Ex Embraco, a una settimana dal baratro arriva la proroga della cassa integrazione

venerdì 16 luglio 2021 / Focus
Ex Embraco a Roma per Italcomp
Ex Embraco a Roma per Italcomp

Nella tarda serata di ieri Il Cdm ha approvato due norme proposte dal Ministro Andrea Orlando per Ex Embraco ed Ex Ilva.

La prima norma, approvata in Consiglio dei Ministri nella trada serata di ieri, consente ad Embraco l’accesso integralmente gratuito alla proroga della cassa per cessazione di sei mesi, rimuovendo in questo modo le resistenza da parte della curatela fallimentare ad utilizzare il recente provvedimento adottato dal governo, e la seconda permetterà all’ex Ilva di accedere alle tredici settimane di cassa integrazione in considerazione della rilevanza strategica dell’azienda. “Con responsabilità  – ha dichiarato il ministro Orlando – stiamo lavorando per cercare soluzioni in grado di tutelare quanto più è possibile i lavoratori. Quella approvata in Cdm è una misura che consente di dare respiro e proseguire per ex Embraco nella eventuale ricerca di una soluzione industriale assicurando la proroga di sei mesi dell’ammortizzatore sociale per cessata attività. Questo senza oneri consentendo quindi al curatore fallimentare di fare istanza immediata”.

Sono stai giorni drammatici per i 400 lavoratori della Ex Embraco di Riva di Chieri. Due giorni fa l’incontro, convocato dal Ministero del Lavoro per la proroga di sei mesi della cassa integrazione, si era concluso con un nulla di fatto, gettando nello sconforto gli operai della fabbrica torinese. Alcuni giorni prima, le parole del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti erano state un altro schiaffo doloroso. “Abbiamo esplorato, insieme con la viceministra Todde – aveva dichiarato il responsabile dello Sviluppo economico, nelle stesse ore in cui Tavares annunciava l’assegnazione della gigafactory di Stellantis a Termoli – tutte le possibilità della proposta Italcomp del commissario straordinario di Acc che avrebbe potuto coinvolgere Embraco. Sappiamo che la situazione è delicata e difficile, ma purtroppo non ci sono le condizioni essenziali. Vogliamo superare l’attuale stallo e per questo proseguono senza sosta le valutazioni della viceministra Todde che ha la mia fiducia e che sta seguendo da tempo la vicenda di questa crisi”. In altri termini: “Mancano gli investitori privati per andare avanti sul progetto Italcomp”.

La riunione in videoconferenza di mercoledì 14 luglio tra curatela, ministeri competenti e parti sociali, che doveva essere poco più che una formalità per la proroga della cassa integrazione, si era trasformata invece nell’ennesima beffa. La curatela fallimentare aveva fatto presente che non vi erano le condizioni per ulteriori sei mesi di cassa integrazione perché il decreto Sostegni bis non garantiva la copertura economica degli oneri relativi al Tfr e al ticket di ingresso in Naspi.

“Più volte, negli ultimi mesi, abbiamo chiesto al Ministero del Lavoro – ha evidenziato Arcangelo Montemarano della Fim Cisl Torino-Canavese – di trovare una soluzione tecnica per arrivare alla proroga della cassa integrazione. Ma le nostre richieste sono cadute nel vuoto e ora siamo arrivati a pochi giorni dal baratro. Massima prudenza, quindi, e finché non firmiamo l’esame congiunto non ci credo. Abbiamo ricevuto fin troppe delusioni in questa vicenda. Ci crederò quando vedrò tutte le firme”. Per il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e dell’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino “Il via libera del Consiglio dei Ministri alla norma per prolungare la cassa integrazione per i lavoratori ex Embraco è il segno che un primo passo in avanti c’è stato. Bene che il Governo abbia ascoltato l’appello per la proroga del decreto. Il via libera consente a più di 400 famiglie di tirare un momentaneo sospiro di sollievo. Ma questo dopo quattro anni di promesse non mantenute non basta. Adesso bisogna correre sul piano industriale”.

I 400 lavoratori della ex Embraco, consumati da anni di lotta, non sembrano però disposti a gettare la spugna. Una proroga di sei mesi, oltre a evitare i licenziamenti, che sarebbero scattati il prossimo 22 luglio, serve soprattutto a prendere tempo prezioso per trovare una valida alternativa alla chiusura definitiva dello stabilimento. “Gli operai – ha detto l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, da sempre al fianco dei lavoratori della ex Embraco.– hanno diritto a essere informati e al rispetto che meritano. Basta con illusioni che rispondono ad altri tornaconti politici ed economici. Io sarò sempre al loro fianco, come amico e pastore, ma anche per tentare ogni possibile soluzione. Continuerò a importunare tutti i soggetti istituzionali coinvolti, sperando che questo promuova un sussulto di coscienza e di responsabilità”. (Da Conquiste del Lavoro)  

Rocco Zagaria

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