La newco Fipa disponibile a riassorbire solo 209 lavoratori su 380 totali. Intanto l’Italdesign di Moncalieri è sempre più vicina alla indo-americana Ust Global
Prosegue il proceso di reindustrializzazione della Lear di Grugliasco, la fabbrica da anni in profonda crisi e che è stata molto vicina alla chiusura. Lo scorso mese si è però fatta avanti la Fipa (Fabbrica italiana produzione autoveicoli) una azienda italo-cinese di nuova formazione che ha presentato al Mimit, il piano industriale per il rilancio produttivo del sito alle porte di Torino. La newco ha tre soci: il concessionario milanese Fassina, l’investitore cinese (Gantou) e l’imprenditore di origini cinesi (Angelo Sun Wenyu), già presente in Italia. Secondo il nuovo progetto di reindustrializzazione, presentato per la prima volta al Mimit il 9 settembre scorso, la nuova società assemblerà nello stabilimento Lear di Grugliasco e commercializzerà per l’Europa i quadricicli elettrici Desner, già presenti sul mercato, con un investimento iniziale tra gli 80 e i 100 milioni.
Nell’incontro al MImit di alcuni gironi fa, Fipa ha fatto sapere che sta ordinando le linee di produzione per la nuova attività con cui riconvertire lo stabilimento Lear. Il nuovo piano industriale dovrebbe portare al riassorbimento di 209 lavoratori di Lear, compresi 8 impiegati. Le assunzioni partiranno nel primo trimestre 2026 per essere ultimate a fine 2027. Dall’operazione restano fuori circa 170 lavoratori. Persone per le quali i sindacati Fim, Fiom e Uilm chiedono maggiori garanzie e accompagnamenti, a cominciare da ammortizzatori sociali e dal prolungamento di quelli già in essere.
“Il Ministero ha detto di aver giudicato finora credibile il piano industriale di Fipa che poi dovrà essere presentato a Invitalia – dicono in una nota unitaria i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm -. Come sindacato tuttavia poniamo una serie di questioni per poter giungere a una intesa: un ulteriore approfondimento governativo sulla solidità del piano e degli investitori, un chiarimento sugli ammortizzatori sociali utilizzabili sia in Fipa sia in Lear, la salvaguardia della anzianità dei lavoratori a fini legali e contrattuali all’atto del passaggio da una società all’altra, l’apertura di una procedura di uscite incentivate da parte di Lear e più in generale la definizione di percorsi di tutela di tutti i 376 lavoratori coinvolti”.
Intanto a Moncalieri, sempre nella prima cintura torinese, c’è stato un vertice importante per il futuro di un’altra azienda simbolo dell’automotive torinese: la Italdesign, fondata da Giorgetto Giugiario e passata di mano nel 2013 al gruppo Audi Volkswagen. Qualche mese fa, l’attuale proprietà ha annunciato la volontà di vendere lo stabilimento dove lavorano circa 1300 dipendenti.
Al vertice di Moncalieri hanno preso parte i manager di Italdesign, quelli di Ust Global – la multinazionale americana a capitale indiano, specializzata nello sviluppo di servizi informatici per diversi settori, compreso l’automotive – i sindacati italiani Fim e Fiom e i tedeschi di Ig Metal. La multinazionale indo-amaericana ha già presentato un’offerta per rilevare una quota dell’attuale società. Il passaggio di proprietà dovrebbe avvenire il prossimo anno, nel 2026, ma i sindacati restano prudenti perché vogliono mantenere gli attuali livelli di occupazione e preservare le competenze aziendali che sono un’eccellenza nel campo dell’automotive. “Probabilmente entro l’ultima parte del 2025 si potranno avere informazioni più precise – commenta Igor Albera, segretario territoriale della Fim Cisl -. Ad oggi si stanno costruendo buone e approfondite relazioni. Emerge interesse sulle competenze di Italdesign sul settore automotive: questo è positivo. Siamo in attesa degli sviluppi. Restano come sempre prioritari tutela dell’occupazione e il mantenimento del valore aziendale sul territorio. Una società di valore come Italdesign deve avere un futuro solido”.
Rocco Zagaria

