Come cambierà Il lavoro nel mondo dopo la pandemia

venerdì 11 giugno 2021 / Focus

Da una recente ricerca (“Future of Work 2021”) condotta dalla McKinsey, società specializzata in consulenza, marketing e ricerche di mercato a livello globale, condotta su otto Paesi che rappresentano il 62% del Pil mondiale e quasi metà della popolazione del pianeta è emerso che prima del Covid, l’innovazione tecnologica colpiva soprattutto la “classe media salariale”, e più specificatamente industria e parte del settore terziario, mentre i lavori ad alto e a basso reddito continuavano a crescere. Nel post pandemia, invece, sono diventati a rischio anche buona parte di quei lavori con salari bassi.

Il report indica che sarebbero circa 100 milioni i posti di lavoro che si perderanno entro il 2030. I lockdown e le esigenze di distanziamento sociale hanno infatti dato una energica accelerata ad innovazione e automazione. A partire dallo smart working, che secondo McKinsey nelle economie avanzate resterà per il 20-25% dei posti di lavoro, senza comportare alcuna perdita di produttività. Per continuare con l’e-commerce, che sta cambiando volto al modo di fare gli acquisti.

A fare le spese nel post pandemia saranno i lavori a basso valore aggiunto: quelli manuali, oppure basati su abilità cognitive elementari, come servizi clienti e ristorazione. Tutti a rischio robotizzazione, con la significativa eccezione dei servizi di gestione di magazzini e di trasporto, trainati dal boom dell’e-commerce e del delivery. I mestieri più colpiti si concentrano nei settori alberghiero, traffico aereo, vendite, supporto amministrativo e costruzioni.

Interi comparti di business sono destinati a ridursi, come ad esempio i viaggi d’affari: il consolidarsi delle riunioni in videoconferenza porterà secondo i dati di McKinsey a un calo del 20% dei “viaggi d’affari” anche a pandemia conclusa, con gravi ricadute sugli introiti delle compagnie aeree, degli aeroporti, della ristorazione e del settore alberghiero. Il dilagare dello smart working comporterà inoltre un ridimensionamento della domanda di spazi commerciali per uffici, e di conseguenza dei trasporti tra centro e periferia, ma anche una penalizzazione dei negozi fisici di vendita al dettaglio.

Un’altra ricerca condotta da CEDEFOP (centro europeo per lo sviluppo della formazione) sugli annunci di lavoro online in Europa conferma che i lavori più colpiti rispetto al periodo pre-pandemia appartengono al settore della distribuzione di cibi e vivande, al servizio clienti e all’ospitalità. Per il prossimo futuro le professionalità più richieste apparterranno alla categoria dei professionisti STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e dei professionisti delle scienze relazionali. Questi due comparti, tecnologia ed “empatia”, sono destinati a crescere del 20% nei prossimi dieci anni. Altri settori che avanzeranno nel dopo pandemia saranno quelli della sanità e del management.

La possibile perdita di 100 milioni di posti di lavoro implica un enorme lavoro di riqualificazione professionale a livello mondiale. Le imprese devono investire nella formazione del personale per affrontare i cambiamenti del prossimo futuro, ma anche i singoli devono impegnarsi per cercare di restare aggiornati a livello tecnologico e upgradare le loro competenze.

L’obiettivo è cercare di assorbire al meglio l’impatto di questo colossale processo di trasformazione del mondo del lavoro, in modo particolare per quei lavoratori più vulnerabili come le donne o le minoranze etniche, che più hanno sofferto la crisi legata al Co

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