Fca, Fim e Cisl:”Gli Enti locali si impegnino in prima persona sulla elettrificazione della città di Torino e sul rinnovo del loro parco macchine”

giovedì 20 giugno 2019 / Focus
Fca Mirafiori primo piano
Fca Mirafiori

Fim e Cisl Torino Canavese si augurano che nell’incontro odierno con Fca, il Presidente della Regione Alberto Cirio e la sindaca del capoluogo, Chiara Appendino, non si limitino a ascoltare e/o a chiedere impegni a FCA, ma portino proposte concrete di investimento pubblico per lanciare l’auto elettrica a Torino e in Piemonte, modificando profondamente e in senso meno inquinante la mobilità nel territorio. In questo modo, potrebbero essere da esempio ad altre città italiane per una green economy nazionale.

“Il Comune promuova e sostenga l’elettrificazione della Città e dell’area metropolitana – spiegano i segretari generali di Fim e Cisl, Claudio Chiarle e Domenico Lo Bianco – con l’installazione capillare delle paline di ricarica. Occorrono investimenti e sinergie pubblico-privato. La Regione promuova e sostenga il ricambio del parco macchine regionale dal tradizionale all’elettrico e installando paline di ricarica in tutti i parcheggi nelle vicinanze di ospedali e enti pubblici. Si promuova l’elettrificazione dei parcheggi dei centri commerciali, in convenzione con gli stessi, sostenendo con sgravi economici e libera circolazione per chi acquista auto elettriche”.

Nell’auspicare la ripresa della trattativa tra Renault e Fca, Fim e Cisl Torino-Canavese chiedono ai vertici degli Enti Locali impegni precisi per la crescita del Territorio.

“Se si vuole un secondo produttore – concludono Chiarle e Lo Bianco – intanto non bisogna fare cessare la produzione della Blue Car a Bairo Canavese, unica produzione a oggi di auto elettriche nell’area metropolitana e con cui il Comune di Torino ha realizzato il car sharing cittadino. Se chiude Blue Car che fine farà lo stesso car sharing? Chiediamo quindi attivismo concreto al Presidente della Regione e alla Sindaca di Torino e non scarica barile o piani di mobilità contraddittori e controproducenti per l’economia torinese”.

 

 

 

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