“No all’innalzamento della flat tax sui redditi autonomi oltre i 100mila euro. È iniquo e uno schiaffo al principio di equità e di coesione”
«In 15 anni la ricchezza degli italiani non è stata redistribuita: è risalita verso l’alto. Il 5 per cento più ricco, un milione e 300 mila famiglie, possiede oggi la metà della ricchezza del Paese, quando quindici anni fa ne aveva il 40 per cento. Alla metà meno abbiente, tredici milioni di famiglie, resta poco più del 7 per cento. In mezzo c’è il ceto medio, quello che lavora, paga le tasse e tiene in piedi l’Italia, che al netto dell’inflazione ha perso tra un quarto e un terzo di ciò che aveva”. Lo ha sottolineato la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo oggi a Roma la tavola rotonda “La ricchezza delle famiglie e lo sviluppo del Paese”, nell’ambito dell’iniziativa organizzata dalla Scuola Sindacale Nazionale della First Cisl “Seminare cultura, coltivare competenze, agire responsabilità”.
Al confronto, moderato dalla giornalista Monica Setta, hanno partecipato Federico Fubini, editorialista del Corriere della Sera, Tommaso Nannicini, Bocconi e Istituto Universitario Europeo, Massimiliano Valerii, Censis, e Riccardo Colombani, Segretario Generale della First Cisl.

«In venticinque anni l’economia italiana è cresciuta di circa il 10 per cento, quella francese del 35, quella spagnola del 50. La produttività, dal 1995, è cresciuta dello 0,3 per cento l’anno. Poca ricchezza da distribuire, dovuta anche a investimenti al palo e a una terribile inerzia su innovazione e formazione, hanno zavorrato le buste paga, fermato il Pil, affossato i conti pubblici, determinando anche pensioni immobili. È lì il bandolo della matassa, da lì che la sperequazione si è riversata nel risparmio», ha sottolineato ancora Fumarola.
«Bisogna ripartire dallo spirito degli anni in cui il Paese ha saputo unirsi per salvare l’Italia. Quello spirito del 1993, che già nove anni prima aveva generato l’accordo di San Valentino. Vuol dire agire insieme su relazioni industriali, politiche fiscali, capitale produttivo, riforma previdenziale. Avvicinare la contrattazione al territorio, all’azienda e alla persona. Realizzare infrastrutture digitali, reti materiali e sociali. Mettere a sistema innovazione, tecnologia e formazione. Dare buon governo partecipato all’intelligenza artificiale, alle transizioni industriali, energetiche e demografiche. Trasformazioni che non possiamo lasciare al caso né scaricare sulle spalle dei più deboli».
«Le famiglie possiedono oltre 11 mila miliardi di ricchezza, ma una parte enorme del loro risparmio resta ferma sui conti correnti o prende la via dei mercati esteri, mentre le nostre imprese, soprattutto le piccole, restano sottocapitalizzate. Per questo la Cisl ha fatto propria, nelle proposte per la legge di bilancio e nel Libro verde, l’idea di un Fondo nazionale di investimento nell’economia reale della First: garanzia pubblica limitata nel tempo e nell’ammontare, regia di Cassa depositi e prestiti, banche e assicurazioni come ponte tra il risparmio e le imprese, fondi pensione contrattuali come investitori pazienti. Chi mette il proprio risparmio nello sviluppo del Paese deve poterne condividere i frutti. Ed è il modo più serio per dare continuità agli investimenti quando la spinta del Pnrr sarà finita”, ha affermato la Segretaria Generale della Cisl.

«Il fisco deve fare la sua parte, rafforzando la progressività e facendo pagare il giusto alle rendite di posizione e alla finanza speculativa. Lo dico chiaramente, perché su questi dati qualcuno proverà a costruire la scorciatoia della patrimoniale. La patrimoniale in Italia esiste già: sta nell’articolo 53 della Costituzione, si chiama progressività, e va semplicemente realizzata. Non con una tassa una tantum che fa scappare i capitali, ma con un sistema in cui ogni reddito, da qualunque fonte provenga, contribuisca secondo la propria capacità. Oggi non è così: la progressività pesa quasi soltanto su dipendenti e pensionati, mentre quote crescenti di reddito escono dall’Irpef con aliquote piatte. Per dirla semplice: noi diciamo no all’innalzamento della flat tax sui redditi autonomi oltre i 100mila euro. È iniquo e uno schiaffo al principio di equità e di coesione. E un’offesa verso lavoratori e pensionati che pagano più del doppio delle tasse guadagnando meno della metà», ha concluso la numero uno Cisl. (Ufficio Stampa Cisl)