GE Avio, aeronautica civile in crisi per il Covid

mercoledì 11 novembre 2020 / Focus
GE Avio

Sessanta esodi incentivati alla GE Avio e forti timori per il 2021. Nessuna svolta sui 135 licenziamenti alla Pininfarina Engineering

Anche il mondo dell’aeronautica torinese accusa il colpo della pandemia di Covid-19, annunciando 40 esuberi su un totale di 60 dichiarati a livello nazionale. A pesare su questa decisone, comunicata ai sindacati nazionali di Fim Fiom Uil nei giorni scorsi dai vertici del Gruppo, nella sede dell’Amma, a Torino, il blocco degli spostamenti e il conseguente stop delle compagnie aeree di nuovi acquisti e nuove manutenzioni dei propri motori.

Delle sessanta uscite previste, tutti esodi volontari e incentivati di lavoratori che entro dicembre di quest’anno potranno agganciarsi alla pensione, quaranta sono a Torino: 36 nello stabilimento di Rivalta, dove ha anche sede il Gruppo, e 4 a Borgaretto. Altri 12 addetti lasceranno entro fine anno il sito di Pomigliano d’Arco e 8 quello di Brindisi.

“Secondo le previsioni aziendali – ha spiegato il segretario generale Fim Cisl Torino e Canavese, Davide Provenzano – il 2021 si prospetta molto critico, con un massiccio ricorso alla cassa integrazione. Per questo consideriamo preoccupante il quadro generale e la nuova ondata pandemica non rassicura certo per il futuro. Difficile la situazione nel torinese che merita un’attenzione particolare e costante nei prossimi mesi”. Ge Avio opera nella progettazione, produzione e manutenzione di componenti e sistemi aeronautici civili e militari. Nei suoi 8 stabilimenti, di cui 6 in Italia e 2 in Polonia e Repubblica Ceca, lavorano circa 5.500 persone.

Intanto, in attesa del nuovo incontro fissato per il 13 novembre, azienda e sindacati si sono rivisti in videoconferenza sul caso Pininfarina Engineering, dopo la doccia fredda dell’avvio della procedura di liquidazione e della cessazione di attività che mette a rischio 135 posti di lavoro.

“L’azienda continua a perorare la posizione assunta in maniera unilaterale dichiarando un indebitamento di 11,6 milioni di euro – ha spiegato Arcangelo Montemarano, operatore della Fim Cisl Torino-Canavese – che dovrà essere ripianato dalla capogruppo. Come Fim Cisl abbiamo richiesto il ritiro della procedura e l’attivazione della cassa Covid per tutti i lavoratori, congelando di fatto il conto alla rovescia dei 75 giorni. Oggi in pieno lockdown non si può continuare a insistere sui licenziamenti collettivi senza che ci possa essere un quadro economico più sereno e discutendo in modalità remota del futuro di centinaia di persone coinvolte”.

Secondo i sindacati, Pininfarina negli ultimi due anni di vita non ha mai utilizzato gli ammortizzatori sociali, mostrando un buono stato di salute. E adesso, invece, dichiara la chiusura e un forte indebitamento. Esprimono inoltre forti dubbi sulla scelta dei progetti industriali per la costituzione della nuova società Engineering.

“Riteniamo grave la scelta della cessata attività – conclude Montemarano – poiché raggira il blocco dei licenziamenti che il sindacato ha ottenuto dal governo fino a marzo 2021. Continueremo a condurre le nostre iniziative di sensibilizzazione anche verso le istituzioni locali e nazionali per la difesa occupazionale e territoriale che vede in atto lo smantellamento di una casa automobilistica storica e gloriosa come la Pininfarina”.

Rocco Zagaria

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