Torino non è Taranto. Con la richiesta di Zes per il Piemonte abbiamo solo perso tempo. Lo diciamo da un anno: la Zona speciale economica non era e non è una strada percorribile per le regioni del Nord. Adesso atterriamo su un terreno concreto, quello dell’Area di accelerazione industriale previsto dall’Unione Europa. Siamo pronti a collaborare con le istituzioni per riempire di contenuti questa opportunità.
All’indomani dello stop del ministro Adolfo Urso all’ipotesi Zes per rilanciare il Piemonte, Luca Caretti, segretario della Cisl del Piemonte, insiste sulla necessità di una svolta per il territorio: «La crisi morde il tessuto produttivo, ora più che mai abbiamo bisogno di un piano industriale non certo di annunci fumosi» .
Caretti, in tanti nel sindacato come nell’industria e nelle istituzioni hanno chiesto una Zona speciale per l’auto in crisi. Perché oggi lei critica questa posizione? «Perché si sapeva dal giorno zero che non era applicabile. Lo dicono le norme di Bruxelles. Adesso lo ribadisce anche il Mimit. La Cisl non ha mai assecondato questo atteggiamento. Perché alla fine del percorso è evidente che ci siamo parlati addosso per un anno per poi trovarci con un pugno di mosche in mano. Non è un atteggiamento serio, soprattutto quando ci sono lavoratori e imprenditori di mezzo che hanno bisogno di risposte immediate non di chiacchiere» .
Le risposte arriveranno dall’Area di accelerazione industriale? I tempi di approvazione del pacchetto di norme sono lunghi, si parla di almeno un anno e mezzo in sede Ue. «La Regione Piemonte prima di tutto deve individuare un piano industriale credibile che possa mettere in sicurezza le imprese e i lavoratori dei comparti più fragili, come quello dell’automotive. I temi dell’energia e della burocrazia vanno affrontati da subito, non possiamo perdere altro tempo. E poi se c’è un pacchetto di norme che possa agevolare la transizione come quello sta nascendo con l’Accelerator Industrial Act a Bruxelles va accolto subito».
Torino è la città più cassaintegrata da un quinquennio. Non rischiamo di arrivare tardi con le imprese ormai a secco? «In Piemonte purtroppo fino ad oggi ci sono stati due modelli quasi antitetici di affrontare la questione industriale: c’è chi ha puntato sulle chimere della Zes e del secondo produttore cinese in arrivo e chi, a mio avviso più concretamente, ha messo avanti i temi dell’energia e dei collegamenti come quello della Tav che resta un nodo centrale per ripartire».
Dopo la Zes la Aai. Quando parte il confronto? E perché questa volta la cura dovrebbe funzionare? «Appena possibile, dopo l’estate. Non abbiamo altra scelta che puntare sull’industria, che vale ancora il 20% del Pil. Vivere di turismo è un sogno. Il valore aggiunto continua a essere generato dalle filiere manifatturiere».
Christian Benna – ( Corriere della Sera Torino)