Perchè Quota 100 non ha riscosso il successo che ci si aspettava

lunedì 22 giugno 2020 / Fisco e previdenza

Senza aver consultato le Organizzazioni Sindacali, il precedente Governo Lega-5 stelle ha deciso, in via sperimentale, di istituire una pensione anticipata chiamata “Quota 100”. La durata di questa sperimentazione è triennale: da gennaio 2019 a dicembre 2021. Ne possono usufruire i lavoratori dipendenti (privati e pubblici), gli autonomi e co.co.co., sono esclusi i Militari, i Vigili del Fuoco, la Polizia, la Guardia di Finanza. Il requisito richiesto è di aver compiuto 62 anni di età e di avere 38 anni di contributi. La decorrenza (finestra) avviene 3 mesi dopo il raggiungimento del diritto, per i lavoratori privati e 6 mesi per i dipendenti pubblici. Non è possibile percepire la pensione e contemporaneamente percepire dei redditi da lavoro (dipendente e autonomo) fino al momento del diritto alla pensione di vecchiaia (attualmente 67 anni). L’unica possibilità di reddito da lavoro è un’attività come lavoratore “autonomo occasionale” fino ad un reddito massimo di 5mila euro annui.
L’Osservatorio dei conti pubblici italiani (CPI), aveva stimato che a fine 2020 i pensionati da quota 100 sarebbero stati più di 300mila. Recentemente il Centri Studi Itinerari Previdenziali ha evidenziato che a fine marzo 2020 le domande di quota 100 accolte sono state 181.881. Questi neo-pensionati sono per il 75,% uomini per il 27,7% sono dipendenti pubblici. Solo il 70% l’anno scorso era in attività lavorativa, il 13% percepiva l’indennità di disoccupazione, il 10% non era occupato, il restante aveva la prosecuzione volontaria. Questo Istituto di ricerca, nello scorso mese di gennaio aveva ipotizzato per il 2020 e 2021 un numero di pensionati di quota 100 non superiore a 50mila per ogni anno. Si può supporre che a seguito dei problemi creati dal corona virus all’economia e di conseguenza al lavoro, le domande per questa pensione saranno in crescita.
Non si può negare che per questa pensione ci fosse un interesse generale molto alto, quindi viene spontaneo chiedersi perché, finora, vi è stato un accesso ridotto rispetto alle attese. Molto probabilmente perché l’importo che produce questo tipo di pensione è inferiore al desiderato. Vediamo i principali motivi: 1) circa l’80% dei richiedenti avrà una consistente percentuale di pensione calcolata con il metodo contributivo che viene applicato ai contributi versati dal 1996 in poi, per chi ha versato meno di 18 anni di contributi entro il 1995. Invece per tutti il contributivo è dal 2012. Questo calcolo è normalmente più penalizzante rispetto al calcolo retributivo per effetto che non prende in considerazione gli ultimi anni di lavoro ed inoltre applica un coefficiente di trasformazione sui contributi versati che fa riferimento all’età del richiedente la pensione. Più si è “giovani”, più il coefficiente è basso; 2) con quota 100, vista l’età, normalmente si sono versati meno anni di contribuzione (anche 5 anni di meno rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia); 3) come abbiano indicato in precedenza questa pensione impedisce la possibilità di cumulare la pensione con un reddito da lavoro sia da dipendente che da autonomo. Questi sono i principali motivi che hanno reso meno interessante la tanto pubblicizzata quota 100.

Angelo Vivenza

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