I conflitti in corso e la sfida del dopo-Pnrr: riflessioni della Segretaria Cisl Piemonte Orientale “Dalle guerre a un patto per il futuro”
Il 24 febbraio ricorrevano i 4 anni dallo scoppio della guerra in Ucraina, quattro anni di bombe, di dolore, e di resistenza di un popolo che non vuole arrendersi. Numeri impressionanti di morti e di sfollati, di ucraini rapiti o meglio deportati… Ma sappiamo che in ogni guerra i numeri sono solo stime, ma dietro quei numeri per noi ci sono sempre delle persone.
Siamo stati fin dal primo istante e continuiamo ad esserlo al fianco di quella popolazione che continua a resistere, di
fendere Kiev significa difendere l’Europa; come siamo al fianco di tutti quelli che ingiustamente ad ogni latitudine vivono nel silenzio più assordante della comunità internazionale situazioni di guerra. Non ci sono guerre di seria A o di serie B per noi.
Come ha affermato Papa Leone “ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana”. Siamo per la pace giusta in Ucraina come in Medioriente. Siamo con chi, a mani nude, ha deciso di dire basta, di non chinare la testa alla violenza e all’oscurantismo chiedendo una svolta democratica nella Repubblica islamica.
Siamo stati sotto l’Ambasciata di Israele come sotto quella Iraniana per dire chiaramente da che parte la CISL sta. Per noi la pace giusta passa da una assunzione vera di responsabilità, non strumentale né tantomeno ideologica.
Passa dal rinunciare a qualcosa di nostro a favore di chi non ha. Lo abbiamo fatto nel percorso della maratona della pace raccogliendo medicinali e cibo per i bambini ucraini. Per noi costruire la pace è farsi carico concretamente di ogni persona in Ucraina come fuori dall’uscio di casa, come nelle nostre sedi e nei posti di lavoro.
Farsi carico vuol dire non rimanere indifferenti di fronte a quello che succede ogni giorno in ogni angolo del mondo.
Ed in questo primo scampolo del 2026 ne abbiamo già viste molte Iran, Nigeria, Venezuela dove sicuramente Maduro andava sconfitto, e con lui la sua dittatura, il regime di Caracas andava cambiato ma critichiamo radicalmente i modi di un’operazione che stabilisce un precedente pericolosissimo per altre grandi potenze che, domani, si sentiranno legittimate a fare lo stesso appellandosi ai propri interessi (Cina con Taiwan o Russia con Ucraina).
Il magnate presidente “avverte” Messico, Colombia, Cuba, alza il tono sulla Groenlandia, minaccia con i dazi e crede di privatizzare la libertà con il Board of Peace quante ne vedremo ancora prima delle elezioni di midterm.
L’Europa rimane lo snodo decisivo.
Un’Europa più coesa con specifiche capacità di risposta sia economiche che difensive.
Un’Europa in cui il Pilastro Sociale diventi struttura portante: perché non possiamo continuare ad essere solo regole, moneta e commercio. Va mutualizzato il debito pubblico e bisogna ritornare allo spirito comunitario che ha dato vita al Next Generation. Quei fondi che hanno determinato l’esperienza del PNRR, che a giugno termineranno, ma siamo pronti ad affrontare le sfide del “dopo” PNRR? Noi una via l’abbiamo indicata e lo abbiamo affermato con forza in Piazza Santi Apostoli il 13 dicembre: la via è quella del PATTO!
Uno spazio in cui costruire un cantiere dei responsabili che unisca politica, parti sociali ed imprese disponibili a mettersi in gioco sul terreno della proposta per rilanciare sviluppo e produttività, per orientare le politiche economiche e contrattuali verso la stabilità, la produttività e l’equità nel medio-lungo periodo.
Questo Paese ha bisogno di unire crescita economica, aumento dei salari, maggiore coesione sociale e partecipazione dei lavoratori. E questo lo si fa declinandolo su tutti i livelli nazionale, regionale e territoriale. Sicuramente per il P.O. è più complicato trovare elementi trasversali unificanti, ma proveremo a farlo all’interno di un perimetro chiaro che è quello delle aree interne che per noi devono diventare motore di sviluppo.
Sanità e Turismo possono essere elementi che uniscono le nostre aree, come anche il tema energetico o quello della logistica e dei collegamenti. Ma la sfida vera dei prossimi anni è quella legata ai microchip, un’occasione che il territorio non può perdere: su Silicon Box servono certezze.
Per noi è fondamentale che il Patto tenga al centro sempre le persone, lavoratori, pensionati, giovani, anziani, italiani e cittadini del mondo, ovvero tutti! Quelle persone che rimetteremo al centro anche delle nostre azioni organizzative per il 2026 che punteranno ad incrementare la nostra rappresentanza ed a riqualificare la nostra presenza.
Consapevoli come ebbe a dire Bachelet che “Noi dobbiamo essere, in questa società inquieta e incerta, una forza di speranza e perciò una forza positiva capace di costruire nel presente per l’avvenire.”
Elena Ugazio
Segretaria Cisl Piemonte Orientale
Categoria: Focus
