In memoria del professor Lorenzo Caselli

(Con questo articolo a firma del prof. Renato Balduzzi – che ringraziamo – la CISL Alessandria-Asti desidera ricordare il professor Lorenzo Caselli, economista, docente e punto di riferimento per il sindacalismo riformista. A metà degli anni Novanta, insieme al professor Giuseppe De Rita e durante la segreteria di Mario Scotti alla guida dell’Unione, contribuì alla preparazione del Patto Territoriale della provincia di Alessandria, all’epoca il primo sottoscritto in Piemonte, nato dall’impulso e dal protagonismo delle organizzazioni sindacali confederali. Il suo insegnamento, fondato sul dialogo, sulla mediazione e sulla responsabilità sociale, ha formato generazioni di dirigenti della CISL, lasciando un’eredità di valori e di impegno che continua a ispirare il nostro lavoro).
Ripensando all’intenso ed esemplare percorso terreno del professor Lorenzo Caselli, tornato in questi giorni a quel Padre della vita in cui ha sempre posto la sua speranza, non posso fare a meno di esprimergli la grande gratitudine per la gioia di averlo frequentato e per gli insegnamenti e gli stimoli di cui io e tanti come me siamo stati beneficati.
Lorenzo Caselli ha avuto sempre visione e capacità di programmazione.
Le ha avute nell’università, in particolare in quella genovese, la cui Facoltà di Economia ha presieduto per dodici anni. Egli aveva ben chiaro che, per potere dirigere e comandare, è necessario stare in mezzo agli altri, ai compagni di viaggio, bisogna “presiedere” nel senso etimologico di stare seduto in mezzo e davanti alle persone presiedute, non muoversi in isolamento autoreferenziale. Sotto questo profilo, è stato un economista aziendale reputato e autorevole, ma anche, in qualche misura, originale e anomalo. Sia perché abituato ad intrecciare le tematiche dell’impresa e dell’azienda con quelle dell’etica e della responsabilità sociale, anche in anni nei quali questo intreccio era meno coltivato. Sia perché – e conseguentemente – i temi dell’impresa li coniugava con quelli del lavoro, non negando il conflitto sociale, ma chiedendo alle parti in conflitto la capacità di mediazioni sempre più alte e impegnative.
Già, la mediazione. Parola a lui carissima, e sempre praticata.
Lo sanno i tanti sindacalisti Cisl da lui formati soprattutto nel corso degli anni Ottanta, quando diresse l’allora davvero pioneristico e interessante Centro studi Cisl di Firenze. Lo sanno i suoi studenti e i suoi allievi. Lo sanno gli imprenditori e le loro organizzazioni, specialmente quelle dell’area ligure, che a lui ricorrevano quando serviva un orientamento capace di superare le impasses, le pigrizie, gli immobilismi. Il professor Caselli non mediava all’infinito, perché a un certo momento – amava dire – dobbiamo decidere per non negare il senso della mediazione stessa: ma non concepiva che si potesse fare a meno di una teoria e una pratica della mediazione culturale e sociale.
Il luogo dove i suoi talenti poterono esplicarsi nella maggiore pienezza (e anche il luogo dove abbiamo per tanti anni collaborato gomito a gomito) è stato forse il Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEIC). Divenutone presidente nel 1996, sotto l’impulso dell’indimenticato don Pino Scabini, Lorenzo ha guidato il Movimento in anni non facili, con fermezza e capacità di ascolto non comuni. Alcuni suoi suggerimenti (“il Meic siamo tutti noi”; l’attenzione all”Oltre”; la sottolineatura della necessità di costruire insieme “una buona società in cui vivere”) rimangono ancora oggi pietre miliari nella vita del Movimento.
C’era un segreto in lui, che consenta di spiegare la sua grande vitalità e fecondità?
Azzardo una risposta, nella speranza che la signora Mariagrazia e i figli Stefano e Marco, con le loro famiglie, potranno forse ritrovare in essa qualche frammento di verità. Egli rispettava scrupolosamente la domenica, giorno del Signore e della vita familiare (“la domenica non si tocca”, ripeteva inesorabilmente a quanti, anche nel Meic, lo esortavano a programmare iniziative o a intervenire ad esse in quel giorno). Ho sempre pensato che per lui la domenica fosse davvero il ri-crearsi, il ri-caricarsi. Ancora una volta, un’acuta esigenza di programmazione dentro a una capacità di attenta visione.
Caro Lorenzo, ci mancheranno tante cose di te, a cominciare dal tuo sorriso includente, dalla positività del tuo approccio, dalle tue analisi, mai fredde anche se sempre rigorose, sul mondo e sulla chiesa. Ma, forse, non ci mancheranno del tutto, perché hai saputo sempre donarcele.
Renato Balduzzi
Categoria: Attualità