Il testone

mercoledì 6 novembre 2019 /

Io lavoro …

A maggio del 1999 lavoravo in un’azienda di circa 90 dipendenti, di Borgaro Torinese come responsabile del reparto stampaggio lamiera.

Un giorno verso le ore 9:30 del mattino squilla il telefono aziendale e il responsabile del magazzino mi dice di fare entrare un camion con rimorchio nel mio reparto per scaricare della materia prima, cioè grandi nastri di lamiera (coils). Io ho chiesto come mai dovevamo scaricarlo noi che non eravamo magazzinieri. Lui mi ha risposto che i coils erano imballati male sul bilico e quindi non era possibile scaricarli con il carrello elevatore. Ho cominciato ad aprire i teloni che coprivano i coils e indossando i DPI (guanti e casco), sono salito sul camion. Mi sono accorto subito che non era vero che la materia prima era imballata male, ma che i coils erano talmente pesanti che superavano la portata massima del carrello elevatore.

Quel giorno ….

Sono salito sul camion un po’ nervoso e ho cominciato a controllare le funi di acciaio per verificarne l’idoneità e che non fossero danneggiate. Ho dato ordine all’operatore di spostare due colleghi di lavoro su altre due presse perchè lavoravano troppo vicino alla zona di scarico. L’ operatore mi ha passato la pulsantiera del carroponte e mi sono inginocchiato sul pavimento del camion per evitare di sbattere con la testa o con il corpo contro il gancio del carroponte durante le manovre.

A un certo punto …

Ho iniziato le manovre di scarico sganciando due funi dal gancio e inserendole dentro il diametro interno del nastro. Dopo circa venti minuti dall’inizio dei lavori e sentendomi chiamare dall’autista mi sono alzato di scatto dimenticandomi che con il telecomando stavo portando il gancio del carroponte vuoto verso di me. In un attimo ho sentito una violenta botta sulla mia testa e per alcuni secondi ho visto solo una luce intensa e ho provato un dolore fortissimo. Mi sono rimesso in ginocchio e ho sentito che qualcuno mi sorreggeva tenendomi le braccia. Io non capivo più niente, mi sentivo chiamare, ma non vedevo chi fosse. Passano circa due o tre minuti, comincio a vedere e il dolore inizia a calmarsi. Ho sentito tutta la testa bagnata e l’ho toccata subito accorgendomi che era solo acqua. Mi sono girato per vedere chi mi sorreggeva; era l’operatore insieme a mio fratello, anche lui dipendente della stessa azienda. Metto bene a fuoco la vista e mi ritrovo circondato da tutti i colleghi del reparto. Comincio a sentirmi meglio e tranquillizzo tutti.

Mi aono alzato e ho rimesso il casco in testa, mio fratello mi ha detto di scendere dal camion e di andare in infermeria a sdraiarmi sulla barella e lui avrebbe finito lui di scaricare il camion.

La mia risposta è stata di no, che stavo bene e che lui e gli altri potevano riprendere il lavoro che stavano svolgendo. Ho chiesto all’operatore che cosa mi avesse colpito! Lui sorridendo mi ha risposto che era stato il gancio del carroponte aggiungendo: “capo guarda che ti è andata bene! Il gancio ti ha colpito a fine ondulazione, se ti prendeva dall’inizio dell’ondulazione ti ammazzava!”.

E invece …

Ho ripreso il lavoro spaventato e con un leggero tremolio sulle gambe, dopo mezzora ho finito di scaricare e ho fatto manovra al camionista per farlo uscire dal mio reparto e nel chiudere il portone ho guardato l’orologio ed erano le ore 10:45.

HO raggiunto mio fratello che stava tagliando dei fogli di alluminio con la cesoia, e mi ha chiesto come mi sentivo e io gli ho risposto che stavo bene! Questo è tutto quello che mi ricordo del mio incidente perché alle ore 15:50 ho aperto gli occhi e mi sono ritrovato sdraiato in un letto di ospedale, di fronte a me c’era mio fratello che con un grosso sorriso di soddisfazione mi disse: “ti sei svegliato finalmente!”.  Mi ha raccontato che svenivo e mi risvegliavo subito dopo un paio di schiaffetti, rispondevo alle domande e risvenivo addirittura con gli occhi aperti. Mentre lo racconta vidi il suo viso spaventato e preoccupato. E’ poi arrivato il medico e mi ha chiesto di seguire con gli occhi il suo dito e se il dolore alla testa si era calmato un po’; io gli ho risposto di si. Ma era il dolore all’occhio destro che mi dava fastidio. Il medico mi ha risposto: “lei oggi rimarrà qui da noi in ospedale, la dobbiamo tenere sotto controllo. Lei ha un grosso trauma cranico e la botta ha toccato leggermente il suo occhio destro. Se domani vedremo dei miglioramenti la faremo uscire”.

