Parità di genere, problemi ancora irrisolti

martedì 30 Settembre 2025 / Focus

In Italia la percentuale di lavoratrici è pari al 53% delle donne in età lavorativa (dati Istat e Cnel), uno dei più bassi in Europa, con un divario significativo rispetto agli uomini (circa il 70%). Questo divario non si riscontra solo nel
numero di occupate, ma riguarda diversi aspetti della vita lavorativa delle donne. Eccone alcuni.
Divario retributivo, che può arrivare in media annua fino al 43% a favore dei lavoratori maschi. Meno possibilità di carriera, a causa di interruzioni dovute alla difficoltà di conciliare vita familiare e lavoro, o alla scelta obbligata di accontentarsi di ruoli meno retribuiti. Significativo inoltre il fatto che, anche in professioni molto ‘femminilizzate, i ruoli apicali siano ancora appannaggio degli uomini. A ciò si aggiungono gli stereotipi di genere che, nonostante l’impegno lavorativo delle donne, attribuiscono ancora in toto i compiti di cura alla di cura femminile, che è portata a interiorizzare questo stereotipo e a giustificarlo.
Interessante a questo proposito una ricerca svolta dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi sui propri iscritti e sulle proprie iscritte, impegnate sia nel settore pubblico sia in quello privato: alla domanda del questionario somministrato, che chiedeva se la persona svolgesse compiti di cura, le donne con figli hanno risposto `no” se non prestavano cura a disabili o ad anziani, come se la cura dei figli rientrasse nell’ordine normale delle mansioni da svolgere.
Interessante il concetto di “tempo libero a coriandoli” per definire gli spazi che le lavoratrice devono ritagliarsi tra il
lavoro e le altre occupazioni in cui sono quotidianamente impegnate.
Non sono disponibili dati recenti e specifici sulla percentuale esatta di donne lavoratrici nella provincia di Vercelli, ma è possibile stimare che la cifra sia leggermente inferiore alla media italiana del 42,1% basandosi sui dati sul lavoro femminile in Piemonte e sul tasso di partecipazione generale nel mercato del lavoro. Dati più specifici sono disponibili solo per l’imprenditoria femminile, che rappresenta il 22,7% delle imprese totali nella provincia.
I numeri sono sempre significativi, ma non dimentichiamo che dietro ai numeri ci sono delle persone, e in questo caso delle donne, che spesso, oltre ad affrontare gli stereotipi di genere sul posto di lavoro, devono anche fare i conti con atti di molestia, di mobbing e, purtroppo, di violenza, che non sempre sono riconosciuti come tali dalle istituzioni a cui le donne si rivolgono, e per le quali si corre il rischio di una vittimizzazione secondaria. E più che mai necessario un cambio di passo, uno scatto culturale in avanti che non affronti questi problemi solo il 25 novembre e l’8 marzo; è necessario agire sempre in base ad un’etica del rispetto della persona, agendo sulle nuove generazioni, per trasmettere valori universali, prestando attenzione sui posti di lavoro, per riconoscere i segnali di una violenza spesso nascosta e camuffata. Su questi temi i nostri coordinamenti sono fortemente impegnati e pensano che il sindacato abbia molto da dire.

Cisl Vercelli
Elisabetta Ronco

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