Dignità, lavoro e IA: una sfida per il futuro di tutti. L’intervento di Ugazio su “Notizia Oggi” di Vercelli

Parto da un elemento scontato: il lavoro è il cardine della nostra democrazia, uno dei pilastri su cui si regge la coesione sociale del nostro Paese.
Lo hanno voluto fortemente i nostri padri costituenti quando, non per un dettaglio tecnico o per una semplice formula di stile, ma per una scelta profondamente radicata nell’esperienza e nei valori della Resistenza, misero il lavoro al centro della Costituzione repubblicana.
È nel lavoro e attraverso il lavoro che la persona trova la sua dignità, può realizzarsi, esprimere le proprie capacità, costruire il proprio futuro, e, nello stesso tempo, contribuire alla costruzione del bene comune e della comunità.
Anche lo Statuto della CISL, nato in quegli stessi anni, Pastore nostro fondatore fu tra i padri costituenti, afferma la volontà di «tutelare la dignità e il rispetto della persona umana come condizione primaria di vera libertà». La nostra stella polare è limpida: la persona, ogni persona, viene prima di tutto.
Ho voluto partire dalle fonti, dai nostri valori fondativi, proprio per definire con chiarezza il perimetro dentro il quale si collocano il nostro essere e il nostro agire come sindacalisti della CISL.
E proviamo a viverlo anche dentro questo tempo complesso, un tempo nel quale i canoni del mondo del lavoro, così come li abbiamo conosciuti, sono profondamente cambiati e continueranno a cambiare rapidamente.
Ogni giorno, allora, siamo chiamati a interrogarci sul nostro modo di abitare questo tempo.
E proprio per questo come cislini siamo convinti che non possiamo vivere con lo specchietto retrovisore: dobbiamo abbandonare gli schemi novecenteschi di una contrapposizione ideologica e sterile tra capitale e lavoro, che non è più in grado di interpretare la complessità del mondo che abbiamo davanti.
Questo non significa annullare le differenze, ma costruire alleanze virtuose. Istituzioni, imprese e sindacati devono sedersi allo stesso tavolo per ridisegnare un modello di sviluppo sostenibile, giusto, per tutti fondato sulla centralità della persona.
È questo, a mio avviso, ciò di cui ha bisogno oggi il mondo del lavoro: non steccati ma ponti.
Ma come si misura, concretamente, la dignità del lavoro?
Ci sono alcuni elementi essenziali.
Il primo riguarda i salari. Un lavoro dignitoso deve garantire un salario giusto e deve permettere di vivere dignitosamente. Lavorare non può più significare essere poveri.
I numeri dell’occupazione sono oggi sicuramente incoraggianti, ma non possiamo fermarci al dato quantitativo. Dobbiamo guardare alla qualità dell’occupazione e prendere atto di un fenomeno che riguarda un numero crescente di persone: la povertà può riguardare anche chi un lavoro ce l’ha.
Il secondo elemento è la sicurezza. Non può esserci dignità dove una persona rischia la vita per guadagnarsi da vivere.
Poi c’è il tema della stabilità e del superamento della precarietà. Perché la dignità deve generare futuro. E qui dobbiamo ascoltare i nostri giovani. Non ci chiedono necessariamente un lavoro privo di flessibilità, chiedono, piuttosto, una flessibilità che sia contrattata, accompagnata da diritti e da salari adeguati. Un lavoro che consenta di scegliere di restare e non costringa a partire.
E questo ci porta direttamente al tema della conciliazione tra vita e lavoro. Un lavoro dignitoso deve rispettare il tempo della persona, avendo particolare attenzione a tutto il tema del lavoro di cura di giovanissimi ed anziani che ricade in modo particolare sulle lavoratrici donne.
Infine, c’è un tema che per la CISL è da sempre centrale identitario: la partecipazione che è corresponsabilità.
I lavoratori non sono semplici ingranaggi dell’organizzazione produttiva e non possono essere considerati soltanto dei meri esecutori.
Le organizzazioni capaci di generare senso sono quelle nelle quali le persone si sentono parte di una storia, vengono riconosciute nella propria unicità e percepiscono di poter incidere partecipando nella sua costruzione, sono le realtà lavorative che fanno partecipazione.
E la partecipazione è anche la risposta politica e sociale all’intelligenza artificiale, nella quale già oggi siamo immersi.
Lo sappiamo ogni cambiamento porta con sé incertezze, paure, ma bisogna avere il coraggio di governarle.
Allora la scelta non è tra entusiasmo e paura, ma – come indica Leone XIV nella Magnifica Humanitas – tra due modi di costruire il progresso: servire l’uomo (ricostruire Gerusalemme) o piegarlo a logiche di potere (edificare Babele).
Il progresso, e quindi anche l’IA, non può che essere al servizio dell’uomo.
Per il sindacato l’IA è una sfida profonda che richiede nuove competenze, velocità e il coraggio di lasciarsi scuotere. Per evitare che l’innovazione crei nuove disuguaglianze lasciando indietro chi non ha gli strumenti, la formazione diventa decisiva. Non può più essere un intervento episodico legato alle crisi, ma deve diventare un diritto soggettivo, universale e portabile lungo tutta la vita lavorativa. Questo è il vero “Articolo 18” di cui il Paese ha bisogno: la possibilità per ognuno di aggiornarsi e rimanere protagonista del proprio futuro.
Voglio concludere tornando alle nostre parole chiave: dignità e lavoro. Il nostro impegno quotidiano deve essere quello di dare voce e volto al lavoro in questo tempo di cambiamento.
Dare voce alle persone, alle loro paure e alle loro aspirazioni, dare voce a chi nel nostro Paese non ha voce.
Dare volto a un’idea di lavoro che non sia solo produzione, ma uno strumento di emancipazione, libertà, dignità e mezzo per costruire il bene comune, la comunità.
Come ci ha ricordato Leone XIV, «non dobbiamo temere di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo». Questo è ciò che facciamo ogni giorno come CISL: metterci testa e cuore, con umiltà e responsabilità, nei luoghi di lavoro, nelle nostre sedi. Non abbiamo tutte le risposte, ma sappiamo che il destino di ciascuno è legato a quello di tutti. È dentro questo tempo, con le sue difficoltà e le sue grandi possibilità, che con coraggio e speranza dobbiamo costruire insieme il futuro.
Elena Ugazio
da Notizia Oggi (settimanale di Vercelli)
In allegato articolo originale
Categoria: Focus