Edilizia sociale: Sunia, Sicet e Uniat, ‘contrari’ a nuova legge regionale

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case popolari Edilizia sociale: Sunia, Sicet e Uniat, ‘contrari’ a nuova legge regionale

Sindacati inquilini Piemonte: “L’edilizia pubblica in Piemonte è largamente insufficiente, le domande di casa popolare sono gravemente insoddisfatte in tutti i Comuni della Regione”

“Come ormai tutti sanno l’edilizia pubblica in Piemonte è largamente insufficiente, le domande di casa popolare sono gravemente insoddisfatte in tutti i Comuni della Regione”. Lo spiegano in una nota i sindacati degli inquilini, Sunia, Sicet, Uniat con i loro segretari, Davide Masera, Simone Pensato e Domenico Paoli dopo il confronto in commissione del Consiglio regionale sul disegno di legge per la valorizzazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. I sindacati hanno espresso “contrarietà” al disegno di legge per diversi motivi. “Siamo consapevoli che tantissimi alloggi popolari non sono assegnabili a causa delle necessarie pesanti ristrutturazioni, oltre 5.000 – evidenziano -. Da tempo chiediamo sia a livello nazionale e sia regionale che si stanzino risorse certe e continuative per recuperare questo patrimonio pubblico e di aumentarne gradualmente la dotazione. Inoltre deve essere eliminata la possibilità di vendere gli alloggi pubblici”.
Per i sindacati “proporre, come fa il disegno di legge, di utilizzare per almeno 10 anni, prorogabili, una quota del 20% incrementabile, degli alloggi fermi per esigenze manutentive significa sottrarre ulteriori alloggi destinati ai cittadini – continuano – che hanno fatto domanda di casa popolare, per destinarli ad altri soggetti, non ben definiti, che dovrebbero risanare a loro spese gli alloggi per destinarli non si sa a
chi, con quali criteri e con quali canoni”. Infine “si prevede anche che possano essere utilizzati alloggi pronti per l’assegnazione. E’ una scelta grave e sbagliata perché riduce ulteriormente la possibilità dei cittadini che sono in attesa di una casa popolare di averla”, concludono i sindacati secondo cui questa “non è la strada da seguire”. (ANSA).

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