Fnp Piemonte a Cascina Colombara con Mario sulle orme delle mondine

Entrare alla Cascina Colombara significa varcare la soglia di un mondo che sembra essersi fermato nel tempo. Nel cuore della pianura vercellese, tra le risaie che da secoli scandiscono il ritmo delle stagioni, con Mario abbiamo compiuto un viaggio nella memoria, ripercorrendo la vita delle mondine e delle famiglie contadine che hanno animato questo straordinario complesso rurale.
La grande corte della cascina, una delle più vaste del territorio, conserva ancora intatto il fascino delle antiche aziende agricole. Ma è soprattutto all’interno degli ambienti ricostruiti che il passato torna a vivere. Accompagnati dai racconti di Mario, ogni stanza si trasforma in una finestra aperta sulla quotidianità di un tempo. Nella casa del fattore, gli arredi semplici e gli oggetti d’uso comune raccontano una vita scandita dal lavoro e dai ritmi della campagna. La cucina, con il grande focolare, le stoviglie e i mobili in legno, era il cuore della famiglia, il luogo dove ci si riuniva dopo le lunghe giornate nei campi.
Particolarmente suggestivo è il dormitorio delle mondine. Le camerate ricostruite restituiscono l’atmosfera spartana in cui vivevano centinaia di lavoratrici stagionali provenienti da Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia. Lunghe file di letti in legno, materassi di paglia e pochi effetti personali testimoniano la durezza di una vita fatta di sacrifici. Eppure, proprio in quei dormitori nascevano amicizie, si condividevano speranze e si intonavano i canti che sarebbero diventati simboli di un’intera stagione di lotte.
La visita alla scuola rurale, con i banchi in legno, la cattedra e le lavagnette, racconta invece l’infanzia dei figli dei contadini e dei salariati agricoli. Una scuola essenziale, dove l’istruzione si alternava spesso alle necessità del lavoro nei campi.
Ma la storia delle mondine non è fatta soltanto di fatica. È anche una storia di diritti conquistati. Mario si sofferma davanti alle fotografie e ai documenti che ricordano le grandi battaglie sindacali. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, le mondine furono protagoniste di una mobilitazione senza precedenti per ottenere condizioni di lavoro più umane. Chiedevano una riduzione dell’orario, salari più equi e maggiore dignità. Fu una lotta lunga e coraggiosa che portò alla conquista delle otto ore lavorative giornaliere, una vittoria storica, che partì proprio dalle risaie vercellesi e novaresi e che rappresentò una delle prime affermazioni del movimento operaio italiano. In quegli anni non mancarono scioperi e manifestazioni. Celebre rimase anche l’occupazione dei binari ferroviari da parte delle mondine, un gesto clamoroso con cui le lavoratrici cercarono di impedire l’arrivo di manodopera sostitutiva e di richiamare l’attenzione sulle loro rivendicazioni. Sedute sui binari, con una determinazione straordinaria, sfidarono autorità e proprietari terrieri, trasformando la protesta in uno dei simboli delle lotte sociali del Novecento.
Fuori dalla cascina, lo sguardo si perde tra le risaie allagate. Mario indica i campi e ricorda quelle donne chine nell’acqua fino alle ginocchia, esposte al sole e alle punture degli insetti, impegnate nella monda del riso. La visita a Cascina Colombara si trasforma così in un viaggio nella memoria e nella coscienza civile. Tra stanze ricostruite, oggetti della vita quotidiana e testimonianze delle grandi lotte sociali, emerge il volto autentico di una comunità che ha saputo trasformare sacrificio e solidarietà in conquiste destinate a cambiare la storia del lavoro in Italia. E grazie ai racconti di Mario, quelle voci sembrano ancora risuonare tra i cortili e le risaie, ricordando che dietro ogni diritto conquistato ci sono donne e uomini che hanno avuto il coraggio di lottare.
Che cosa ha da dire questa storia al presente? Più di quanto si possa immaginare. Dietro le immagini delle donne chine nell’acqua delle risaie non c’è soltanto una pagina di storia contadina, ma una lezione di dignità, solidarietà e consapevolezza che continua a interrogarci. Dormendo nelle grandi camerate, condividendo il poco che avevano e sostenendosi durante gli scioperi attraverso la “cassa comune”, le mondine costruirono una straordinaria rete di sorellanza, capace di trasformare la sofferenza in forza collettiva.
