Asti Si’cura, salute mentale e rischi psicosociali al centro del confronto

lunedì 19 Ottobre 2026 / Focus

Asti Si’cura 2026, dalla prevenzione degli infortuni al benessere delle persone

Una giornata dedicata alla salute e alla sicurezza sul lavoro, con il coinvolgimento di istituzioni, imprese e parti sociali. Al centro, la prevenzione, l’organizzazione del lavoro e i rischi psicosociali.

Asti Si’cura 2026 amplia lo sguardo oltre gli infortuni, ponendo attenzione alla salute mentale e al benessere organizzativo. La giornata ha previsto un’apertura istituzionale al mattino e un convegno pomeridiano su stress lavoro-correlato, rischi psicosociali e strumenti per costruire ambienti di lavoro sani.

Per la Cisl, «il lavoro deve proteggere la persona»; la sicurezza non è solo un obbligo normativo, ma una responsabilità condivisa che si traduce in prevenzione, controlli efficaci e attenzione quotidiana alle persone. Tra gli interventi, quello di Stefano Calella, segretario generale della Fai Cisl Alessandria-Asti e coordinatore di Asti Si’cura. Le conclusioni sono state affidate a Luca Caretti, segretario generale della Cisl Piemonte.

Stefano Calella: «Una priorità condivisa»

Ad aprire i lavori della mattinata è stato Stefano Calella, che ha definito la terza edizione dell’iniziativa, promossa dall’Osservatorio provinciale in Prefettura insieme a oltre 26 enti del territorio, «un modello straordinario di coesione sociale e partecipazione. Come sindacato, Comitato INAIL e coordinamento di Asti Si’cura, crediamo fortemente che la tutela della salute mentale e la prevenzione dei rischi psicosociali nei luoghi di lavoro debbano essere una priorità condivisa», ha affermato. Richiamando i dati europei, secondo i quali stress e pressioni lavorative colpiscono una quota crescente di lavoratrici e lavoratori, ha sottolineato come rispondere a questa sfida richieda «un’alleanza ferma tra istituzioni, parti sociali e mondo della scuola».

Il suo messaggio si è chiuso con un invito all’unità: soltanto unendo le forze, valorizzando la centralità della persona e promuovendo ambienti sani e inclusivi, è possibile contrastare i rischi, garantire il benessere organizzativo e diffondere una cultura della sicurezza sul lavoro capillare e radicata nel territorio.

Rischi psicosociali: partire dall’organizzazione del lavoro

Rebecca Nebbia, professionista della consulenza tecnica per la salute e la sicurezza sul lavoro in Piemonte, ha approfondito gli aspetti applicativi della prevenzione, anche attraverso esperienze europee. Chiarezza dei ruoli, equilibrio dei carichi, autonomia, ascolto e partecipazione contribuiscono a costruire ambienti di lavoro sani. Una cattiva organizzazione, al contrario, può generare insicurezza, stress e disagio, con effetti sulle persone e sul funzionamento delle stesse organizzazioni.

La prevenzione deve partire dall’analisi delle condizioni concrete in cui si lavora e tradursi in misure efficaci e verificabili nel tempo. Non basta intervenire quando il problema è già evidente; occorre riconoscere i segnali precoci e agire sulle cause.

Il ruolo degli RLS: osservare, ascoltare, segnalare

Un approfondimento specifico è stato dedicato al ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) nella valutazione dello stress lavoro-correlato e nella promozione del benessere organizzativo. Rosa Badagliacca, della Psicologia Clinica e di Comunità dell’ASL AT, ha evidenziato l’importanza di saper cogliere i segnali di disagio, anche quando si manifestano attraverso dinamiche relazionali difficili, isolamento, comportamenti ostili o pettegolezzo malevolo.

Il disagio non coinvolge soltanto chi lo vive direttamente; anche l’indifferenza del gruppo può contribuire a consolidare un clima negativo. Osservare, ascoltare e non normalizzare i comportamenti lesivi della dignità delle persone è parte della cultura della prevenzione.

