Secondo report trimestrale sulle vaccinazioni a cura della Fnp Piemonte

venerdì 16 luglio 2021 / Attualità

Sono passati tre mesi dal precedente report. Ad inizio aprile, quando è uscita la prima edizione, la campagna vaccinale era al centro dell’attenzione mediatica. Se ne parlava ovunque: nei salotti televisivi, nelle sedi istituzionali, nei luoghi di lavoro. Da allora il clima d’opinione è cambiato radicalmente. Le restrizioni imposte alle persone si sono allentate, lasciando spazio ad una vita quasi normale. I dati dei contagi sono diventati meno allarmanti. Si ha spesso la sensazione (speriamo fondata) che il peggio ormai sia alle spalle. Tutto ciò ci permette di guardare con un rinnovato ottimismo al futuro, ma non deve farci dimenticare che si continua a camminare su un terreno molto scivoloso. Gli esperti sono chiarissimi e, una volta tanto, quasi completamente unanimi: è necessario proseguire a pieno regime nella campagna vaccinale, per scongiurare definitivamente la diffusione del virus e delle sue varianti e non cadere nuovamente in un autunno di sacrifici e di dolore.
Anche per questo riteniamo importante non allentare la tensione e proporre un nuovo numero del nostro report trimestrale: prima di tutto per tenervi informati, e poi per individuare le criticità che permangono.
Nel report che trovate in allegato leggerete molte buone notizie: prima tra tutte, quella relativa al numero di vaccinazioni mensili che è cresciuto esponenzialmente nel secondo trimestre. Questa considerazione vale sia per il dato nazionale sia per quello piemontese. Un’anticipazione? Nell’ultimo giorno di giugno si sono vaccinate tante persone quante se ne vaccinavano a gennaio in circa dieci giorni. Un altro dato significativo: ad oggi, più di quattro italiani su dieci hanno completato il loro ciclo vaccinale.
Non è tutt’oro quello che luccica, però: tra le righe di questo report troverete anche dati meno confortanti. In particolare, tra quelli regionali. Per alcune fasce di età, infatti, il Piemonte ha accumulato un certo ritardo.

Paolo Arnolfo

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