Il Distretto Tessile Biellese fa i conti con la pandemia

martedì 29 dicembre 2020 / Focus
Tessile Biellese

La ‘patria italiana dei tessuti’, cerca un via di uscita alla crisi generata dal Covid.

Tra i grandi malati della manifattura piemontese c’è il distretto tessile biellese. Con circa 12mila addetti, 800 imprese e un giro di affari di un miliardo e mezzo di euro, il polo piemontese sta vivendo un’altra fase travagliata della sua lunga e prestigiosa storia. Considerata da sempre la patria del tessile italiano, Biella vanta una produzione del 40% di tutta la stoffa pregiata fabbricata nel mondo. Le sue produzioni principali sono i tessuti per l’abbigliamento, i filati per la tessitura e la maglieria.

Gli effetti della pandemia sul settore si fanno sentire sempre di più. Lo dicono gli ultimi dati di Unioncamere Piemonte che per il tessile biellese registrano un calo del 30,2 per cento della produzione industriale, del 43,5 per cento degli ordinativi sia esteri che interni e del 27,4 per cento del fatturato. Anche i dati sulla cassa integrazione rendono l’idea della crisi in atto: il 77 per cento delle aziende tessili vi ha fatto ricorso in questi mesi del 2020. E per l’anno prossimo le previsioni restano negative anche perché dicono gli addetti ai lavori “ci vorrà un po’ di tempo prima che la domanda ritorni ai livelli pre-covid”. Dal 2002 ad oggi nel distretto biellese si sono persi circa 12 mila posti di lavoro. Molti lavoratori sono stati accompagnati alla pensione, altri sono stati assorbiti dai restanti settori industriali e dai servizi.

A Biella operano, insieme ai marchi storici come Ermenegildo Zegna, Loro Piana, Lanificio Fratelli Cerruti, Piacenza, Lanificio Colombo, Lanificio Vitale Barberis Canonico e Lanificio Reda, una moltitudine di piccole e medie imprese. I filati e i tessuti prodotti sono principalmente in lana merinos superfine e altri materiali pregiati come cashmere, alpaca e mohair. La qualità è la carta vincente che ha consentito al distretto di superare le crisi del passato e di affermarsi nel mondo. E proprio grazie alla capacità di produrre tessuti di alta qualità, Biella è diventata il 30 ottobre 2019 città creativa dell’Unesco nel settore “Crafts & Folk Art”.

“Il territorio biellese – spiega il segretario della Cisl Piemonte Orientale, Roberto Bompan  conserva ancora nel tessile di alta gamma il suo core-business. Per mantenere questo primato è necessario investire non solo in nuove tecnologie ma anche in prodotti eco-sostenibili, leva questa che potrebbe consentire alle nostre aziende di acquisire nuove fette di mercato. Mettere a fattor comune buone pratiche, competenze, know how è il modo migliore per affrontare le criticità che si presenteranno nei prossimi mesi”.

Per la segretaria generale della Femca Cisl Piemonte Orientale, Barbara Piva: “In questa fase è difficile fare previsioni per il futuro. Quello che emerge dagli incontri con gli imprenditori del settore è che i primi segnali di ripresa potrebbero avvenire non prima del secondo semestre del 2021”. Rispetto al rinnovo del contratto, la segretaria generale della Femca non ha dubbi sulle novità che dovranno essere introdotte. “Il contratto deve prevedere, oltre agli aumenti economici, – afferma Piva – strumenti ed elementi nuovi su formazione e riqualificazione dei lavoratori, inquadramento professionale e welfare. Un lavoratore che entra al secondo livello non può rimanere lì per tutta la durata del suo percorso lavorativo. Non è più accettabile”.

Rocco Zagaria   (Da Conquiste del Lavoro del 26/12/2020)

 

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