11 giugno 2017 a Cellarengo (Asti) si celebra “la signora dei vivai”

mercoledì 31 maggio 2017
11 giugno 2017 Cellarengo signora dei vivai
Cellarengo signora dei vivai

da LA STAMPA

Così ho fatto scoprire il bello e l’utile di oltre 600 piante rare”

La “signora dei vivai” celebrata nell’Astigiano: nasce una rassegna intitolata al suo giardino

MANUELA MACARIO CELLARENGO (ASTI)

Lei non vive più nel suo piccolo Comune dell’alto Monferrato. Qui, dove arrivavano autobus carichi di visitatori che, fino alla fine degli Anni 90, gli stessi abitanti del paese guardavano con sospetto. Quelle comitive andavano a vedere un grande giardino e un vivaio delle meraviglie, dov’erano messe a dimora oltre 600 specie di piante officinali, aromatiche, medicinali ed essenziere. «Delle piante aromatiche si diceva che non interessavano più di tanto e lo stesso quelle ornamentali: oggi, invece, vengono coltivate in milioni di esemplari».

Laboratorio celebre

Così scriveva Maria Luisa Sotti, 89 anni il prossimo dicembre, la regina di quel laboratorio botanico divenuto famoso in Europa. In una delle sue lettere, che custodisce la figlia Maria Cristina Odiard, descrive il suo eden, che aveva chiamato «Cellarinia», da Cellarengo, il paese immerso nel verde del Pianalto astigiano. Nel 1982 acquistò una casa proprio qui e fino alla fine degli Anni 90 mise a dimora le sue aromatiche inconsuete e le sue collezioni di esemplari unici e sconosciuti, come la salvia indiana, l’aquilegia e le piante a foglia grigia. Fu il primo giardino botanico del genere in Italia «e per di più diretto da una donna: fece rumore!».

Maria Luisa Sotti non arrivava digiuna dal mestiere, anche se l’approccio alla terra fu da autodidatta. Negli anni, «con testardaggine», ha studiato e approfondito e trascorso oltre 11 anni nel giardino di acclimatazione Rea, a San Bernardino di Trana, nel Torinese: «Prima era solo un vivaio di erbacce perenni con circa 4 mila specie – ricorda – e poi, invece, si è trasformato in un piccolo istituto di ricerca sulla flora spontanea del luogo». La Sotti fece realizzare oltre 5 mila esemplari di erbario. Dopo un lavoro in Val Ferret, in Valle d’Aosta, viaggiò per giardini, vivai, orti botanici in Italia, Francia, Svizzera, Inghilterra, Scozia e arrivò fino a Mosca e San Pietroburgo, ospite di un congresso botanico internazionale, per terminare con una lezione all’università di Tblisi in Georgia.

Instaurò scambi intensi con oltre 250 orti botanici di tutto il mondo e, oltre a tenere rubriche sui media, partecipare a programmi tv e mostre e a tenere lezioni in tutta Italia, scrisse anche diversi manuali che ancora oggi sono i testi di riferimento per le nuove generazioni di vivaisti, come il primo dizionario di botanica orticola inglese-italiano, scritto alla fine degli Anni 80.

Punto di riferimento

Era molto corteggiata, non solo perché era una donna avvenente e carismatica, ma perché era il punto di riferimento della cultura botanica italiana. Nel 2001 decise di ritirarsi a vita privata. Lasciò la casa di Cellarengo e chiuse il suo vivaio. E da alcuni anni vive a Giaveno, vicino alla figlia, ma lontana dai suoi ricordi. Per un giorno, però, un solo giorno, tornerà di nuovo nella sua Cellarengo. Accadrà l’11 giugno, perché il sindaco, Adriana Buco, e un piccolo gruppo di abitanti hanno deciso di dedicarle la prima edizione di una rassegna che porta il nome del suo vivaio.

Omaggio alla protagonista

Insieme con lei, e solo perché ci sarà lei, torneranno qui alcuni di quei visitatori che prendevano gli autobus per visitare il suo giardino, assieme agli storici vivaisti italiani con cui collaborò. Un omaggio alla protagonista del mondo delle erbe aromatiche e alla grande studiosa dei giardini che ha saputo dare molto alla cultura botanica del nostro Paese e alla sua diffusione.