Il segretario Cisl Piemonte Caretti parla del “Patto Sociale per il Piemonte” sui principali quotidiani della regione

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Il segretario Cisl Piemonte Caretti parla del “Patto Sociale per il Piemonte” sui principali quotidiani della regione

Il segretario generale Cisl Piemonte, Luca Caretti, parla a Il Sole 24 Ore, la Repubblica, Il Corriere Torino e altre testate on line della regione del “Patto sociale per rilanciare il Piemonte”

Una regione in transizione, così l’Europa definisce il Piemonte. E come se non bastasse, c’è il dato sulle esportazioni, che per il secondo anno di fila ha visto la regione scendere dalla quarta alla quinta posizione nella classifica delle principali aree esportatrici del Nord Italia. «Questo territorio ha forti criticità ma anche alcuni spunti che rimandano a scenari positivi, serve mettersi tutti attorno ad un tavolo per individuare una ricetta che permetta al Piemonte di tornare a parlare di crescita e di sviluppo» è l’appello del segretario della Cisl Piemonte, Luca Caretti.

L’industria dell’auto soffre da anni e questo ha condizionato i principali indicatori economici, «ma il Piemonte ha in mano gli ingredienti giusti per preparare un buon piatto, serve però combinarli insieme nel modo giusto» è la premessa di Caretti. L’appello è rivolto anzitutto alla Regione Piemonte, affinché faccia uno sforzo per avviare un percorso condiviso di analisi e di azione programmatica. «Ad oggi non c’è un luogo condiviso dove parlare e sviluppare strategie comuni – sottolinea Caretti – è arrivato il tempo per andare in questa direzione». La questione, ragiona il segretario regionale della Cisl, è duplice. Da un lato «correggere la prospettiva del Piemonte verso la crescita», dall’altro definire «quali elementi mettere in campo per rendere il territorio davvero attrattivo». Il punto chiave della proposta di Caretti sta nell’idea di puntare sul terziario avanzato, a valore aggiunto, come volano di sviluppo per il territorio.

Infrastrutture ed energia in primis, senza dimenticare le potenzialità del piano socio-sanitario e strumenti come gli ammortizzatori sociali e la formazione, per creare percorsi condivisi. «L’idea è di mettere in pista un Patto tra istituzioni, imprese e sindacati» insiste Caretti. In questo contesto, aggiunge, «possono essere fondamentali strumenti per attrarre investimenti, come le Zone logistiche semplificate, che possono dare vantaggi significativi dal punto di vista del credito d’imposta e dei tempi autorizzativi accelerati. A patto però che in questo contesto rientri l’intera provincia di Torino».

Un precedente, che Caretti cita, è il Patto per lo sviluppo fatto in Piemonte nel 2009. «All’epoca si sono definiti una serie di impegni che prendevano le imprese e i sindacati, oltre che impegni che si chiedevano alla politica, con una amministrazione locale di Centrodestra e un Governo di sinistra». Nel contesto attuale, nel quale alcuni indicatori della regione – si guardi al Pil pro capite oppure all’andamento dell’export – rivelano da tempo una difficoltà rispetto alle altre regioni del Nord Italia, si radica la consapevolezza della necessità di strumenti straordinari per sostenere i player economici e sociali. Lo dimostra il dibattito sul riconoscimento di Torino e del Piemonte come Zes, Zona economica speciale, ipotesi che lascia però tiepidi gli industriali e sulla quale la Regione non nega una serie di difficoltà normative. «Credo sarebbe più utile uno strumento come le Zls rispetto alla Zes e credo la Regione debba tenerne conto per sostenere le ricadute economiche derivanti dal processo di infrastrutturazione in corso per il Piemonte».

Stesso discorso andrebbe fatto per l’area del Sempione, suggerisce Caretti, e per il terzo valico nell’Alessandrino. In Piemonte «dobbiamo difendere l’automotive e l’acciaio- ribadisce il segretario Caretti – ma serve qualcosa in più della Fiat 500 ibrida per garantire un minimo di prospettiva, serve tornare a produrre occupazione stabile, ma al di là di questi due settori, bisogna individuare ambiti in grado di garantire uno sviluppo futuro. L’aerospazio è tra questi, d’accordo, ma serve chiarezza su ricadute reali e impatto. Stesso discorso per l’agroalimentare o per il dossier microchip, che sconta un silenzio che per me resta inspiegabile su eventuali player interessati ad investire in Italia. Non possiamo aspettare che si prendano le decisioni, le partire vanno giocate prima». (Il Sole 24 Ore Nordovest)

Filomena Greco

 

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