Il Comune vende le proprie quote in Iren. Cgil Cisl Uil: “Una scelta sbagliata, compiuta senza nessun confronto con le parti sociali”

martedì 3 ottobre 2017 / Attualità
Iren vista
Iren

CGIL – CISL – UIL Torino esprimono forte dissenso rispetto alla scelta del Comune di Torino di vendere le proprie quote di partecipazione in IREN, l’azienda multiutility che gestisce nella nostra provincia il servizio energetico e a Torino il ciclo integrato dei rifiuti.
La dismissione delle quote che appartengono al Comune di Torino modificherebbe radicalmente l’assetto societario, facendo venir meno la maggioranza pubblica della proprietà di IREN.

La nostra città, oltre a perdere un bene comune che appartiene da un secolo a tutti i torinesi, rinuncerebbe così a giocare un ruolo chiave nelle scelte strategiche sugli investimenti e sulle tariffe verso i cittadini. A quanto si legge sugli organi di stampa, la scelta di vendere deriva dai problemi legati al bilancio e all’indebitamento del Comune di Torino, che ammonta a oltre 3 miliardi di euro e che di sicuro non viene sanato da una vendita che porterebbe nelle sue casse appena 70 milioni di euro.

CGIL – CISL – UIL Torino hanno chiesto un incontro alla Sindaca, che ha tenuto su di sé la delega sulle Aziende Partecipate, per discutere le scelte dell’Amministrazione Comunale relative a un’azienda di importanza strategica per il tipo di servizi offerti ai cittadini e per lo storico radicamento nel tessuto sociale della nostra città, poiché stiamo parlando di AMIAT, di TRM e della ex Azienda Elettrica Municipale di Torino.

Alla richiesta d’incontro non sono finora pervenute risposte ufficiali.

CGIL – CISL – UIL Torino sono preoccupate anche delle ricadute che questa decisione genererà sulla qualità del servizio ai cittadini e sulle garanzie relative ai livelli occupazionali: dubbi che, senza un tavolo di confronto, rimarranno senza risposte ufficiali.

Con simili decisioni, oltre a compiere scelte sbagliate, ci si sottrae al necessario confronto con le organizzazioni sindacali. Riteniamo che questa non sia la strada corretta da percorrere, sia per sanare il bilancio sia per rilanciare lo sviluppo della nostra città.

 

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