Lavorare al tempo del Covid-19

venerdì 1 maggio 2020 / Attualità
Lavoro al tempo del Covid-19
Lavoro al tempo del Covid-19

Che cosa fanno, pensano e come vivono e lavoratori al tempo del Covid-19

In occasione del Primo Maggio, l’Ismel, l’Istituto per la memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali, in collaborazione con Cgil Cisl Uil Torino, ha intervistato 12 lavoratori di diversi ambiti lavorativi, per capire, attraverso i loro racconti, come è cambiata l’organizzazione del loro lavoro e quella della loro vita al tempo del Coronavirus. Quali sono i pensieri e le emozioni che li accompagnano nel continuare a lavorare sia nei luoghi tradizionali sia da casa con il lavoro agile.

Per Alberto Ronco, 52 anni, progettista di impianti idroelettrici: “Si è passati dalla logica della presenza a quella dei risultati. Nel mio team la produttività è cresciuta, nonostante le difficoltà. Non ci sono tempi morti. C’è stato uno sforzo di adattamento per essere più chiari e sintetici nella comunicazione. La gente si è sentita responsabilizzata e ha dato il meglio di sé. Il cambiamento ha fatto emergere le eccellenze, ma anche le fragilità nell’ambito lavorativo. Non esiste più una barriera fisica tra vita privata e lavorativa. E questa va assolutamente ristabilita con regole chiare che al momento non ci sono”.

Per Ilaria Padulo, addetta alla vendita in un ipermercato: ”Lottiamo ogni giorno per affermare il principio del distanziamento sociale. I clienti tendono ad avvicinarsi per chiedere informazioni e spesso non si rendono conto, soprattutto quando non hanno i dispositivi di protezione individuale, che occorre mantenere la giusta distanza di sicurezza”. Più soddisfatto di come stiano andando le cose sul versante della sicurezza è Gabriele Russo, 36 anni, magazziniere in un centro Amazon. “La distanza di sicurezza è di due metri e siamo dotati di mascherine e guanti. Stiamo riuscendo a trovare un nostro equilibrio dopo un inizio di tensione e preoccupazione”.

Mirko Lagotto ha 37 anni e fa l’infermiere in sala di rianimazione all’ospedale di Rivoli. “Per l’emergenza, siamo passati da 10 posti letto e 19 in 48 ore. È stato un terremoto per tutti. Ci siamo dovuti adattare all’emergenza, cambiando anche le nostre funzioni, oltre che le nostre abitudini. Siamo così bardati che non ci riconosciamo nemmeno tra di noi. Abbiamo vissuto e continuiamo a vivere momenti davvero difficili sia sul piano professionale sia personale. Abbiamo assistito e, purtroppo, visto morire tante persone. Siamo tutti provati”. Sono alcune delle testimonianze di questo primo Maggio torinese e piemontese che non vedrà i tradizionali cortei per le vie delle città, ma le piazze virtuali dei social. A Torino, Cgil Cisl Uil hanno chiesto a tutti di scattare una foto, e condividerla sui propri profili, con un cartello ‘Primo maggio 2020 e l’hashtag #ripartiamodalavoro‘.

“Mi piace pensare a questo Primo Maggio, così particolare e insolito, – spiega il segretario generale della Cisl Torino-Canavese, Domenico Lo Bianco – come a un momento di rinascita, di un nuovo inizio per tutti. A un’occasione per riflettere sulla centralità del lavoro e sulla ripartenza del nostro sistema economico e sociale”. Il segretario generale della Cisl Piemonte, Alessio Ferraris, concluderà invece la maratona web organizzata da Cgil Cisl Uil Asti, in collaborazione con il settimanale locale “La Nuova Provincia”. “La cosa più importante di questo Primo maggio – osserva Ferraris – è la salute e la sicurezza dei lavoratori. Una occasione per capire quanto siano importanti le persone che lavorano. Tutte e sempre. E non soltanto ora. Ogni volta che si rinnega un diritto, che si ferisce la dignità, si tradisce il proprio paese”. Rocco Zagaria

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