemonte davanti allo stabilimento di Novi Ligure.
«Bisogna scioperare per tre motivi. Prima ragione perché gli impianti non devono chiudere. Poi serve un piano industriale organico per tutto il gruppo che dia continuità. Tre, occorre che il Governo trovi fondi per risanare questa azienda», ha dichiarato Ciani.
Tre priorità che restano al centro della mobilitazione: salvaguardare gli stabilimenti, garantire la continuità produttiva e costruire una prospettiva industriale capace di tutelare l’occupazione nel lungo periodo.
Per la Cisl
La Fim Cisl: «Il futuro di Novi riguarda tutto il territorio»
«Il futuro dello stabilimento ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, di Novi Ligure riguarda 541 famiglie, il lavoro e l’intero tessuto industriale della provincia di Alessandria. Il lavoro, l’industria e il futuro del territorio vanno difesi insieme», sottolinea la Fim Cisl Alessandria-Asti.
Il segretari generale del Fim Cisl Alessandria-Asti Luigi Tona richiama la necessità di una soluzione concreta che impedisca la cessazione delle attività e restituisca prospettive allo stabilimento. «Novi, che dal 15 novembre non vedrebbe un futuro, ha bisogno di un atto di coraggio da parte della politica, delle istituzioni e di tutti i soggetti che, di fronte alla possibile cessazione delle attività, vedrebbero un territorio, una provincia, una regione verso un ulteriore declino e impoverimento del tessuto industriale», afferma Luigi Tona.
La Fim Cisl chiede che il Governo e le istituzioni assumano le proprie responsabilità, lavorando a una soluzione che preveda una presenza dello Stato come azionista di maggioranza, affiancato da investitori privati, per rilanciare la siderurgia italiana.
Bramme e coils per mantenere attive le produzioni
Tra le richieste avanzate unitariamente da Fim, Fiom e Uilm c’è l’acquisto di semilavorati dall’esterno, in particolare bramme e coils, per consentire la prosecuzione delle lavorazioni a freddo a Novi Ligure, Genova, Racconigi e negli altri siti interessati. L’obiettivo è individuare una soluzione immediata che mantenga operative le attività produttive, riduca il ricorso alla cassa integrazione e consenta di preservare le professionalità in attesa di una definizione del futuro del gruppo.
Nel comunicato unitario diffuso oggi, le organizzazioni sindacali hanno chiesto al Governo di garantire ai commissari straordinari gli strumenti finanziari necessari a sostenere le attività non sottoposte a fermo giudiziario, comprese le lavorazioni a freddo e le manutenzioni indispensabili per la sicurezza degli impianti e delle persone. La richiesta riguarda anche l’apertura di un confronto a Palazzo Chigi su un progetto ambientale, industriale e occupazionale che preveda investimenti nelle tecnologie DRI e nei forni elettrici, una presenza pubblica maggioritaria e un piano sociale per tutelare tutti i lavoratori coinvolti.
Reddito e tempi della cassa integrazione; la preoccupazione delle famiglie
Accanto all’incertezza industriale, preoccupa anche il rischio di ritardi nell’erogazione della cassa integrazione. Il passaggio al pagamento diretto da parte dell’INPS potrebbe infatti allungare i tempi necessari per ricevere le somme spettanti.
Una prospettiva che preoccupa le famiglie, già esposte alle conseguenze di una crisi prolungata. La tutela del reddito è indispensabile, ma deve accompagnarsi a una soluzione che consenta ai lavoratori di tornare in fabbrica.
Gli ammortizzatori sociali non possono diventare l’unica risposta alla crisi, né sostituire le decisioni necessarie per garantire la continuità produttiva e il futuro dello stabilimento.
Il territorio al fianco dei lavoratori

L’assessore regionale Enrico Bussalino ha confermato che il 21 ottobre, durante il tavolo interregionale Piemonte-Liguria previsto al Grattacielo di Torino, sarà affrontata la situazione dello stabilimento per individuare possibili soluzioni a tutela dei lavoratori e del futuro industriale del territorio.
La crisi dell’ex Ilva coinvolge infatti non soltanto chi lavora direttamente nello stabilimento, ma anche l’indotto, le imprese collegate e un sistema economico che ha nella siderurgia uno dei suoi riferimenti produttivi.
La mobilitazione continua, serve una risposta nazionale
Al termine della giornata, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil hanno ribadito la necessità di una convocazione urgente a Palazzo Chigi.
Le organiz
Per la Cisl Alessandria-Asti, la vertenza di Novi Ligure si inserisce in una questione nazionale: il futuro della siderurgia italiana, la capacità di mantenere una produzione strategica nel Paese e la responsabilità di garantire lavoro, sicurezza e prospettive alle persone.
La richiesta che arriva dai lavoratori è concreta: non lasciare che l’incertezza si trasformi in una chiusura senza alternative. Servono un piano industriale credibile, risorse per ripartire e garanzie occupazionali per tutto il gruppo.
Categoria: Focus