Mentre il medico si congedava, sono entrati nella stanza il responsabile della qualità dell’azienda che ricopriva anche il ruolo di RSPP insieme ad un’altra persona che non conoscevo. L’ RSPP si avvicina, mi stringe la mano e mi chiede come sto. Io gli ho risposto che mi sentivo meglio ma che ancora non mi rendevo conto di cosa mi era capitato. Mi ha presentato la persona che era con lui, un ispettore dello SPreSAL e mi ha detto di stare tranquillo che i medici del pronto soccorso di prassi chiamano l’ASL quando arrivano infortuni gravi e che mi avrebbe fatto alcune domende sull’incidente che mi era capitato.

L’ispettore ha chiesto a mio fratello e alla Rspp di uscire dalla stanza e ho risposto a una serie di domande raccontandogli cosa era successo, fino alla domanda finale: “lei aveva il casco in testa?” Io ho risposto di si, ma lui mi ha chiesto se ne ero sicuro e di stare tranquillo che non mi sarebbe successo niente. Indispettito gli dico che sono un Rls, proprio io ho richiesto all’azienda di comprare un casco  per ogni operaio abilitato all’uso del carroponte e che proprio io ho scitto su ogni casco il cognome di ogni addetto all’utilizzo del carroponte e che se voleva poteva andare nel mio reparto e li avebbe visti tutti appesi e in ordine per cognome su dei ganci. L’ispettore vista la mia decisione si è convinto e andò via.

Dico a mio fratello di andare a casa perché lo vedevo stanco e provato, lui mi ha risposto che aspettava l’arrivo di mia moglie e delle mie figlie, cosi non mi avrebbe lasciavano solo.

Poco dopo è arrivata la mia famiglia e la commozione è stata fortissima. Arrivano anche tanti colleghi di lavoro che fortunatamente mi tirano su il morale.

“Sono circa le ore 20:00, sono rimasto solo nella stanza e invece di rilassarmi penso a quanto mi è successo… sono vivo! Non era la mia ora!”

Ho avuto molta fortuna, se il gancio del carroponte mi avesse colpito all’inizio o metà della ondulazione penso che oggi non sarei qui a raccontarla, tutto per una banale distrazione di pochi secondi!

La prognosi è stata: forte trauma cranico e contusione all’occhio destro e due giorni di ricovero in ospedale più 15 gioni di convalescenza.

Dopo i 15 giorni di convalescenza sono rientrato in azienda, ho parlato con il responsabile della sicurezza aziendale (RSPP) chiedendoli un incontro con il dirigente sicurezza Dottor Alessandro… per studiare e analizzare le cause dell’infortunio, io come Rls ho denunciato che in magazzino non esiste un carrello elevatore che potesse alzare i nastri di lamiera di 25 quintali, il pericolo di fare manovra al camion per farlo entrare dentro il reparto con grave rischio di investire qualcuno, sbattere contro una pressa o pacchi di lamiera depositati vicino la cesoia, inoltre dal camion durante la manovra esce del fumo dalla marmitta di scarico che rimane dentro il reparto e che respirano gli operai, il cambiamento del microclima all’interno del reparto causa apertura di due portoni per far uscire il fumo che subisce il personale quindi si passa dal caldo al freddo, ma soprattutto la scomodita di stare in ginocchio sul camion per non battere sul gancio del carroponte, l’addetto al primo soccorso ha gestito correttamente l’incidente? Ha l’autorizzazione di fermare il ferito contro il suo no!

Quali cambiamenti sono stati decisi …

Nella riunione tra le parti (Rspp, Rls, dirigente) si decide: coinvolgere ufficio acqusti per segnalare nell’ordine hai fornitori della materia prima il peso massimo di 20 quintali che devono avere i nastri e i pacchi di lamiera e una descrizione dettagliata di come deve essere l’imballo del nastro, l’azienda comprerà un carrello con la portata di 25 quintali da tenere in magazzino di scarico merci il carrellista prima di scaricare deve controllare la bolla, verificare il peso di ogni nastro, controllare che l’imballo abbia le caratteristiche richieste, lo scarico verrà eseguito solo in magazzino esterno fuori stabilimento. Insieme si è deciso che l’addetto al primo soccorso dovrà solo svolgere il compito di soccorrere e medicare, chiamare subito se presente Rspp o il responsabile di reparto che prenderanno le decisioni in merito al tipo di incidente anche contro il no dell’infortunato.

Si concorda che si informerà delle modifiche tutto il personale con una istruzione operativa e la RLS eseguirà una assemblea con tutte le maestranze.

Cosa ho imparato da questa esperienza …

Un secondo di distrazione ti può cambiare la vita, fare prevenzione sempre in qualsiasi cosa per me stesso e per i colleghi segnalandolo, fare una valutazione dei rischi.

Consigli per un RLS …

Fare una valutazione dei rischi personale su ogni postazione di lavoro, scrivere tutto quello che secondo te sia un rischio di infortunio e consegnalo alla RSPP pretendendo una risposta, coinvolgi i tuoi colleghi a valutare la loro postazione di lavoro e di segnalarti tutto quello che secondo loro sia rischioso.

 

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