Ex Ilva, il futuro della siderurgia riguarda anche Novi Ligure

Dopo il tavolo Governo-sindacati del 16 settembre resta aperta la partita sul futuro industriale dell’ex Ilva. La Cisl chiede tutela dell’occupazione, continuità produttiva e una strategia capace di tenere insieme lavoro, ambiente e salute. Per Novi Ligure serve una prospettiva industriale dentro un progetto nazionale per la siderurgia.
La vertenza dell’ex Ilva entra in una fase decisiva. Il 16 settembre si è svolto a Palazzo Chigi il confronto tra Governo e organizzazioni sindacali sul futuro degli stabilimenti e sulle conseguenze della decisione giudiziaria relativa all’area a caldo di Taranto. Il Governo ha illustrato le misure allo studio per affrontare la situazione, mentre il confronto con le organizzazioni sindacali proseguirà nei prossimi giorni.
La situazione è resa particolarmente delicata dalla decisione della Corte d’Appello di Milano che ha confermato lo stop dell’area a caldo di Taranto. La questione giudiziaria non è però conclusa; la Cassazione ha fissato al 20 ottobre l’udienza sul ricorso.
Per la Fim Cisl il punto centrale resta la necessità di evitare che la crisi industriale si trasformi in una crisi occupazionale. Il segretario generale Ferdinando Uliano ha chiesto al Governo di intervenire per fermare i licenziamenti nell’indotto, salvaguardare l’area a caldo e garantire una prospettiva industriale. La Fim sostiene inoltre la necessità di una presenza forte dello Stato e di investimenti nella transizione verso forni elettrici e impianti DRI, mantenendo una dimensione industriale adeguata per il gruppo.
La questione non riguarda però soltanto Taranto.
L’ex Ilva ha infatti stabilimenti e lavoratori anche nel Nord Italia, e Novi Ligure rappresenta un nodo importante della filiera siderurgica. Per questo la Cisl Alessandria-Asti segue con particolare attenzione l’evoluzione della vertenza e ha più volte sottolineato la necessità di evitare una frammentazione del gruppo.
Il segretario generale della Cisl Alessandria-Asti, Marco Ciani, ha espresso la netta contrarietà della Cisl a ogni ipotesi di “spezzatino” degli stabilimenti di Novi Ligure e Genova rispetto al resto del gruppo. La posizione è quella di mantenere una visione industriale complessiva, evitando che una vertenza nazionale venga trasformata in una somma di crisi territoriali, con conseguenze sulle garanzie occupazionali e sul futuro degli impianti.
Anche per la Fim Cisl Alessandria-Asti il tema è strettamente legato alla continuità produttiva.
Il segretario generale Luigi Tona, intervenendo sulla situazione, richiama le possibili conseguenze industriali e sociali dello stop dell’area a caldo: aumento della cassa integrazione, difficoltà per l’indotto e migliaia di lavoratori sospesi. «Salute, ambiente e lavoro non possono essere trasformati in diritti reciprocamente nemici».
Per Tona, la questione non può essere affrontata mettendo in contrapposizione tutela ambientale e tutela del lavoro. Negli anni nello stabilimento sono stati realizzati importanti interventi ambientali, comprese le coperture dei parchi minerali, ma secondo il segretario della Fim è evidente che gli interventi realizzati non sono stati sufficienti a risolvere tutte le criticità.

Da qui la questione politica e industriale.
Secondo Tona, la magistratura è chiamata ad applicare le leggi e a tutelare i diritti che ritiene minacciati, mentre spetta alla politica costruire una strategia industriale capace di conciliare risanamento ambientale, innovazione tecnologica e continuità produttiva.
«È inaccettabile che un Paese industriale abbia lasciato arrivare la sua siderurgia strategica davanti a un giudice senza avere già pronta un’alternativa produttiva», sottolinea Tona.
È questo, dunque, il nodo che la Cisl pone al centro del confronto; la transizione ambientale deve essere accompagnata da una politica industriale capace di proteggere il lavoro e garantire un futuro produttivo agli stabilimenti.
Per Novi Ligure significa evitare soluzioni frammentarie e costruire una prospettiva che tenga conto dell’intera filiera siderurgica, degli investimenti necessari, delle competenze dei lavoratori e delle esigenze del territorio.
La vertenza ex Ilva riguarda Taranto, ma le sue conseguenze possono coinvolgere anche il sistema produttivo del Nord e il territorio alessandrino.
Per la Cisl Alessandria-Asti la strada passa quindi da un progetto industriale complessivo; tutela dell’occupazione, continuità produttiva, innovazione tecnologica, risanamento ambientale e sicurezza devono essere affrontati insieme.
Il futuro di Novi Ligure deve essere parte del futuro della siderurgia italiana.
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