Sciopero per l’intera giornata per il rinnovo del contratto
Il settore delle telecomunicazioni piemontese ha incrociato le braccia per l’intera giornata, lunedì 31 marzo, nell’ambito della mobilitazione nazionale indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil per il rinnovo del contratto nazionale di settore scaduto da due anni. Sono due i presidi organizzati dalle organizzazioni sindacali nel giorno dello sciopero in regione: il primo, a Torino, davanti all’Unione Industriali di via Fanti, e il secondo, a Ivrea, davanti a Confindustria Canavese.
Nei giorni precedenti la mobilitazione si sono svolte le assemblee nei vari posti di lavoro della regione nelle quali sono emerse con chiarezza le difficoltà di questi lavoratori che hanno subito l’erosione del potere di acquisto dei loro salari determinato dall’aumento dell’inflazione di questi anni. Da qui la volontà di mobilitarsi per ottenere un rinnovo contrattuale che consegni un nuovo quadro normativo ma soprattutto un giusto aumento salariale.
Sono circa seimila gli addetti del settore telecomunicazioni in Piemonte, di cui 2 mila solo, a Ivrea, nel Canavese, con stipendi medi di 1750/1800 lordi (1300-1350 euro) per un dipendente full time che lavora 40 ore settimanali.
“Il Contratto nazionale del settore Telecomunicazioni – ha spiegato la segretaria regionale della Fistel Cisl, Anna De Bella – è scaduto da 2 anni, ma il settore è in sofferenza da almeno 10 anni. I mancati piani industriali e il silenzio dei vari governi, non possono esser scaricati sui lavoratori che stanno subendo una riduzione dei salari a seguito dell’elevata inflazione di questi ultimi anni. Asstel ha bloccato la trattativa sulla parte economica, respingendo la richiesta sindacale di 260 euro lordi”.
Il confronto sul rinnovo del Ccnl delle Telecomunicazioni è in una fase di stallo da dicembre 2024. Mentre c’è una sostaziale intesa sulla parte normativa della piattaforma sindacale, non c’è invece accordo sulla parte economica. L’atteggiamento di alcune aziende, ed in particolare di alcune Telco, ha determinato una incomprensibile fase di stallo. Lo sciopero delle Telecomunicazioni si è svolto nello stesso giorno in cui Poste Italiane diventava ufficialmente il principale azionista di Tim, principale gruppo telefonico italiano, con l’acquisizione del 24,81% delle quote totali della società. “Se da un lato – dicono unitariamente Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil – il confronto in ambito governativo sui temi industriali e regolatori del settore prosegue con lentezza e senza evidenti interventi concreti, dall’altro la miopia del management delle aziende e la totale assenza di prospettive industriali hanno comportato una riduzione importante dei ricavi a causa di una concorrenza eccessiva, incentrata esclusivamente sulla riduzione delle tariffe che ha avuto come unico epilogo una forte riduzione dei necessari investimenti”.
Rocco Zagaria