C’era una volta Radio Torino Popolare
In un libro la storia dell’emittente radiofonica lanciata dalla Cisl torinese nel 1983 e chiusa nel 2005. All’epoca il sindacato locale prese una decisione controcorrente, lungimirante e coraggiosa: comunicare all’esterno anche attraverso una radio, con lo sguardo rivolto in modo particolare ai giovani e al territorio
“Vent’anni fa chiudeva Radio Torino Popolare, emittente radiofonica locale in cui avevo lavorato sin dalla sua nascita, nell’ormai lontana estate del 1982. Il 15 ottobre 2005, intorno alle 10.30, il nostro tecnico provvedeva a spegnere l’impianto trasmittente di RTP ospitato in un angusto gabbiotto della collina torinese. Un’esperienza di vita, molto importante per me, finiva così. La radio che aveva acquistato mio padre, una Grundig Satellit 2600 che da anni tenevo in ufficio perennemente sintonizzata sui 97MHz, era diventato solo un fruscìo indistinto”. Così Elio Dogliotti, direttore artistico della radio e tra i fondatori della storica emittente torinese, ricorda la fine di Radio Torino Popolare, avvenuta nel 2005.
Oggi quella storia è diventata un libro che ha come titolo: “Ascoltare la città, comunicare a 360°, nuotare nel sociale: Radio Torino Popolare, una radio locale e i suoi sviluppi”, pubblicato da Eta Beta, al prezzo di 20 euro, e presentato di recente al Polo del ‘900 di Torino. Ne è autore Carlo Degiacomi, anima e direttore dell’emittente, con i contributi di Pino Riconosciuto per la parte giornalistica, Elio Dogliotti per il palinsesto musicale, e di Manuele Degiacomi e Gianfranco Zabaldano.
Radio Torino Popolare iniziò le trasmissioni il 4 ottobre 1983 e le cessò proprio quel 15 ottobre di vent’anni fa. “RTP può essere considerata come una start up del sindacato Cisl” – spiega Degiacomi nel libro –, poi diventata un’esperienza autonoma e autosufficiente fino al 2005, anno della sua chiusura, quando si è trasformata in una struttura di comunicazione e progettazione di educational ed eventi, Ecofficina, che continua la sua attività ancora oggi. Tra gli aspetti della cultura Cisl nella radio ricordo l’attenzione alle parole e alle storie collettive e individuali, i valori della democrazia e della partecipazione e l’apertura alle culture, al pluralismo, alla società, alle innovazioni e ai giovani. Forse, solo in Cisl poteva nascere una radio indipendente e autonoma, se pur con un legame privilegiato con il sindacato, per discutere in pubblico, per interrogarsi e capire meglio le trasformazioni”.
Negli anni’80 la Cisl torinese prese davvero una decisione controcorrente e lungimirante: comunicare all’esterno anche attraverso una radio, con lo sguardo rivolto in modo particolare ai giovani e al territorio. Convinti sostenitori del progetto, arrivato dopo la bruciante sconfitta alla Fiat, furono una serie di dirigenti e delegati sindacali, a partire dalla Fim di Franco Aloia. Ma il principale artefice fu l’allora segretario generale Cisl di Torino, Franco Gheddo, che assunse anche il ruolo di presidente della cooperativa, formata dai rappresentanti delle varie categorie aderenti. “Dopo un dibattito che coinvolse l’Unione territoriale e la Fim – ricorda Gianfranco Zabaldano, attuale vicepresidente dell’associazione culturale Vera Nocentini, e segretario Fim di allora – si decise che il direttore della radio sarebbe stato Carlo Degiacomi, anche lui componente della segreteria dei metalmeccanici torinesi e fautore della proposta della radio”.
Quel legame fisico con il sindacato – la sede era al quarto piano del palazzo storico di Via Barbaroux 43, dove la Cisl è rimasta fino a marzo 2009 – racconta qualcosa di più profondo di una semplice affiliazione organizzativa. Su quelle scale che portavano dal quarto al quinto piano di quello stabile salivano tantissime persone. Passava l’idea che un’organizzazione sindacale potesse investire non in propaganda ma in ascolto vero, in creatività e in legami sociali. Era un esperimento coraggioso: un sindacato che sceglieva di investire in una radio come strumento per captare i cambiamenti, per creare comunità, per dialogare davvero con la città che si stava trasformando. E quegli anni, tra i primi anni Ottanta e i primi Duemila, furono anni di trasformazioni radicali per Torino: la crisi della Fiat, la deindustrializzazione, l’arrivo dei primi immigrati stranieri e la riconversione culturale della città.
Dal punto di vista informativo, il momento più alto fu la realizzazione di ‘Radionotizie’: notiziari diffusi lungo tutta la giornata per emittenti diverse, grazie alla spinta di RTP e a una redazione che produceva contenuti per tutti, ma anche grazie alla disponibilità di una serie di emittenti a trasmetterli. Tra i programmi cult non si può non citare “Scrivere la radio” che vinse addirittura l’Oscar delle trasmissioni culturali radiofoniche consegnato da Pippo Baudo al teatro delle Vittorie, a Roma.
Il libro, di circa 450 pagine e diviso in sette capitoli, è dedicato a due figure importanti della storia torinese: Franco Gheddo (1930/1997), segretario generale della Cisl dal 1979 al 1985, e Fiorenzo Alfieri (1943/2020), carismatico assessore alla cultura del Comune di Torino. Il volume si chiude con 32 testimonianze, le voci di chi ha lavorato, collaborato, fornito supporto e idee a RTP per tempi più o meno lunghi, ma sempre con passione e impegno. Tra di loro, molti giornalisti e autori, come l’attuale vice direttore de La Stampa, Gianni Armand Pilon e lo scrittore Andrea Bajani, il fotoreporter Uliano Lucas e i sindacalisti Franco Aloia e Gianni Vizio. Ognuno con una storia e un aneddoto da raccontare.
“Radio Torino Popolare – osserva la direttrice dell’Associazione culturale Vera Nocentini, Marcella Filippa, – è stata molto più di un’emittente radiofonica. È stata un laboratorio di pratiche sociali, un incubatore di talenti e una fucina di idee. Nei decenni successivi molti di quei giovani hanno lavorato nel mondo della musica, dell’arte e nel settore della comunicazione”. Il libro su Radio Torino Popolare non è un’operazione nostalgica, ma “il tentativo – come spiega l’ex direttore Degiacomi – “di lasciare traccia di un’esperienza curiosa, strana, appassionata e creativa, fatta di impegno civile e sociale, con al centro una città e i problemi della sua gente”. (Da Via Po Cultura – Conquiste del Lavoro del 6 dicembre 2025)
Rocco Zagaria
Categoria: Focus
