Olisistem: la lunga crisi della sede di Settimo Torinese

sabato 25 gennaio 2020 / Focus
Presidio Olisistem
Presidio Olisistem

“Lavoro in Olisistem dal 2008. In quasi 12 anni, ho cambiato, con l’ultima società subentrata, la Innovaway, ben 8 aziende. Il problema di fondo è che le imprese per poter sottostare ai contratti dei committenti devono necessariamente ‘speculare’ sui lavoratori, calpestandone rispetto e dignità. Più che scelte imprenditoriali sono sempre state azioni di ingegneria finanziaria mal riuscite, che hanno portato solo precarietà e insicurezza per il futuro. Centinaia di lavoratori, da anni, sono considerati solo carne da macello”.

Le parole della battagliera Emanuela Di Vietro, rsu Fim della Olistem Start di Settimo Torinese, suonano come un atto di accusa per una situazione ormai “fuori controllo”. La vicenda, lunga e travagliata dell’azienda torinese di servizi informatici e di call center, parte da lontano, dal 2006, ed esplode in tutta la sua gravità nel marzo del 2019 quando viene arrestato uno dei suoi proprietari, Luigi Scavone: l’accusa ė frode fiscale per un ammontare di 70 milioni di euro in false compensazioni.

Con l’arresto di una parte della proprietà, i primi problemi riguardano il blocco dei conti correnti della società e il blocco del Durc (Documento unico di regolarità contributiva) obbligatorio nelle gare di appalto pubblico.Il Durc verrà ripristinato dopo 3 mesi, ma nel frattempo l’azienda perde commesse di Poste, Iren, Inail, Sorgenia, Illumia, DHL, Acea e in parte anche di Banca Intesa Sanpaolo. Inizia così una girandola di incontri e trattative che coinvolgono il Mise, la regione Piemonte e perfino il premier Conte che nella sua visita torinese del 22 ottobre 2019 incontra la rsu aziendale di Olisistem. Il temuto “spezzatino”, nonostante l’allarme della Fim, che in Olisistem è l’unica sigla sindacale presente con l’80% dei lavoratori iscritti, di una ulteriore perdita delle garanzie e dei diritti dei lavoratori, alla fine risulta l’unica strada percorribile.

“Tra i punti che la Fim-Cisl rivendica – spiega Vito Bianchino della Fim Cisl Torino-Canavese – vi è l’estensione delle clausole sociali e il rafforzamento dei vincoli delle responsabilità sociali delle imprese verso i lavoratori e il territorio. Il sistema degli appalti porta le aziende a dover sottostare a prezzi stracciati per avere la commessa che si riversa poi sulle condizioni di lavoro, compromettendo la stabilità occupazionale dei lavoratori e scaricando su migliaia di lavoratori e famiglie il prezzo di questo deprecabile comportamento”.

L’età media all’interno dell’azienda è di 35 anni, ma ci sono lavoratori tra i 45-50 anni che oggi farebbero molta fatica a trovare una ricollocazione. Tra di loro, anche numerose coppie, marito e moglie e/o conviventi che vivono il dramma di non poter contare su un lavoro sicuro e di poter sostenere la propria famiglia.

Mercoledì scorso i lavoratori della Olisistem hanno protestato sotto il grattacielo di Intesa Sanpaolo, a Torino, sede del principale committente, perché la società Innovaway, appena subentrata e che ha rilevato 200 dei circa 400 dipendenti di Olisistem – i restanti lavoratori, compresi i circa 70 del settore Telecomunicazioni, sono finiti in altre quattro società: Numero Blu, Present, Bdf e Hf Company – ha annunciato di voler tagliare le retribuzioni come primo atto della sua nuova gestione aziendale. Dopo il presidio, i vertici aziendali hanno fatto retromarcia e convocato la Fim per un incontro, ritenendo “strategico l’apporto di tutti i lavoratori”. Vedremo come andrà a finire.

Rocco Zagaria

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