Al termine di nove settimane di cassa integrazione, la Falegnameria Giraudo Giovanni impedisce l’ingresso in azienda ai lavoratori

martedì 19 maggio 2020 / Attualità
I dipendenti della Falegnameria Giraudo Giovanni Davanti all'azienda
I dipendenti della Falegnameria Giraudo Giovanni davanti all'azienda

Il primo giorno di lavoro, dopo nove settimane di cassa integrazione si è trasformato in una situazione farsesca per i quattro operai ed i due impiegati) della Falegnameria Giraudo Giovanni di Borgo San Dalmazzo  che hanno trovato i battenti dell’azienda chiusi senza avere una risposta plausibile da parte dei titolari.

“L’azienda era chiusa senza motivo e ad una nostra telefonata i titolari, che erano all’interno, ci hanno risposto di andare a casa e di rivolgerci al nostro sindacato ” afferma Romina Rittano, impiegata da diversi anni.

In seguito alle risposte ricevute, i dipendenti hanno chiamato il segretario della Filca Cisl Vincenzo Battaglia e su suo consiglio i carabinieri. Le forze dell’ordine hanno chiesto delucidazioni ai proprietari dell’impresa

“E’ perlomeno incomprensibile il comportamento dell’impresa che pare celarsi dietro al problema relativo all’emergenza coronavirus  per giustificare tale atteggiamento  – afferma il segretario generale della Filca Cisl di Cuneo, Vincenzo Battaglia – come sarebbe indecente, qualora fosse vero, proporre ai dipendenti altre forme di rapporto di lavoro per mantenere la propria occupazione, tanto da imporre un ulteriore periodo di cassa.

Affermazioni del segretario Filca che derivano dalle testimonianze dai dipendenti relative ad un’assemblea organizzata dai titolari prima dell’inizio del periodo di cassa già effettuato dai lavoratori

“Non ci fermeremo qui – conclude Battaglia – vogliamo andare fino in fondo per comprendere le vere motivazioni dell’azienda alla base di questi provvedimenti che non hanno una giustificazione plausibile”

Il segretario Filca ha poi inviato una lettera alla Falegnameria Giraudo Giovanni nella quale ha ricordato che con la conclusione della  cassa integrazione relativa all’emergenza coronavirus, i dipendenti erano a disposizione dell’azienda per il proseguo delle attività lavorative.

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