Convegno sulla Salute “Invecchiare nelle comunità, curarsi in casa propria”

venerdì 16 novembre 2018 / Attualità
40 anni di salute
40 anni di salute
Nell’ambito del quarantennale del Servizio Sanitario Nazionale, la Regione Piemonte ha calendarizzato una serie di iniziative coinvolgendo i diversi soggetti interessati. Stamattina, presso la sede del Consiglio Regionale di Palazzo Lascaris a Torino, si è tenuto il Convegno “Invecchiare nelle comunità, curarsi in casa propria” organizzato con, tra gli altri, i sindacati dei pensionati Fnp-Cisl, Spi-Cgil e Uilp-Uil Piemonte.
Francescantonio Guidotti, Segretario regionale Fnp Piemonte con delega alle Politiche Sociali, ha esposto la relazione unitaria (in allegato), toccando i diversi temi inerenti alla salute degli anziani, con particolare rilievo per invecchiamento attivo e domiciliarità.In un passaggio, sottolineando come le priorità siano a tutt’oggi l’integrazione socio-sanitaria e la necessità di una Legge quadro sulla non autosufficienza, ha evidenziato: “E’ la politica a doversi fare carico di trovare soluzioni ai problemi di personale e organizzazione, ma il fattore tempo è fondamentale. Bene le proposte, ma non si può più aspettare, è ora di dare concretezza”.
Nerina Dirindin, Presidentessa Coripe Piemonte, moderatrice dell’iniziativa e Nino Boeti, Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, hanno illustrato il senso dell’iniziativa: “In Piemonte sono già diverse le esperienze che vanno verso la domiciliarità. Essere curati a casa, nella propria comunità e all’interno del proprio sistema di relazioni migliora la qualità della vita e costa meno. Superare la residenzialità con piani personalizzati è una pratica ancora poco diffusa, che va incentivata. E’ anche una questione di sostenibilità per le future generazioni.”
Nel suo intervento, l’Assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta ha evidenziato che non tutti danno il giusto valore al Sistema Sanitario Nazionale, che è nato per garantire un servizio equo e accessibile a tutti. “La discussione sulla sanità non può prescindere dalla politica, ma oggi ci troviamo davanti a una maggior consapevolezza da parte delle Regioni del ruolo che possono giocare nella governance. Altrettanto importante è la funzione rivestita dall’Università nel campo della formazione. A favorire l’allungamento dell’aspettativa di vita sono le migliorate condizioni economico-sociali. Alla sanità spetta il compito di “dare più vita” agli anni guadagnati.”
Patrizia Manassero, Presidentessa Consulta Welfare Anci Piemonte, si è soffermata sul fatto che la Legge 883 che ha segnato la nascita del SSN nazionale, è stata emanata nel 1978, così come la Legge 180, la cosiddetta Basaglia, per la chiusura dei manicomi e la  Legge 194 sull’aborto, in un contesto politico e sociale molto complesso, in cui si è saputo comunque dare una svolta in materia di salute. “L’aspetto della prevenzione e del benessere passa per le Amministrazioni locali. Nell’affrontare la cronicità il tema della residenzialità si scontra con il problema delle liste d’attesa e con la sostenibilità delle rette, mentre per la territorialità abbiamo l’esperienza delle Rsa aperte e progetti d’innovazione intrapresi con il Terzo settore. Permangono però due problemi: da un lato quello delle risorse, dall’altro la solitudine di chi non riesce ad accedere ai servizi” ha affermato.Nella Tavola rotonda moderata dalla giornalista de “La Repubblica” Sara Strippoli sono intervenuti Domenico Rossi, Presidente IV commissione consiliare Sanità, Assistenza, Servizi sociali, Politiche degli anziani, Salvatore Rao, Presidente “La Bottega del possibile”, Anna Di Mascio, portavoce Forum del Terzo Settore, Lorenzo Cestari in rappresentantanza di Spi CGIL, FNP CISL e Uil Pensionati e Augusto Ferrari, Assessore Regionale alle Politiche sociali, della famiglia e della casa. Quest’ultimo ha illustrato la proposta che la Regione Piemonte sta portando avanti per l’integrazione socio-sanitaria, sulla quale sono stati investiti 20 milioni di Euro provenienti da Fondi Europei: “Il sistema delle politiche sociali pubbliche deve diventare il perno di azioni condivise per combattere le disuguaglianze e ripensare il protagonismo di comunità. Il primo obiettivo è arrivare alla piena coincidenza territoriale degli ambiti sanitari e sociali  per creare così i “Distretti della coesione sociale” la cui governance socio-sanitaria deve essere affidata all’Assemblea dei sindaci di distretto. Nella gestione ci deve essere reciproco riconoscimento e vanno presentati piani di interventi condivisi anche con il Terzo settore e i Sindacati. Il secondo passo consiste nel mettere in campo una filiera delle professionalità delle cure per poi arrivare alla messa a sistema delle risorse socio-sanitarie x i distretti, indispensabile per il rapporto di trasparenza verso i cittadini”.
Stefania Uberti

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