La valutazione dei rischi psicosociali richiede inoltre un lavoro di squadra. La responsabilità del datore di lavoro prevista dal D.Lgs. 81/2008 deve essere accompagnata dal contributo delle diverse figure coinvolte nella sicurezza, tra cui Rspp, Rls, lavoratori e competenze specialistiche, come quelle della psicologia del lavoro. Il percorso comprende una valutazione seria dei rischi, misure correttive adeguate, il monitoraggio dei risultati e strumenti di supporto per le persone, con l’obiettivo di trasformare le segnalazioni in conoscenza condivisa e in interventi capaci di migliorare realmente l’ambiente professionale.

L’esperienza dell’Asl At: dalla valutazione alle misure di miglioramento

È stata presentata anche l’esperienza dell’Asl di Asti nella valutazione dei rischi psicosociali. Il percorso, avviato con l’approvazione della metodologia Inail nel dicembre 2024, ha adottato un approccio partecipativo, coinvolgendo circa 2.500 dipendenti attraverso un questionario online. L’esperienza ha permesso di consolidare e strutturare misure di miglioramento, mostrando l’importanza di non fermarsi alla compilazione degli strumenti di valutazione: la prevenzione diventa efficace quando i risultati vengono utilizzati per individuare le criticità, definire azioni concrete e verificarne nel tempo l’efficacia.

In questo quadro si inserisce il contributo di Roberto Zanelli, direttore dello Spresal e del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl At, che ha richiamato il piano mirato di prevenzione dei rischi psicosociali della Regione Piemonte. La valutazione, è il messaggio condiviso, non può essere un adempimento soltanto formale; deve diventare uno strumento per migliorare le condizioni di lavoro e promuovere organizzazioni più attente alla salute delle persone.

Mindfulness e gestione dello stress

Il tema è stato affrontato anche dal punto di vista della consapevolezza individuale. Maurizio Mellana, direttore facente funzione della Psicologia Clinica e di Comunità dell’Asl At, ha illustrato il contributo della mindfulness nella prevenzione e nella gestione dello stress lavoro-correlato, accompagnando il suo intervento con una breve pratica guidata.

La mindfulness invita a prestare attenzione intenzionalmente al momento presente, osservando pensieri, emozioni e sensazioni corporee senza giudizio, per riconoscere le reazioni automatiche allo stress e sviluppare maggiore consapevolezza prima di rispondere alle situazioni difficili. Uno strumento che può affiancare le strategie di prevenzione, senza sostituire gli interventi sulle condizioni organizzative che generano o alimentano il disagio.

Il messaggio dell’assessore Riboldi

L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, impossibilitato a partecipare personalmente, ha richiamato la necessità di considerare la salute mentale come un tema trasversale, che riguarda lavoratori, studenti e caregiver. Ha inoltre sottolineato l’importanza di rafforzare la vigilanza e le ispezioni e di dare piena attuazione alle disposizioni del D.Lgs. 81/2008.

Le conclusioni di Luca Caretti: «Il lavoro deve proteggere la persona»

A chiudere i lavori è stato Luca Caretti, che ha richiamato la tutela della persona come principio fondamentale della sicurezza: «Dobbiamo fare in modo che il lavoro sia sempre un luogo che protegge la persona e mai un luogo che la ferisce».

Un messaggio che sintetizza il senso dell’intera giornata; il lavoro deve essere un contesto di dignità, sicurezza e crescita, non una fonte di danno fisico o psicologico. Per riuscirci occorre affrontare anche i rischi meno visibili, legati allo stress, ai carichi eccessivi, alle relazioni professionali e al modo in cui le attività vengono organizzate.

La tutela della salute nei luoghi di lavoro non può essere affidata a un solo soggetto; servono servizi di prevenzione adeguati, controlli efficaci, formazione, partecipazione dei lavoratori e un confronto stabile tra istituzioni, imprese e rappresentanze sindacali.

Per la Cisl, la sicurezza comprende la tutela della salute fisica e mentale, il rispetto della dignità e la qualità delle condizioni in cui si svolge l’attività lavorativa. La prevenzione dei rischi psicosociali deve entrare concretamente nelle politiche aziendali e nelle relazioni sindacali.

Asti Si’cura rappresenta un’occasione preziosa per rafforzare questa consapevolezza e promuovere azioni condivise, nella convinzione che un ambiente di lavoro sicuro sia quello in cui si riduce il rischio di infortunio, ma anche quello in cui le persone sono ascoltate, rispettate e messe nelle condizioni di lavorare senza compromettere la propria salute.

 

Categoria: