Simone Pensato (Sicet Torino e Piemonte) a La Repubblica su emergenza casa a Torino

venerdì 9 Ottobre 2026 / Focus

Più affitti brevi a studenti e pochi alloggi popolari a Torino la casa è in crisi

In città si contano 69mila abitazioni vuote mentre le richieste di un’appartamento Atc sono raddoppiate in otto anni. In crescita anche gli sfratti non legati alla morosità. Affitti a prezzi proibitivi, migliaia di appartamenti vuoti e sempre più inquilini che si vedono sfrattati al termine fisiologico del contratto perché il proprietario vuole entrare nel circuito Airbnb o affittare l’alloggio a studenti. A completare il quadro dell’emergenza casa a Torino si aggiunge la carenza ormai cronica di alloggi popolari – molti dei quali da ristrutturare – per cui le richieste degli inquilini sono quasi raddoppiate negli ultimi anni, passando dalle 6.567 del 2018 alle 12.156 domande valide arrivate per l’ultimo bando.

Affitti a prezzi proibitivi, migliaia di appartamenti vuoti e sempre più inquilini che si vedono sfrattati al termine fisiologico del contratto perché il proprietario vuole entrare nel circuito Airbnb o affittare l’alloggio a studenti. A completare il quadro dell’emergenza casa a Torino si aggiunge la carenza ormai cronica di alloggi popolari – molti dei quali richiedono interventi di manutenzione straordinaria – per cui le richieste degli inquilini sono quasi raddoppiate negli ultimi anni, passando dalle 6.567 del 2018 alle 12.156 domande valide arrivate per l’ultimo bando.

Una situazione complessivamente critica, che oggi si fa sentire di più a Torino rispetto ad altre grandi città del Nord, anche in relazione al fatto che i canoni di affitto partivano da una base mediamente contenuta. «Il vero problema oggi è trovare appartamenti a canoni sostenibili rispetto agli stipendi» denuncia a Repubblica il segretario della Sicet Piemonte e Torino Simone Pensato. «Viviamo un momento storico per cui i valori degli affitti sono drogati dai contratti brevi turistici e, a Torino in particolare, da quelli transitori per studenti universitari».

L’attrattività verso il mercato Airbnb è presto spiegata guardando i dati sulla redditività delle case. «Nel 2017 una casa su Airbnb rendeva circa 3 mila euro all’anno, mentre oggi la media si aggira attorno ai 7 mila euro» evidenzia Francesco Chiodelli, geografo economico-politico dell’Università di Torino. «Prima il mercato tradizionale era competitivo, ora è molto più profittevole mettere un alloggio su Airbnb, anche per un tempo intermittente» aggiunge.

Il problema non è quindi la mancanza di abitazioni in senso assoluto, quanto piuttosto la difficoltà di trovare alloggi disponibili e a prezzi compatibili con i redditi medi. Se per una coppia è ancora possibile scegliere tra diverse opzioni (almeno in alcune zone della città), per i single lo scoglio è quasi insormontabile. Il rischio è che «gli affitti non siano proporzionati ai livelli di reddito ma a quelli del mercato» chiosa Pensato e guarda in modo critico anche al Piano Abitare del governo Meloni. C’è poi il tema degli appartamenti vuoti e attualmente inutilizzati: 69 mila circa in città, secondo quanto risulta dagli studi funzionali alla realizzazione del nuovo Piano regolatore.

Parlando di sfratti, invece, secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno, a Torino sono state eseguite 3.171 misure da parte del tribunale. La stragrande maggioranza riguarda ancora questioni di morosità, ma sono in crescita gli sfratti per “ultimata locazione”. «Siamo passati da neanche un centinaio di sfratti di questo tipo nel 2021, a 247» sottolinea il sindacato inquilini, come a dire che più del numero sono le ragioni degli sfratti a rivelare un cambiamento del mercato immobiliare. «Molti danno disdetta per poter affittare a studenti, lavoratori fuori sede o per dedicare gli alloggi a fini turistici», rimarca Pensato.

L’analisi del sindacato della Cisl mostra poi come la crisi dell’abitare non trovi risposte adeguate sul fronte dell’edilizia popolare. Le richieste sono sensibilmente aumentate negli ultimi anni, mentre il grado di soddisfazione a Torino risulta al di sotto del 10%. «Fenomeno che si conferma anche su scala regionale» evidenzia il segretario Sicet. A pesare, almeno in parte, sono anche quelle 1.791 case attualmente non assegnabili perché richiedono manutenzioni straordinarie e che quindi rimangono vuote. Nel 2025 429 erano già oggetto di lavori, ma la strada per soddisfare tutte le richieste è ancora lunga. (da La Repubblica Torinol 9 ottobre 2026)

Adele Palumbo (giornalista de La Repubblica Torino)

NUMERI

12.156 – Le domande all’Atc: Sono le persone che hanno chiesto una casa popolare nell’ultimo bando (erano 6.567 nel 2018).

7.000 – Gli incassi su Airbnb: Si stima che in media un appartamento sulle piattaforme di affitti brevi faccia guadagnare 7mila euro l’anno contro i 3mila del 2017.

3.171 – Gli sfratti eseguiti: La maggior parte riguarda inquilini che non pagano l’affitto ma sono quasi triplicati quelli che avvengono perché il proprietario vuole cambiare contratto.

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