Insieme per il rilancio di Torino: il dibattito promosso dalla Cisl territoriale

mercoledì 21 febbraio 2018 / Attualità
Dibattito sul futuro di Torino vista aula cislpiemonte.it
Dibattito sul futuro di Torino cislpiemonte.it

Il segretario Cisl Lo Bianco: “Il futuro di Torino è anche evitare delocalizzazioni incontrollate come l’Embraco e il dumping contrattuale. Serve una nuova alleanza sociale dei principali soggetti economici e istituzionali”

“Siamo impegnati insieme ai lavoratori e alle loro famiglie in questa difficile battaglia contro la decisione e l’atteggiamento arrogante di Whirpool e l’assenza di regole in un mercato del lavoro dominato sempre di più dal dumping contrattuale. La vicenda Embraco ci fa capire ancora una volta che la tutela del lavoro, nel suo insieme, resta non solo la missione principale del sindacato, ma la vera priorità dei governi, della politica e delle istituzioni. La Cisl territoriale ha promosso il dibattito sullo sviluppo e il futuro di Torino anche per evitare che, per effetto di processi incontrollati di delocalizzazione, possano ripetersi altri casi come Embraco, con conseguenze devastanti sulla tenuta occupazionale e sociale del territorio”.
Con queste parole il segretario generale della Cisl Torino-Canavese, Domenico Lo Bianco, ha aperto il seminario, fortemente voluto dalla sua organizzazione, dal titolo: “Idee e proposte per lo sviluppo di Torino” che ha visto la partecipazione dello storico dell’industria e professore alla Bocconi, Giuseppe Berta, del professore Mario Calderini, ordinario di Strategie e Decisioni d’Impresa e Social Innovation alla School of Management del Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Gestionale, e dell’ex sindaco di Torino, Valentino Castellani.

“La Cisl – ha spiegato il segretario Lo Bianco – vuole contribuire alla costruzione di una nuova ‘alleanza sociale ed economica’ tra i principali soggetti e attori istituzionali della Città (il mondo delle imprese, del lavoro, delle professioni, dell’università e della conoscenza, della cultura e del mondo politico-amministrativo) per l’avvio di una nuova fase di sviluppo e il rilancio economico del territorio. La crisi della politica, e anche in parte dei corpi intermedi, ha determinato l’assenza di una sede di confronto sui problemi sociali ed economici che attanagliano la città. Il nostro è solo un punto di inizio, un tentativo di ‘coinvolgere nel dibattito’ anche gli altri soggetti politici e sociali dell’area metropolitana”.

Il punto di partenza su cui poggia l’impianto Cisl è il lavoro, attraverso l’occupazione stabile. Solo il lavoro stabile – che dà sicurezza economica – può essere il presupposto di un lavoro qualificato, professionalizzato, che crea redditività e valore aggiunto all’impresa, attraverso prodotti e servizi ad alta tecnologia. L’idea di Lavoro 4.0 non è disgiunta da un’impresa qualificata, che pensa, produce e realizza manufatti di altissima qualità, con tecnologie avanzate e utilizzando appieno il futuro, già presente, di Industria 4.0.

Secondo la Cisl Torino-Canavese sono tre le direttrici su cui sviluppare il dibattito e il confronto per l’elaborazione di progetti realizzabili:
1)Innovazione industriale
2)Innovazione sociale
3)Innovazione culturale.

LE PROPOSTE
Il segretario Cisl Lo Bianco ha avanzato la proposta di un “Manifesto per il futuro e lo sviluppo di Torino”, con la partecipazione di tutti i principali soggetti e attori istituzionali della Città (il mondo delle imprese, del lavoro, delle professioni, dell’università e della conoscenza in generale, della cultura e naturalmente del mondo politico-amministrativo) e l’istituzione un “gruppo di lavoro”, con l’aiuto anche di esperti e studiosi, in grado di avviare in breve tempo progetti credibili e sostenibili e di “invertire la rotta”, guardando con più ottimismo al futuro. È solo l’inizio di un percorso che vogliamo condividere con Cgil e Uil e le altre organizzazione economiche e sociali della Città.

