Report Fim sulle crisi aziendali in Piemonte: 5.500 lavoratori coinvolti nel I semestre 2026

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Report Fim sulle crisi aziendali in Piemonte: 5.500 lavoratori coinvolti nel I semestre 2026

Il Segretario generale Fim Cisl Piemonte Tino Camerano: “L’automotive trascina giù l’intera filiera. Servono politiche industriali, non solo ammortizzatori”.

5.500 lavoratori, 43 aziende e 4 territori. Sono questi i numeri del report sulle crisi aziendali del primo semestre 2026 elaborato dalla Fim Cisl Piemonte ed estrapolato dal report nazionale della Fim nazionale presentato nei giorni scorsi. È una mappa che va da Torino a Cuneo, da Alessandria ad Asti, fino a Novara, Vercelli e al Verbano-Cusio-Ossola.

Torino primo territorio per numero di lavoratori coinvolti

Torino-Canavese conta 16 aziende in crisi e 2.067 lavoratori. Seguono Alessandria-Asti, con 8 aziende e 1.488 addetti, Cuneo, con 6 aziende e 1.082 lavoratori, e il Piemonte Orientale, con 13 aziende e 875 dipendenti. Qui la crisi colpisce soprattutto le piccole e medie imprese: in molti casi le realtà interessate hanno meno di 50 addetti.

Automotive e siderurgia, i due fronti più critici

L’automotive è il settore più esposto. Le aziende della filiera auto e dei veicoli industriali sono 17, con oltre 2.100 lavoratori: quasi quattro su dieci del totale. Si tratta di componentistica, stampaggio, fanaleria, marmitte, zincatura e prototipazione. La seconda emergenza riguarda siderurgia e fonderie, con quasi 1.400 addetti coinvolti tra ex Ilva di Novi Ligure, Riva Acciai, O.Cava, CLN ArcelorMittal, Albasider e Fonderie Fim.

Le cause indicate sono soprattutto due. La crisi di settore è citata in 21 casi. Il calo di commesse e ordini in 14 casi, con una concentrazione particolare nel Novarese. Seguono la crisi dell’indotto, in 9 casi, e le difficoltà finanziarie.

Contratti di solidarietà per oltre metà dei lavoratori

Il contratto di solidarietà riguarda 3.160 lavoratori, il 57% del totale. La cassa integrazione ordinaria ne interessa 1.512 in 24 aziende. Per altri 550 è attiva la cassa straordinaria e per 100 la cassa in deroga.

“Questi numeri descrivono una crisi strutturale, non congiunturale – dichiara Tino Camerano, Segretario regionale della Fim Cisl Piemonte. Il Piemonte paga più di ogni altra regione il rallentamento dell’automotive e la mancanza di una strategia nazionale ed europea sulla transizione. Quando l’auto si ferma, si ferma tutto: la componentistica, lo stampaggio, i trattamenti superficiali, le fonderie. È un effetto domino che oggi colpisce migliaia di famiglie. Il largo ricorso ai contratti di solidarietà dimostra una cosa importante. Sindacato e imprese, nei territori, stanno facendo tutto il possibile per difendere l’occupazione e non disperdere le competenze. Ma gli ammortizzatori sociali servono a prendere tempo. Non sono una soluzione. Il tempo che stiamo guadagnando va usato per costruire prospettive industriali”.

IN ALLEGATO IL REPORT NAZIONALE FIM CISL SULLE CRISI AZIENDALI NEL SETTORE METALMECCANICO

REPORT CRISI 1 semestre 2026 FIM CISL (2)

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