Furono tra le prime lavoratrici a organizzarsi, conquistando la giornata di otto ore e rivendicando il diritto a una vita più giusta. Molte erano poco più che bambine, quattordicenni o quindicenni costrette a lasciare la propria casa per affrontare lunghi viaggi e un lavoro durissimo. Eppure, proprio attraverso quel lavoro, acquisivano un’indipendenza economica che consentiva alle famiglie di superare i mesi più difficili e alle donne di prendere coscienza del proprio valore. Le loro battaglie risuonano ancora oggi. La disparità salariale, il lavoro precario, il divario pensionistico, la difficoltà di conciliare occupazione e cura della famiglia sono temi che continuano a segnare la vita di molte donne. Così come resta attuale la lotta contro ogni forma di violenza, non soltanto fisica, ma anche economica e psicologica, che trova le sue radici nella disuguaglianza e nella cultura del dominio. Le mondine avevano compreso che nessuna conquista è definitiva e che i diritti vanno difesi ogni giorno. I loro canti erano protesta, ma anche strumento di unione. La loro esperienza insegna che la risposta all’individualismo e all’indifferenza passa attraverso la solidarietà, la partecipazione e la capacità di prendersi cura degli altri. Forse è questa l’eredità più preziosa che emerge dalla visita a Cascina Colombara: la consapevolezza che il progresso nasce da una comunità capace di non lasciare indietro nessuno. Una lezione che richiama le parole di don Lorenzo Milani, quando invitava a “prendersi cura” del prossimo, a partire dai gesti quotidiani. Le mondine, con la loro tenacia e il loro coraggio, rappresentano una delle radici più profonde dell’emancipazione femminile italiana. E mentre il sole si riflette sull’acqua delle risaie del Vercellese, le loro voci sembrano ancora riecheggiare tra i campi, ricordandoci che la libertà, la dignità e la giustizia sociale non sono conquiste scontate, ma un’eredità da custodire e da tramandare alle nuove generazioni.
La riflessione della Coordinatrice Donne e Politiche di Genere Fnp Cisl Piemonte Barbara Piva
“L’esperienza vissuta ieri al Museo delle Mondine, presso la Cascina Colombara, ha risvegliato in me il ricordo dei racconti di mia madre che, giovanissima, quasi una bambina, era andata a lavorare in risaia per contribuire al sostentamento della famiglia, accendendo in me due riflessioni. La prima riguarda la capacità di quelle donne di accorgersi dei bisogni e delle paure delle compagne, spesso sconosciute, con cui condividevano la camerata e il duro lavoro della monda. Tra loro si creava una vera e propria rete di protezione e di sostegno reciproco. Oggi non è più così. Quando avviene un femminicidio, troppo spesso sentiamo dire che le persone vicine alla vittima non si erano accorte di nulla. Com’è possibile? Forse siamo tutti più soli, oppure siamo così concentrati su noi stessi da non vedere ciò che accade intorno a noi. Dobbiamo imparare nuovamente a guardarci attorno, a cogliere i segnali, a prenderci cura delle persone che ci stanno vicino. Possiamo iniziare da piccoli gesti e semplici attenzioni, anche solo salutando le persone che vivono vicino a noi. La seconda riflessione riguarda i sogni. Quelle giovani donne che per quaranta giorni partivano verso l’ignoto, piegando la schiena sotto il sole cocente delle risaie, coltivavano sogni di indipendenza economica e di una vita migliore. Non si adattavano passivamente alla loro condizione: rivendicavano il proprio ruolo nel lavoro e i propri diritti, anche attraverso i tanti canti di protesta e di ribellione che intonavano contro i padroni delle terre. Anche da questo dovremmo prendere esempio. Non possiamo continuare a ignorare il valore della professionalità femminile e il ruolo fondamentale che le donne svolgono nella società. Come fare? Iniziamo a parlarne in modo serio, concreto e costante. Perché una donna che non raggiunge una piena indipendenza economica rischia di diventare, un domani, un’anziana con una pensione insufficiente e, troppo spesso, sola”.
Il Segretario Generale Fnp Cisl Piemonte Alessio Ferraris commenta
“É stata per me un’emozione forte visitare Cascina Colombara. La mia nonna materna, Rosa Andreoletti, era una mondina! Solo ora comprendo il significato delle sue parole e soprattutto dei suoi silenzi. Una lezione di vita vissuta. Due significati, tra gli altri: la forza prorompente dei giovani e l’importanza di saperla organizzare. Non lasciamoci prendere dallo sconforto e continuiamo a lottare insieme a loro, nel solco della confederalità, per una società più giusta”.
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