Il documento delinea una regione che riesce a contrastare le difficoltà di uno scenario instabile e difficile, ma che richiede anche scelte coerenti e di lungo respiro per affrontare il futuro.
L’istantanea: un Piemonte che conferma la propria capacità di tenuta
Analizzando i dati che descrivono la situazione del Piemonte nel 2025 adottando lo sguardo del fotografo che cattura un’istantanea, non mancano gli elementi che restituiscono un’immagine positiva dell’anno trascorso. Il Piemonte, infatti, ha affrontato il 2025 in un contesto particolarmente complesso, caratterizzato da un quadro geopolitico instabile e in rapida evoluzione, espressione di un mondo nel quale si stanno ridefinendo, anche in modo conflittuale, equilibri e relazioni tra i principali attori globali.
Proprio alla luce di questo scenario, la capacità del sistema regionale di mantenere elementi di solidità e di esprimere segnali positivi assume un significato ancora più rilevante.
Nel quadro internazionale caratterizzato da importanti rischi per l’economia, ai quali si aggiungono le difficoltà del nostro principale settore manifatturiero, il Piemonte ha fatto registrare una crescita modesta ma comunque positiva. I consumi delle famiglie sono saliti dell’1,3%, grazie al miglioramento del reddito disponibile, e gli investimenti fissi sono aumentati del 4,2% con un andamento superiore alla media nazionale. Nonostante i dazi USA e l’affanno della Germania, nostro principale mercato estero, le esportazioni del Piemonte sono riprese a salire (+2,7%) con una performance particolarmente buona del settore agroalimentare. I flussi turistici hanno segnato un nuovo record per la regione: oltre 6,7 milioni di turisti hanno visitato il Piemonte, metà dei quali sono stranieri. L’andamento economico ha avuto anche un effetto positivo sul numero di occupati grazie al traino delle costruzioni e dei servizi e nonostante la contrazione dell’industria.

Volgendo lo sguardo ai giovani, nell’anno accademico 2025/26 il numero di studenti che ha scelto di iscriversi, per la prima volta, ad un corso universitario in Piemonte ha raggiunto le 23.300 unità, valore in ulteriore crescita rispetto all’anno accademico precedente. Tra le alternative nell’offerta formativa terziaria, sono in crescita anche gli iscritti (attualmente circa 3.000) agli ITS Academy, che garantiscono ottimi esiti di sbocco professionale.
Infine, osservando il quadro degli indicatori di sviluppo sostenibile in funzione degli Obiettivi dell’Agenda 2030, il Piemonte mostra un profilo complessivamente ben strutturato, in genere migliore rispetto alle regioni italiane comparabili come dimensione e profilo economico. I risultati più consolidati rispetto alla media nazionale riguardano il trattamento delle acque, il verde urbano, l’uguaglianza di genere nella rappresentanza politica, l’intensità di ricerca e spesa in innovazione, il funzionamento della Giustizia.
Affinando lo sguardo emergono i nodi da affrontare
Tornando alla metafora fotografica, oltre all’istantanea è necessario zoomare nel dettaglio, rivedere l’album delle foto precedenti, guardare lontano con il teleobiettivo per comprendere come l’immagine si modificherà nel prossimo futuro. Un’analisi approfondita ed articolata ci descrive il Piemonte come un sistema maturo, per molti versi resiliente alle difficoltà, ma che tende nel tempo a rallentare il proprio moto.
Con un PIL pro capite di circa 34.100 euro a prezzi costanti nel 2024, la nostra regione si colloca stabilmente sopra la media nazionale e a distanza molto ampia dalle regioni del Mezzogiorno. Il suo sistema produttivo ha superato la doppia recessione del 2008–2013, ha mantenuto una manifattura tecnologicamente competitiva, espresso una capacità innovativa d’impresa tra le più elevate del Nord, e dispone di istituzioni formative di rilievo europeo. I dati mostrano tuttavia un lento arretramento della posizione relativa della regione nel confronto con le economie più dinamiche del Nord e con i benchmark europei; non si tratta di un impoverimento in termini assoluti, ma di una sorta di lento scivolamento lungo un piano inclinato che nel tempo ha creato una forbice tra la nostra regione e quelle con cui ci confrontiamo.
L’IRES ha posto particolare attenzione nell’analizzare le cause di fondo di questo fenomeno, individuando la produttività per ora lavorata come il principale fattore che spiega il progressivo allontanamento del Piemonte dalle regioni benchmark. In particolare, il problema della produttività si concentra soprattutto nei servizi, che ormai anche nella nostra regione costituiscono la parte preminente dell’economia. La manifattura mantiene efficienza ma perde addetti, con la crisi dell’automotive come denominatore comune, mentre i settori che contribuiscono positivamente alla crescita occupazionale qualificata — ICT, servizi professionali, attività ad alta intensità di conoscenza — crescono in misura contenuta, al contrario dei servizi di welfare e quelli ricreativi e culturali, caratterizzati appunto da una produttività contenuta.
L’ipotesi della Via Alta
Per affrontare il problema e riportare il “piano inclinato” su un’angolazione favorevole alla crescita, non paiono sufficienti opzioni quali la competizione sui costi, la semplice espansione occupazionale o la difesa delle specializzazioni storiche. La prima opzione si scontra con il rischio di un impoverimento senza guadagnare competitività reale, la seconda non è sostenibile a lungo termine in un sistema che invecchia rapidamente. Per la terza opzione basata sulle specializzazioni tradizionali è necessario non affidarsi esclusivamente ad esse coltivando anche quei settori e quelle parti di filiera che hanno le migliori prospettive in termini di vantaggi competitivi, capacità di innovare e di crescere sui mercati esteri.
In Piemonte Economico Sociale 2026 l’IRES propone una quarta opzione, che chiameremo Via Alta.
Con tale definizione si intende un percorso basato sulla qualificazione delle filiere produttive, sullo sviluppo dei servizi avanzati, sulla costruzione di un ecosistema in cui manifattura e terziario qualificato si rafforzino reciprocamente, sulla diffusione delle competenze tecniche e digitali (compreso l’utilizzo efficace dell’Intelligenza Artificiale), sulla riduzione dei divari interni come condizione di attrattività.
È un percorso complesso che richiede un’azione di governo lucida, costante e coordinata: altre regioni europee e italiane che hanno raggiunto livelli di eccellenza nel ranking della capacità di innovazione hanno costruito il proprio ecosistema di servizi avanzati in decenni di politica industriale, di raccordi tra università e filiere, di accumulazione di capitale umano qualificato.
Un ecosistema abilitante
Perseguire la Via Alta, quindi, non richiede solamente di individuare e rafforzare i settori promettenti ma di costruire attorno ad essi un ecosistema abilitante, che tenga conto della necessità di adeguare anche formazione e ricerca, di consentire a tutte le fasce della popolazione attiva di puntare al lavoro anche attraverso un welfare che offra adeguato supporto nelle esigenze di cura, di accelerare la realizzazione delle infrastrutture necessarie a valorizzare la collocazione geografica del Piemonte e dare respiro al suo sistema produttivo anche considerando le necessità di adattamento poste dal cambiamento climatico.
L’approssimarsi del ciclo europeo di programmazione 2028-34, che introduce importanti cambiamenti nella struttura di governance e pone la sfida di una nuova negoziazione tra settori nell’allocazione delle risorse, costituisce un’occasione propizia per dare concretezza a questa visione.
IN ALLEGATO IL RAPPORTO COMPLETO IRES 2025