Il Piemonte tra crisi e rilancio: la fotografia del Bilancio Inps

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Il Piemonte tra crisi e rilancio: la fotografia del Bilancio Inps

Il Bilancio sociale dell’Inps fotografa una regione con luci e ombre e una crisi industriale pesante che ne condiziona lo sviluppo futuro.
Il mercato del lavoro piemontese nel 2024 presenta un quadro complesso ma con segnali incoraggianti. Il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo, con 464.010 nuove assunzioni contro 441.810 cessazioni. Tuttavia, sono diminuiti rispetto all’anno precedente sia i contratti a tempo indeterminato – passando da 91.247 a 81.627 – sia quelli a tempo determinato, scesi da 131.894 a 126.582. Il tasso di occupazione cresce, passando dal 67,1% al 69%, mentre il tasso di disoccupazione diminuisce dal 6,2% al 5,4%.

Sono alcuni dei dati contenuti nel Bilancio sociale dell’Inps Piemonte presentato al Circolo dei Lettori di Torino dai vertici regionali e nazionali dell’Istituto, alla presenza dei rappresentanti delle parti sociali, delle istituzioni locali, di studiosi ed economisti come Chiara Saraceno ed Elsa Fornero.
Per il direttore regionale dell’Inps Vincenzo Ciriaco che ha illustrato i dati dell’ente: “Nonostante la complessa contingenza economica che interessa il paese e l’Europa, dai nostri dati emerge una tenuta complessiva del sistema regionale. Le assunzioni sono in aumento, ma crescono anche le prestazioni di disoccupazione per cessazione del lavoro (da 184 mila a 190 mila) e le ore di cassa integrazione (passate da 7 milioni del 2023 a più di 12 milioni del 2024), a testimonianza delle difficoltà di alcune imprese. I beneficiari di ammortizzatori sociali aumentano sensibilmente: da 53.738 nel 2023 a 82.263 nel 2024. Da rimarcare la proficua collaborazione con gli enti di patronato e i consulenti del lavoro della regione che sta dando buoni risultati nel fornire risposte concrete ai cittadini”.

Dai dati emerge che la retribuzione dei lavoratori piemontesi è pari a 112,1 euro medi giornalieri per i maschi, superiore alla media nazionale (pari a 107,5 euro) e 82,1 per le donne, superiore a quella nazionale che è di 79,8 euro. I pensionati piemontesi sono 1.313.778, di cui 605.702 maschi e 708.076 donne. I titolari di assegno sociale sono 36.055 e i titolari di assegno di accompagnamento e pensione invalidità civile sono 155.288. Nel 2024 in Piemonte sono state liquidate 65.133 pensioni previdenziali, in aumento con il dato del 2023, ma in calo rispetto ai valori degli anni precedenti. Si registra inoltre un miglioramento dei tempi di attesa per l’erogazione di pensioni, disoccupazioni e cassa integrazioni, mentre il tasto dolente restano le visite di invalidità civile, i cui tempi di attesa arrivano a 152 giorni, dato peggiorativo rispetto alla media nazionale (125 giorni).

“Dal Rapporto Inps – osserva Cristina Maccari della segreteria della Cisl piemontese, intervenuta a nome di Cgil Cisl Uil Piemonte – emergono luci e ombre: aumentano le assunzioni, ma si entra nel mercato del lavoro in modo precario e le retribuzioni sono basse soprattutto per le donne. L’incremento della cassa integrazione è molto forte ed è legato alla crisi dell’industria. I numeri raccontano quanto il nostro territorio sia ancora profondamente legato all’industria e alla manifattura. È importante che i lavoratori rimangano agganciati al posto di lavoro tramite la cassa, ma bisogna anche attuare politiche attive”.
Preoccupano anche i dati sulla demografia. Il Piemonte registra un calo della popolazione residente, con un saldo demografico negativo di 13.655 persone. Questo dato è il risultato di un saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, che arriva a -28.061, solo in parte assorbito dal saldo migratorio positivo di +14.406. È importante sottolineare che l’incidenza degli immigrati provenienti da altri Paesi è superiore rispetto alla media nazionale. Inoltre, il Piemonte conferma un trend positivo nella migrazione interna: sono infatti più numerosi coloro che si trasferiscono nella regione da altre parti d’Italia rispetto a chi lascia il Piemonte per altre destinazioni.
Secondo l’economista torinese, Elsa Fornero “Il Piemonte è segnato da una mancanza di dinamismo, che deve far riflettere imprese e sindacati. L’unica eccezione è la provincia di Cuneo, mentre il resto arranca. Tant’è che al posto del vecchio triangolo industriale, che includeva il nordovest, ora c’è una zeta che tocca Lombardia e Veneto, allungandosi fino all’Emilia Romagna e alla Toscana. Come uscire dallo stallo? Con gli investimenti, anche e soprattutto nell’istruzione: Torino sta diventando una città universitaria con molti dipartimenti di eccellenza: la spinta all’innovazione deve partire da qui”. (Da Conquiste del Lavoro del 17 ottobre 2025).

Rocco Zagaria

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