II leader regionali di Cgil Cisl Uil a confronto a La Stampa sul futuro del territorio Posizioni comuni sui temi legati alla salute e affanno del tessuto economico. Ecco le parole del segretario generale Cisl Piemonte, Luca Caretti:
• Sgombero di Askatasuna: come valutate l’operazione? E’ un problema di ordine pubblico?
“È giusto che una città come Torino si ponga il tema di garantire spazi sociali e di socialità. Questo, però, deve avvenire nel rispetto delle regole, della trasparenza e della convivenza civile. In questo senso, lo sforzo del sindaco Lo Russo va riconosciuto come un tentativo serio di regolamentare quella presenza all’interno della città. Allo stesso tempo, è indispensabile tracciare delle linee rosse che non possono essere superate. Episodi recenti, come quanto accaduto alle Ogr durante l’Italian Tech Week, o la sassaiola contro i dipendenti di Leonardo, devono far riflettere: sì agli spazi di socialità, ma no a situazioni che rischiano di creare ulteriori problemi.”
• Il Piemonte è terra di acquisizioni da parte di investitori stranieri: saccheggio o opportunità?
“Negli anni passati abbiamo affrontato questi temi in emergenza, ma oggi serve un ragionamento più strutturato. Alcuni attori storici dell’industria torinese hanno perso rilevanza rispetto al passato, e lo sviluppo industriale e strategico della città è diventato meno centrale. Serve quindi un luogo in Regione che faccia sintesi e coordini le opportunità per il futuro di Torino e del Piemonte, senza dover apprendere tutto giorno per giorno dai giornali. La Regione dovrebbe costruire una strategia chiara, che includa settori di prospettiva come i microchip, l’aerospazio, collegato anche ai progetti di difesa europea, traducendo le dichiarazioni in risultati concreti: ordinativi, occupazione, formazione e opportunità per i lavoratori delle filiere tradizionali in difficoltà. Serve più coraggio nel trasformare le parole in azioni tangibili per chi rischia l’esclusione dal mercato del lavoro.”
“La 500 ibrida è stata una boccata d’ossigeno. Ora servono però segnali concreti: la trasformazione dei 400 contratti a tempo determinato e l’introduzione di un altro modello. Questi indicatori ci diranno se c’è reale volontà di continuare a investire o se si tratta solo di un bluff.”
• Trasporti in Piemonte: qual è il giudizio sulla gestione del Tpl?
“Senza una rete locale efficiente rischiamo di perdere flussi di merci e lavoratori verso altre regioni. Il trasporto pubblico locale è già in sofferenza e, nei prossimi anni, ci sarà un forte ricambio generazionale. Per questo serve rendere il lavoro più attrattivo, sicuro e ben retribuito, con protocolli di sicurezza condivisi tra istituzioni e sindacati. Il trasporto pubblico ha una funzione sociale e ambientale e non può essere considerato solo come un’attività di bilancio. Investire oggi significa evitare che a pagare siano le categorie più vulnerabili e garantire sviluppo e crescita al Piemonte.”
• Piano socio‑sanitario: qual è il vostro giudizio sull’operato della Regione
“La sanità è centrale nel welfare e nell’attrazione di imprese e lavoratori, perché un sistema di welfare efficace garantisce salari, pensioni e servizi migliori. Lo sviluppo del welfare dipende dalla crescita economica: senza crescita, le risorse scarseggiano e i servizi rischiano di regredire. In Piemonte mancava da anni un piano sociosanitario che integrasse salute e servizi sociali. Oggi c’è finalmente una programmazione regionale. Fondamentale sarà aprire un confronto reale con le parti sociali e con il territorio per tradurre queste linee guida in azioni concrete, come le case di comunità, e non limitarsi a principi teorici.”
• Quali sono gli altri nodie della sanità piemontese, a partire dal tema delle liste d’attesa?
“Il sistema sanitario e il trattamento economico del personale sono temi centrali: la mancanza di personale si affronta anche migliorando le condizioni retributive. È indecente che ci siano lavoratori che applicano contratti della sanità privata fermi da 9-13 anni. Questo problema va affrontato in un patto serio, perché non si può rilanciare un sistema trascurando chi ci lavora. Altro tema: l’anno scorso la Regione ha aumentato l’Irpef, colpendo soprattutto il ceto medio. Su questo serve un confronto chiaro: se si alzano le tasse, bisogna sapere dove vanno a finire le risorse. Per questo è fondamentale avere un luogo di regia condiviso, altrimenti ognuno racconta la propria versione.”
• Come vedete il futuro de La Stampa dopo la decisione di vendere il gruppo GEDI?
“Serve mantenere prestigio, professionalità e soprattutto autonomia. Per farlo, c’è bisogno di una proprietà capace di avere una visione chiara, che rispetti la storia del giornale e garantisca l’autonomia editoriale.”