Dagli interventi dei tre ospiti, Castellani, Calderini e Berta, sono emersi suggerimenti utili che meritano di essere approfonditi e discussi con tutti i soggetti interessati al dibattito.
L’ex sindaco di Torino, Valentino Castellani ha innanzitutto evidenziato il ruolo culturale del sindacato, in qualità di corpo intermedio della società, nel costruire consenso intorno a una visione e a un progetto. “Oltre al soggetto pubblico – ha sottolineato Castellani – che deve comunque svolgere la funzione di regia, ci deve essere una rete civica e sociale per progettare un pezzo di futuro. Ci sono una decina di gruppi in città che si stanno muovendo in questa direzione. Non abbiamo molto tempo. Nel giro di un anno bisogna passare all’azione, allargando a chiunque voglia portare il suo fattivo contributo”.

Per Calderini invece bisogna scommettere sull’imprenditorialità sociale, intensiva di tecnologia, ibrida, cioè capace di trasformare in business alcuni bisogni, assistita da una finanza specializzata, perché essa intercetta un cambiamento di paradigma planetario, in cui Torino ha gli ingredienti ed è in grado elaborare una sua visione strategica e una suo posizionamento sufficientemente di nicchia per distinguersi da altri.
“Dobbiamo ripartire dall’idea – ha detto il professore Calderini – di ricostruire un modello di impresa compatibile con le condizioni strutturali e di mercato della città e con la vocazione delle persone di questo territorio. A Torino ci sono tre cose significative che da sole non sono tratti distintivi agli occhi del mondo, ma se messe insieme, forse sì. Primo: la grande tradizione sociale delle reti religiose e civili, piuttosto votate all’imprenditorialità (Salesiani, Giuseppini del Murialdo, Libera). Si tratta di una vocazione all’organizzazione dei bisogni molto forte. Secondo: una capacità tecnologica sedimentata. Terzo: una polarità di finanza ibrida consistente. Infatti, non c’è un altro posto in Europa dove ci sono due fondazioni bancarie così importanti come a Torino. Se noi mettiamo insieme questa filiera, possiamo ricavarci un ruolo e uno spazio per il futuro. La scommessa sull’imprenditorialità sociale vuol dire anche la possibilità di riconciliare scienza e tecnologia, con la società torinese in senso esteso. Si tratta ovviamente solo di un pezzo del futuro di Torino e non di una ricetta che risolve tutti i problemi”.

Per Giuseppe Berta, negli ultimi dieci anni, a fronte di una inevitabile deindustrializzazione, è mancata una vera terziarizzazione avanzata della città. “Abbiano sostituito gli operai – ha evidenziato Berta – con le badanti ed è venuto meno anche il gioco cooperativo nel mondo socio economico cittadino. Esiste in città un nucleo di imprese intelligenti, destinato a rafforzarsi, ma che rischia di avere intorno il deserto. Dobbiamo trovare il modo di attrarre in città talenti e giovani e ricostruire un reticolo di microattività che sostenga tutto il resto e che impedisca che i giovani se ne vadano. Nel progettare il futuro di Torino dobbiamo avere da una parte l’occhio alle grande innovazioni, alle imprese che si muovono sulla frontiera tecnologica, ma, nello stesso tempo, una grandissima sensibilità per le ricadute occupazionali delle attività minori”.

Al dibattito è intervenuto anche il segretario generale della Cisl Piemonte, Alessio Ferraris. “Se stiamo fermi – ha detto Ferraris – finisce male. Per muoversi, c’è bisogno di una coralità di interventi. Nel documento della Cisl Torino Canavese ci sono molto punti interessanti. Le infrastrutture e la logistica, legate al terziario avanzato, sono una potente arma attrattiva e non realizzare le opere necessarie e utili, oltre a non portare insediamenti, fa spostare quelli esistenti. Il sostegno al documento prodotto dalla Cisl Torinese da parte della Cisl Piemonte è totale e incondizionato. In questa ottica, vale la pena ricordare i 6 miliardi di euro, 3 dei quali già deliberati dal Cipe, promessi dal governo per il Patto del Piemonte che voglio rivendicare anche in questa sede perché ci servono. Credo che sia opportuno ragionare insieme sul fatto che Torino possa rientrare tra le aeree di crisi complessa in una fase di profonda transizione in cui anche gli ammortizzatori sociali stanno per finire”.

Rocco Zagaria 

 

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