Coordinamento Donne e Politiche di Genere Fnp Piemonte: “Femminicidi, adesso basta!”

L’uccisione di tante donne nel mese di agosto deve suonare come un allarme vero, non come l’ennesima notizia da leggere e dimenticare senza fermarci a riflettere. In poche settimane, tra Ferragosto e i giorni immediatamente successivi, sono state uccise almeno otto donne, riportando il femminicidio al centro dell’attenzione nazionale. Diverse testate giornalistiche hanno parlato di una drammatica concentrazione di casi, con donne assassinate da ex partner, compagni o familiari, e con età e storie molto diverse tra loro.
Ci sono donne giovani, donne con figli piccoli, donne anziane. Alcune vengono uccise da uomini con cui hanno condiviso una relazione, altre all’interno di legami familiari che dovrebbero essere luoghi di cura e invece diventano luoghi di morte. La prima domanda da porsi è inevitabile: perché? Ma subito dopo ne arriva un’altra, ancora più scomoda: che cosa possiamo fare di più perché questo non continui ad accadere?
Quello che abbiamo visto in questi giorni non è la somma di episodi isolati, ma il segno di una violenza radicata da anni, che cambia volto ma non sostanza. Anche quando i casi sono diversi tra loro, il filo che li unisce è la svalutazione della vita delle donne, la pretesa di controllo, l’incapacità di accettare un rifiuto, una separazione, una fragilità, un conflitto senza trasformarlo in dominio e annientamento.
Il dibattito pubblico di questi giorni insiste sul fatto che il problema non può essere affrontato solo dopo il delitto, ma va prevenuto molto prima, e questo è un lavoro che come FNP CISL, insieme alla nostra Confederazione, portiamo avanti da anni. Ma come si può fare davvero prevenzione se, a volte, vengono messe a rischio proprio le risorse economiche e umane che ogni giorno si battono per la tutela delle donne? Se si pensa soltanto all’inasprimento delle pene, abbiamo toccato con mano, proprio in questo mese, che non basta. Dobbiamo pretendere che la politica non tagli i fondi, ma favorisca un dialogo serio e continuo tra giustizia, servizi sociali, scuola e informazione. Serve una collaborazione vera, stabile e completa, perché ormai è evidente che l’inasprimento delle pene, da solo, non è sufficiente.
Il femminicidio va guardato a 360 gradi: oltre al numero delle donne uccise, ci sono anche altre vittime invisibili: i figli piccoli che assistono alla violenza e restano senza madre, i figli adulti e i nipoti che vedono la propria famiglia spezzata, genitori anziani straziati che si sentono impotenti davanti alla violenza.
Dobbiamo continuare a parlarne, con costanza, a tutti i livelli della società: nelle scuole, nei convegni, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie, nelle amicizie, nella vita quotidiana. Il silenzio non protegge nessuno, al contrario, lascia spazio all’indifferenza. Ma anche l’indignazione non basta. Bisogna parlarne, smuovere le coscienze, imparare a riconoscere i segnali della violenza nella vita di tutti i giorni e nelle persone che ci circondano, esponendoci anche in prima persona per sostenere chi chiede aiuto: vicine, parenti, amiche. Dobbiamo informare, rendere più visibili i servizi sul territorio, rafforzare la prevenzione, insegnare l’educazione affettiva nelle scuole, combattere gli stereotipi, a partire dal linguaggio e dal modo in cui ci relazioniamo gli uni agli altri.
Da gennaio a giugno 2026 sono state uccise 34 donne, il tragico mese di agosto non è neppure conteggiato in questo drammatico bilancio. Ma agosto 2026 ci lascia una domanda che non possiamo più rimandare: quante donne devono ancora morire prima che l’Italia intera consideri questa strage una priorità assoluta?
Barbara Piva
Categoria: Attualità