Chiude lo storico stabilimento della Miroglio Tessile di Govone (Alba)

martedì 14 luglio 2020 / Focus
mirogliotextile.com_
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Con la messa in liquidazione della fabbrica, che occupa 151 lavoratori, finisce un’epoca.

La storica stamperia di Govone della Miroglio Textile chiude dopo quarant’anni di attività, lasciando al loro destino 151 dipendenti. Ad annunciare la messa in liquidazione dello stabilimento di Govone, nell’Albese, è stata la stessa proprietà, dopo la decisione dell’assemblea dei soci di non ricapitalizzare la società. Non è stato un fulmine a ciel sereno, perché lo stabilimento, a parte qualche breve parentesi, versava in difficoltà da almeno un decennio, ma nessuno immaginava che sarebbe finita con la messa in liquidazione e la chiusura del sito. La fabbrica di Govone, una delle più grandi stamperie in Europa, nata nel 1980, con 64mila metri quadrati di superficie, ha rappresentato per molti anni l’asse portante di un’avventura imprenditoriale iniziata nel 1947, nel centro di Alba, da Giuseppe Miroglio e poi proseguita dai fratelli Franco e Carlo.

Negli ultimi sei anni alla guida dell’azienda si sono avvicendati quattro amministratori delegati, segno evidente di una crisi inarrestabile del settore tessile che ha visto una continua riduzione di volumi e forti perdite nonostante i continui investimenti. “La decisione – ha spiegato l’azienda in una nota – è stata presa dopo un’attenta valutazione della situazione economico finanziaria e delle prospettive di mercato di medio periodo. Il profondo cambiamento che ha investito il mercato del tessile italiano e la struttura complessiva dello stabilimento di Govone, votato a grandi volumi di produzione, hanno determinato costi fissi non assorbibili, che hanno generato uno squilibrio finanziario non risanabile”. Tutti i dipendenti – ad eccezione di una quindicina, che sono stati distaccati nel polo logistico del Gruppo Miroglio di Pollenzo e attualmente impegnati nella produzione di mascherine chirurgiche – sono stati collocati in cassa integrazione per Covid-19 fino al 26 luglio, in attesa della cassa integrazione per cessazione di attività. Nonostante gli investimenti in tecnologie e diverse riorganizzazioni, la produzione è passata dai 24 milioni di metri di tessuto del 2011 ai 7, 8 del 2019, con una perdita di fatturato di circa 50 milioni di euro. Anche il numero dei dipendenti si è ridotto drasticamente negli ultimi 15 anni: si è scesi dai 398 del 2006 agli attuali 151.

“Abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà – ha affermato Angelo Vero della Femca Cisl Cuneo – alla chiusura dello stabilimento anche perché è molto difficile ricollocare fuori e dentro l’azienda lavoratori con una età media di 52 anni. Il nostro primo obiettivo è quello di salvare l’occupazione in tutti i modi possibili. Mercoledì 15 luglio, a partire dalle 9, i lavoratori si riuniranno in presidio sotto il Comune di Alba e una delegazione sarà ricevuta dal sindaco della città, Carlo Bo. Per lo stesso giorno è stato proclamato lo sciopero di tutti i dipendenti del Gruppo Miroglio che ad Alba ammontano a circa un migliaio”. Per il segretario generale della Cisl Cuneo, Enrico Solavagione: “La messa in liquidazione dell’azienda è un segnale inequivocabile di disimpegno della famiglia Miroglio. Bisogna trovare strade alternative al licenziamento di questi lavoratori molti dei quali sono presenti in azienda da oltre trent’anni, contribuendo in modo sostanziale al suo sviluppo”. Intanto le segreterie territoriali dei tessili di Cgil, Cisl, Uil, che incontreranno nuovamente l’azienda giovedì 16 luglio, hanno chiesto un tavolo di confronto anche al presidente della Regione Alberto Cirio. L’incontro potrebbe avvenire proprio ad Alba, sede del Gruppo Miroglio e città natale del governatore piemontese.

Rocco Zagaria

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