2021 – 2022 ripartenza del commercio internazionale e dell’export italiano

lunedì 10 maggio 2021 / Focus

Una ripartenza del commercio internazionale già da quest’anno e un’ulteriore crescita nel 2022, dopo un 2020 segnato dall’emergenza sanitaria coronavirus. Dando per scontata una progressiva accelerazione a livello globale del piano di vaccinazione, la ripresa andrà strutturandosi. A definire questo scenario è il XVIII Rapporto dell’agenzia Ice Prometeia (agenzia collegata al MISE) su “Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori”. La riduzione della capacità di acquisto dei consumatori premierà il valore dei prodotti, dal punto di vista del rapporto prezzo/prestazione, ma anche da quello della sostenibilità sociale e ambientale. Gli aspetti salutistici dei consumi risulteranno premianti anche dopo il superamento della crisi sanitaria, mantenendo la filiera agroalimentare tra quelle più attrattive.

Quanto invece ai beni di investimento, secondo l’indagine si vedrà una crescita della Meccanica, primo settore dell’export nazionale e dell’Elettronica, comparto che ha mostrato una delle migliori tenute durante la fase più acuta della crisi saniataria. Nonostante il calo delle esportazioni ci sono eccellenze settoriali che hanno retto positivamente su alcuni mercati resistendo agli scossoni legati alla pandemia:

  • Il settore alimentare soprattutto verso Germania, Giappone, UK, Corea del Sud, Olanda e Francia.
  • Il settore meccatronico – componenti elettronici verso gli Stati Uniti, le macchine tessili verso la Turchia, le materie plastiche verso la Cina.
  • Il settore farmaceutico

I mercati maturi europei, tradizionale punto di riferimento per le imprese italiane, sono destinati a recuperare in parte nel 2021 quanto perso nel 2020, per poi superare i livelli di domanda pre-crisi nell’anno successivo. Una ripresa più accelerata caratterizza l’area nord-americana che già nel 2021 andrà oltre i livelli di import del 2019. Ancor più rapidi i tempi di recupero di altre aree, per via di una riduzione dei volumi meno intensa nel corso del 2020 (è il caso soprattutto dei paesi asiatici) o di ripartenze mediamente più intense. All’interno dei mercati emergenti un andamento relativamente meno brillante riguarda l’Africa subsahariana e l’America Latina, le cui prospettive rimangono frenate anche da una minor fiducia verso i sistemi sanitari nazionali circa la messa in campo di un’immunizzazione diffusa.

Nel continente asiatico, rileva l’indagine, l’anno della pandemia è stato anche l’anno del più grande accordo di libero scambio mai siglato, un’intesa che può modificare gli equilibri competitivi in una delle aree a maggior potenziale in chiave futura (i paesi firmatari assorbono già l’8% dell’export italiano). Con un contributo al commercio mondiale di 9.300 miliardi di euro e con oltre 2,2 miliardi di persone coinvolte, i 15 firmatari dell’accordo RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) hanno posto le fondamenta per un’intesa che, dal punto di vista commerciale, guarda soprattutto agli impatti di medio termine. Per l’Italia si tratta di mercati che valgono nel complesso 39 miliardi di euro (l’8% del suo export) e il cui presidio rimane fondamentale per la ripresa dei prossimi anni. Già nel 2021 per esempio la crescita dell’import di questi paesi sarà superiore di almeno due punti a quella attesa per la media degli scambi mondiali.

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