L’intervista del segretario Generale Cisl Piemonte, Luca Caretti, rilasciata a La Stampa: “Infrastrutture centrali. Alla regione serve un progetto bipartisan per rilanciare l’industria”
«Non faccio critiche agli altri sindacati, ognuno ha le proprie sensibilità. Ma la sicurezza dei lavoratori dovrebbe essere un tema di tutti». Luca Caretti, segretario generale della Cisl Piemonte, rivendica la presenza della sigla alla manifestazione Sì Tav, unica tra le confederazioni sindacali. E rilancia: «Infrastrutture e sviluppo devono entrare in un progetto bipartisan per il Piemonte».
Perché avete scelto di esserci?
«Per noi il tema è semplice: un sindacato ha come primo compito quello di tutelare i lavoratori. E non è accettabile che ci siano persone costrette a lavorare in condizioni di insicurezza o sotto la minaccia della violenza. Abbiamo voluto dare un segnale chiaro».
Il fatto che foste gli unici tra i sindacati vi ha sorpreso?
«Non voglio criticare nessuno: ogni organizzazione ha le proprie sensibilità. Però penso che la sicurezza dovrebbe essere uno dei temi che tutti pongono. Per noi resta una questione fondamentale e su questo non si transige».
Il clima intorno alla Tav sembra meno acceso rispetto a quindici anni fa.
«Sicuramente oggi la situazione è diversa e c’è una maggiore stabilità rispetto ai primi anni. Ma proprio per questo non bisogna sottovalutare quello che sta succedendo. Gli episodi di violenza degli ultimi mesi ci preoccupano, non possiamo considerarli normali o marginali».
Temete per chi lavora nei cantieri?
«Sì, perché nei prossimi anni aumenteranno le persone impegnate nei cantieri e nei servizi collegati, oltre naturalmente alle forze dell’ordine. Tutti devono essere messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza. La scelta sulla Tav è stata compiuta democraticamente molti anni fa: si può essere contrari, ma tentare di rimetterla in discussione attraverso la violenza è inaccettabile».
La Tav è ancora così importante per il Piemonte?
«Se quindici anni fa era importante, oggi è fondamentale. Le infrastrutture sono una delle condizioni necessarie per tornare a parlare seriamente di crescita e sviluppo. Non possiamo poi stracciarci le vesti quando gli investimenti vanno altrove se prima non creiamo le condizioni perché le imprese scelgano il Piemonte».
Si riferisce al tema dell’attrazione degli investimenti?
«Le aziende guardano alle infrastrutture, ai collegamenti, all’energia, alla capacità di un territorio di essere competitivo. Non basta chiedere più lavoro: bisogna costruire le condizioni perché il lavoro arrivi e perché quello esistente resti».
La Tav va letta dentro una strategia più ampia?
«Assolutamente sì. Da tempo diciamo che al Piemonte serve un vero progetto industriale. Deve essere un progetto bipartisan, con alcune linee di fondo che restino valide indipendentemente da chi governa. Le infrastrutture devono essere uno di questi punti fermi».
Dopo tanti anni pensa davvero che l’opera possa ancora essere rimessa in discussione?
«Tre anni fa avrei risposto senza esitazioni di no. Oggi continuo a essere quasi sicuro che l’opera si farà, ma il contesto internazionale ed europeo è diventato molto più instabile. Sarebbe sbagliato pensare che nulla possa cambiare. Anche per questo era importante essere in piazza e ribadire il nostro sì».
«Gli episodi violenti degli ultimi mesi ci preoccupano. Non li consideriamo marginali»
In allegato l’intervista di Caretti a La Stampa:
In allegato l’intervista di Caretti al Corriere della Sera:
In allegato l’intervista di Caretti a Torino Cronaca: