L’intervento del segretario generale Alessio Ferraris al Consiglio Generale Fnp Cuneo
Mercoledì 17 dicembre Consiglio Generale Fnp Cuneo si è riunito a Roccaforte Mondovì, presso il Ristorante del Commercio. I lavori sono iniziati con la relazione del segretario generale territoriale Matteo Galleano, in cui è stata analizzata l’attività della FNP Cuneo a un anno dal congresso di Marene, evidenziando la profonda frattura ideologica con la CGIL e la necessità di un nuovo patto sociale per il Paese. Galleano ha messo in oltre in guardia contro il rischio di irrilevanza dei sindacati agli occhi dei giovani, esortando l’organizzazione a uscire dalle sedi per presidiare con più forza le piazze e le aziende: “Per noi pensionati lo strumento più importante è la contrattazione sociale, con l’obiettivo di tutelare il potere d’acquisto e offrire servizi concreti ai nostri associati, come ad esempio il nostro progetto “Digitalmente” finalizzato ad aiutare i pensionati a impratichirsi con gli strumenti informatici. Abbiamo inoltre l’urgenza di rinnovare il gruppo dirigente attraverso la ricerca di nuovi volontari”. La relazione si è conclusa ribadendo l’impegno civile su temi globali come la pace e il sostegno a un’Europa forte e unita.
Nel suo intervento conclusivo Alessio Ferraris, Segretario Generale Fnp Cisl Piemonte, ha parlato delle gravi prospettive economiche e sociali che attendono il Paese, richiamando i pensionati ad acquisire una nuova “coscienza di classe” ed evidenziando l’urgenza di riforme strutturali e la necessità di coerenza tra i propositi politici e la loro effettiva realizzazione, un principio che dovrebbe valere per tutti i leader, dai sindaci ai presidenti del Consiglio. Ferraris ha posto inoltre l’accento sulla distinzione tra sindacato confederale e sindacato autonomo: il primo guarda al futuro, mentre il secondo si limita a presidiare le questioni del momento senza visione di prospettiva.
Forte preoccupazione è stata espressa per la concomitanza di nodi cruciali che stanno arrivando al pettine, in particolare dal 2026 in avanti: “Il debito pubblico ha superato i 3.000 miliardi, un aumento enorme rispetto ai 1700 miliardi di lire che ossessionavano il dibattito vent’anni fa, senza che ciò abbia portato a un miglioramento della sanità, della scuola o dei servizi, segnalando vistose “falle” nel sistema. A complicare il quadro, il 2026 segnerà la fine del PNRR, obbligando l’Italia a restituire oltre 200 miliardi di euro. A livello di contesto lavorativo e produttivo, mancano fisicamente persone che lavorino, con stime che indicano tra 40.000 e 80.000 persone necessarie in Piemonte. Ciò impone una riflessione sull’immigrazione che sia improntata al modello di altre nazioni europee: accogliere persone specializzate che lavorano, pagano le tasse e contribuiscono alla società, evitando l’immigrazione legata a fenomeni criminali. Un ulteriore freno alla crescita è dato dal fatto che sette aziende su dieci non innovano né reinvestono gli utili. Questo accade perché le aziende, spesso piccole o medie, non dispongono di personale capace di accedere all’innovazione, una mancanza che, data la valorizzazione del lavoratore nella dimensione di rapporto individuale che l’innovazione comporta, rende il tema della partecipazione organizzativa fondamentale. Infine, persistono gravi carenze logistiche e nella pubblica amministrazione, dove in molti uffici mancano le linee internet, costringendo i dipendenti a utilizzare attrezzature personali“.
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