Levata di scudi dei sindacati contro la decisione della Regione di aumentare tra i 33 e i 106 euro annui l’imposta regionale ai redditi compresi tra i 15 e i 50 mila euro
La Regione Piemonte prepara un aumento dell’addizionale regionale Irpef. L’obiettivo è recuperare nell’arco dei prossimi due anni i 150 milioni di euro di minori entrate previste a causa del futuro passaggio dell’Irpef da quattro a tre scaglioni di reddito. Il provvedimento, contro il quale è già partita la levata di scudi dei sindacati, è stato presentato in Consiglio regionale dall’assessore al Bilancio della giunta Cirio, Andrea Tronzano. “Si tratta di un ritocco – ha spiegato Tronzano – non di una stangata, che consente di agire in leale collaborazione con il governo che con l’accorpamento degli scaglioni abbassa le tasse e al tempo stesso consente di tutelare i conti pubblici. Sterilizziamo il minor gettito dovuto all’accorpamento nazionale degli scaglioni a tutela del conti, e al tempo stesso prevediamo una diminuzione delle tasse
dal 2028 che non è una promessa ma una certezza visto che sarà una legge. Abbiamo fatto una operazione di programmazione ed è la prima volta che succede, quindi, sappiamo di aver fatto un buon lavoro che farà pagare meno tasse. Chi vuole strumentalizzare ha il diritto di farlo, ma la responsabilità di governo ce la assumiamo fino in fondo e pensiamo di aver fatto il meglio possibile sia per i piemontesi sia per la solidità del bilancio regionale”. La proposta prevede di non intervenire sui redditi fino a 15mila euro, di aumentare di 33 euro all’anno l’Irpef per i redditi da 15mila a 28mila euro e di 106 euro all’anno l’Irpef quelli da 28mila e 50mila euro, lasciando invariata l’aliquota per i redditi superiori. Dopo due anni, dal 2028, ci sarebbe poi una diminuzione rispettivamente di 63 e di 138 euro all’anno per le due fasce che hanno subito l’aumento. I sindacati però insorgono. “La Cisl – ha dichiarato il segretario generale Cisl Piemonte, Luca Caretti – ritiene importante aprire immediatamente un confronto con il presidente Cirio e l’assessore Tronzano su un tema così importante e sensibile come l’aumento dell’addizionale regionale Irpef che coinvolge milioni fra lavoratori dipendenti e pensionati piemontesi. Stiamo parlando di una scelta che, se approvata, colpirebbe esclusivamente il ceto medio, quello che sta proprio nelle fasce tra i 15-28 mila euro e tra i 28-50 mila euro. Inoltre, sarebbe un aumento iniquo perché, in barba al principio costituzionale della progressività, il provvedimento escluderebbe i redditi alti (superiori ai 50 mila euro) che sono già al massimo come aliquota”. Il numero uno della Cisl piemontese aggiunge: “La decisione della Giunta regionale si configurerebbe quindi come una piccola patrimoniale per due anni sui redditi medio-bassi, una sorta di anticipo sulle tasse da ammortizzare negli anni a venire. Per noi è importante capire quindi con precisione queste risorse dove andranno indirizzate e soprattutto quali garanzie, oltre alle promesse e agli impegni, la Giunta Regionale è in grado di offrire per arrivare alla riduzione nel 2028. Come dire: intanto si paga e poi si vedrà”. (Da Conquiste del Lavoro di martedì 29 luglio 2025)
Rocco Zagaria

